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M5S? I cani da guardia del Sistema. Della “banalità del male” politico. Omaggio arendtiano a Gianluigi Paragone

di Rina Brundu.

Negli ultimi due anni tutti quanti noi abbiamo imparato molte lezioni. Io per prima. Consequentia-rerum è stato il fatto che in queste settimane di grandi cambiamenti per il sito, avrò cancellato circa 2000 pezzi “politici”. Eppure, ancora meraviglio della mia naiveté, ancora meraviglio di come abbia potuto cascarci! Di come sia potuta finire, mani e piedi, nel più grande bluff politico che si sia mai testimoniato. Non solo in Italia. Tuttavia, sarebbe disonesto scrivere che negli anni scorsi, mentre pubblicavo post su post per sostenere le “battaglie” (sic!) del guru digitale abitante la villa di Bibbona, io non abbia riflettuto. Certo, che l’ho fatto! E mai ho scordato gli insegnamenti di Machiavelli. Mi imbrogliavo, però, raccontandomi che vista la situazione italiana occorreva dare fiducia. Come no! Come no nel paese di “una mano lava l’altra e in due si rubano l’asciugamano!”.

Il vero problema – lo comprendo solo oggi – è che, benché avessi riflettuto, io non avevo riflettuto abbastanza. Avendo bastonato in altra occasione la filosofia spicciola di Hannah Arendt, la quale “giustificava” i misfatti del criminale nazionalsocialista Adolf Eichmann introducendo il trendyssimo concetto di “banalità del male”, non sarebbe azzardato scrivere che ad essermi macchiata di un tal peccato “banale”, seppure in campo politico-tout-court, sono stata proprio io. Di fatto, checché ne pensasse la giornalista Arendt (dopo avere studiato il suo saggio, ho grosse difficoltà a chiamarla filosofa), la scusante dell’incapacità di pensare non può essere certamente applicata ad Eichmann, i cui crimini erano davvero troppo seri per essere scusati, ma tale giustificazione potrebbe essere senz’altro applicata al mio modestissimo caso.

Potrebbe. Se non fosse che non amo prendermi per i fondelli e quindi di tale “scusante” ne faccio volentieri a meno. Di contro, mi chiedo, di nuovo, per la milionesima volta: come ho fatto a non mettere in conto che non basta la “passione” per fare un buon politico? Come ho fatto a non mettere in conto che questi giovinastri sono nati nell’era più edonistica che il mondo abbia mai conosciuto?

Come ho potuto dimenticare che nell’Italia degli ultimi 70 anni il “fare politica” è stato senz’altro il primo trucco spendibile per evitare di lavorare e trascorrere una vita intera alle spalle del contribuente? Come ho fatto a non considerare che l’Italia moderna non è l’Atene di Pericle? Come ho fatto a non pensare che questi ragazzi, provenienti sovente dalle zone più povere della penisola, avrebbero venduto anche la dentiera della nonna pur di sedere in Parlamento? Come ho potuto non considerare che tale dentiera gliel’avrebbero strappata a forza dalla bocca se necessario, mentre ancora in vita?

Mi ripeto: forse non mi sono voluta fermare a pensare, considerare, riflettere ulteriormente, perché sapevo che, da destra a sinistra, nella nostra nazione c’era poco da scegliere. Non era comunque una buona giustificazione, perché il rischio era quello di cadere dalla padella nella brace, proprio come è poi avvenuto. Infatti, come avrebbe giustamente osservato Gianluigi Paragone in questi giorni, tempo pochi anni e i grillini sono diventati “i cani da guardia del sistema”. Giustissimo, machiavelliano, logico, indiscutibile! Nessuno anelerà mai a quegli scranni, a quelle cadreghe più di loro: mai! Nessuno li amerà mai altrettanto! Non è neppure azzardato scrivere che per far smuovere i grillini dalla poltrona a fine legislatura occorrerà chiamare i vigili del fuoco… tutto può essere.

In altri tempi avrei detto a Gianluigi Paragone: visto che sei stato eletto con loro, dimettiti, lotta da fuori. Oggi, mi rendo conto che fare così sarebbe solo dare un altro vantaggio a questi signori che l’etica non sanno neppure dove stia di casa. Inoltre, chi tradisce il mandato popolare perde d’incanto ogni diritto, di qualsiasi tipo, gli resta solo il diritto al disprezzo. E in virtù di questo fortissimo disprezzo che avverto abitare la mia anima nel suo profondo fondo – un sentimento che non smetterà di essere fino a quando l’ultimo di questi personaggi non libererà il nostro Parlamento, le nostre istituzioni – aggiungo: resti lì, Paragone, e alla prima occasione, quando sarà, si allei con chiunque, anche col diavolo se fosse necessario, ma li mandi a casa. Ci restituisca un po’ della dignità perduta con il nostro perpetrare un male tutto sommato davvero… banale.