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Dell’onestà d’intelletto. Sul perché, mala-politica per mala-politica – tra Renzi e Conte non si può che scegliere Renzi

di Rina Brundu.

Come sanno bene coloro che frequentano questo sito da anni, in quest’angolo virtuale di mondo al renzismo non è mai stato fatto alcuno sconto. Personalmente, il renzismo cominciai a criticarlo pochi mesi dopo il suo “insediamento”, nell’estate del 2014, ovvero nel momento in cui era già ben chiara la tipologia di Premier edonista, berlusconico nell’essenza, che sarebbe stato Matteo Renzi. Con la pubblicazione di quelle mie scritture nel libro “Diario dai giorni del golpe bianco” io testimoniai un forte attacco a questo sito culminato con la diffamazione wikipedica (un caso che per me chiuderà solo quando lo dirò io e solo quando mi sarò assicurata che quanto è accaduto a me non accada mai a nessun altro!), ecc, ecc.

Detto altrimenti, io ho criticato Matteo Renzi quando era al top del potere, poi non me ne sono quasi mai più occupata. L’inverso è occorso sui giornalucoli italiani che quando il renzismo imperava se ne stavano zitti e muti, salvo poi attaccare quando Renzi non contava più nulla. Questo discorso è vero anche per alcuni giornaletti che poi hanno fatto querele e controquerele con questo politico al solo scopo di spianare la strada ai loro politici di riferimento, and so on and so forth. Roba trita e contrita nel nostro paese.

Nelle ultime settimane il nome Renzi è comparso di nuovo, ripetutamente, sui giornali. Francamente non ho letto gli articoli (me ne guarderei bene) e dunque non so il perché di questo ritorno mediatico. Dubito però che il motivo possa essere il caso Consip, perché il fatto implicherebbe il coinvolgimento del Lotti che tuttora siede in Parlamento ed è compagno di merende dell’Esecutivo grillorenzista in carica, dunque è intoccabile. Il caso Consip, se si vuole fare una previsione ragionevolmente corretta, tenendo in conto il deprecabile status-quo della nostra democrazia, è altamente probabile che verrà lasciato cadere in prescrizione. Almeno questo è il mio parere e sarei molto, molto sorpresa se la questione andasse a finire diversamente. Ciò premesso, quello che mi ha colpito è l’implicito paragone “etico” che i suddetti giornalucoli vanno facendo tra l’ex Premier Renzi e l’attuale Premier double-face Conte.

Un paragone a mio parere assolutamente improponibile perché almeno su un punto non vi possono essere dubbi: tra i due signori – entrambi mai scelti direttamente dal popolo, entrambi rappresentanti di una modalità di fare politica da dimenticare – non si può che scegliere Renzi. Di fatto, Matteo Renzi, benché responsabile del solito golpetto bianco a cui anela ogni politico rampante italico, è stato sempre e solo il rappresentante di una parte politica, di un partito, ovvero quel PD che ha sostenuto il suo leader all along per tutto il tempo in cui è stato al potere. Lo ha sostenuto convintamente. Il PD – insieme ai suoi media di riferimento (cioè tutti) – è stato il responsabile primo dell’ascesa di Matteo Renzi, il suo compagno di avventure, il suo principale sponsor, nonchè un amante molto molto ritroso, tremebondo nel momento dell’abbandono. E perché Renzi è stato infine abbandonato? Semplice. Perché non poteva più garantire le poltrone sulle quali siedono – indegnamente, in questo stesso momento – tanti esponenti di quello stesso partito sonoramente trombato dagli italiani il 4 marzo 2018.

Insomma, Matteo Renzi è stato null’altro che la versione analogica del cattivo politico, ma almeno ha mostrato la tempra che serve a dirigere un partito. A dirla tutta, i suoi colleghi li ha fatti correre in lungo e in largo per tutto il tempo, proprio come un vero leader. E Giuseppe Conte? Giuseppe Conte è invece, e senza dubbio alcuno, uno dei primi esponenti del cattivo politico digitale. Ovvero è un signore che pur di occupare poltrona non ha esitato a passare da destra a sinistra elevando il problema etico (ovvero dell’etica assente) alla settima potenza; non ha esitato a farsi complice di un movimento politico che in nome dell’anti-politica ha tradito un mandato popolare e la sua stessa ragion d’essere; di un movimento politico che ha elevato a ministri una schiera di personaggi che la morale in politica non sanno neppure dove sta di casa e a quel sistema si è piegato; dulcis in fundo, Giuseppe Conte ha contribuito a svilire il termine democrazia così come non erano mai riusciti a fare i vari Craxi e Andreotti che, a confronto, appaiono oggi degli statisti stellari.

Già detto: tra Renzi e Conte, Renzi tutta la vita. Proprio come tutta la vita l’onestà intellettuale… almeno per me!

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