PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

La guerra per Monte Nou – Premessa

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Premessa

Nel corso dei secoli in tanti hanno provato a cancellare la storia collettiva. Uno dei primi esempi che vengono alla mente è la brutta prova data dai sacerdoti egiziani quando, subito dopo la morte del faraone Akenhaten[1], una morte occorsa in circostanze sospette, si adoperarono per eliminare ogni sua memoria pubblica e privata. Ad Akenhaten imputavano l’avere abbandonato l’antica religione per favorire l’adorazione di un solo dio, l’Aten, nonché lo spostamento della capitale da Tebe e, soprattutto, il suo avere rappresentato una grave minaccia per la potentissima casta sacerdotale che prima di lui aveva operato come meglio riteneva.

In tempi molto più vicini a noi, fu il criminale nazionalsocialista Joseph Goebbels[2], diventato deputato del Reichstag nel 1928 e ministro della Propaganda del primo governo Hitler nel 1933, ad assumere il pieno controllo dei media tedeschi con l’intento di arrogarsi anche il diritto di decidere cosa doveva essere “storia” e cosa no. Tra le sue imprese più criminose, tese a cancellare la memoria, ricordiamo per tutti l’ordine dato tra il 9 e il 10 novembre 1938, con il quale dispose la distruzione di quasi “trecento sinagoghe e migliaia di attività commerciali gestite da ebrei, in una violenta escalation di terrore che sarà ricordata come la famigerata notte dei cristalli[3]”.

Tuttavia, sbaglierebbe chi pensasse che i tentativi di mutare, o di cancellare il ricordo dei fatti occorsi, gli eventi che sono stati, avvengano nei soli consessi elevati, nei teatri di primo piano che determinano il divenire della società civile nel suo complesso. In realtà, le manovre per sopprimere la memoria, la reminiscenza dell’esperienza vissuta, sono insistenti, assidue, e più l’angolo di mondo è piccolo, minuscolo, politicamente inesistente, più facile diventa, per certi avvoltoi, rappresentarlo per ciò che non è, o per ciò che non è mai stato. Nel caso dell’antico comune di Villanova Strisaili, un villaggio ubicato nella parte centro-orientale della provincia ogliastrina, gli elementi che hanno portato alla quasi totale cancellazione della sua lunghissima storia sono diversi: il suo essere appartenuto ai territori della “Barbaria romana[4]”, la lunga guerra per i pascoli di Monte Nou[5] con Fonni, la corsa ad accaparrarsi i suoi territori da parte dei villaggi confinanti non appena tale borgo diventò frazione[6], la cattiva amministrazione moderna che ha permesso la distruzione di preziosissimi atti in seguito ad alluvioni, frane e a qualsiasi altra calamità naturale possibile e immaginabile. Dulcis in fundo, la grande miseria umana, la quale ha spesso portato personaggi di opinabile etica a eliminare le testimonianze scritte esistenti nel grottesco tentativo di far passare l’idea che ciò che è ora sia sempre stato e ciò che sarà in futuro potrà essere solo figlio di ciò che è ora. Malgrado ciò, la storia, specialmente quella millenaria, è più tenace di quanto riteniamo noi umani, e quando necessario sa vivere non solo in se stessa, ma persino iscrivendosi nella geografia dei luoghi, finanche penetrando nel loro cuore roccioso. Ciò premesso, la domanda resta pertinente: come si scrive la storia di una comunità quando la documentazione che avrebbe dovuto raccontarla è andata quasi completamente perduta? La risposta – che forniamo basandoci sugli studi portati avanti fino a questo momento – è che si scrive prendendo piena coscienza della grande responsabilità che si fa propria. Rispetto all’opera qui presentata – che è certamente unica nella sua natura, che nasce dalla datata esigenza sentita da una intera comunità di avere riscontri a molte usate domande, così come dalla necessità di osare formulare interrogazioni mai palesate prima – la storia si scrive principalmente avvicinandosi all’argomento trattato con un grande e profondo rispetto. Un grande e profondo rispetto per le vite dimenticate di cui si andrà a raccontare, un grande e profondo rispetto per i loro sacrifici quotidiani, un grande e profondo rispetto per l’innegabile coraggio che hanno dimostrato vivendo così come hanno vissuto; un grande e profondo rispetto per l’orgoglio dell’appartenenza che hanno saputo trasmetterci.

Il lavoro svolto per scrivere i due volumi che formano la Storia di Villanova Strisaili dalle origini ai nostri giorni, si è infatti concretizzato nell’essere innanzitutto una straordinaria ricerca alla scoperta delle nostre radici e della nostra identità. Una memorabile indagine, avvicinata in punta di piedi, tesa a svelare il passato collettivo, la quale ha saputo arricchirci con la benevolenza che solo i temi davvero importanti, toccanti le corde dell’anima, sanno fare. Non è stato un compito facile però. Oltre a dover ricostruire un percorso credibile, giustificabile e giustificato storicamente, inseguendo ogni possibile fonte, ogni valida fonte, molto tempo è stato speso a identificare e a smentire imbroglianti miti locali che, particolarmente nell’ultimo secolo, più o meno dal tempo in cui Villanova è diventata frazione, si sono accumulati sulla parete esterna della sua ideale casa costruita in secoli di storia, alla stregua di materiali organici corrosivi, capaci di distruggere e sfregiare le fondamenta dell’intero edificio. Così, lavorando e studiando, si è riusciti a sfatare il mito di villaggi mai esistiti, mai censiti dalla chiesa o dagli esattori delle tasse delle diverse potenze dominanti (come è stato il caso del fantomatico villaggio ogliastrino di Onnis), finanche a ridimensionare esegesi linguistiche prive di qualsiasi fondamento etimologico, ma forse costruite a bella posta per dare un senso balordo a nobilissimi toponimi arcaici (si pensi al rozzo significato di “tre ovili” attribuito al toponimo Strisáili!). Infine, si è forse riusciti nell’intento di proiettare una luce diversa su tante altre storie, storielle, favole e leggende, tutte di dubbia origine, che, col passare del tempo, hanno purtroppo avuto il solo merito di aggiungere un’altra patina ingannevole, dissolvente, a dei contorni storici già pesantemente sbiaditi.

Ciò premesso, non è esagerato scrivere che, a lavoro ultimato, questo studio ha segnato per noi uno spartiacque importante tra ciò che era prima e ciò che sarà da adesso in poi, tra ciò che intuivamo nel recente passato e ciò che dovremo per forza considerare nel futuro prossimo, anche perché far finta di non sapere, proprio come il non sapere, non porta bene a nessuno.

Infine, è doveroso annotare che l’opera in questione nasce soprattutto da un grande gesto d’amore, da nient’altro se non da un grande gesto d’amore. In simil guisa, intriso dello stesso sentimento, questo lungo saggio viene dedicato, a nome di tutti i villanovesi che sono stati, a tutti i villanovesi che sono e che verranno, nella certezza che non vi sarà mai nulla di così potente da annientare ciò che, nei secoli, nei millenni, ha formato il nostro straordinario DNA e, vivaddio, ciò che tempra la nostra anima nell’eternità.

Gli autori, settembre 2020


[1] Regnò tra il 1352 e il 1336 a.C.. Il suo vero nome era Amenhotep IV, ma lo cambiò in segno di omaggio al dio Aten, facendosi chiamare appunto Akenhaten, vale a dire Spirito vivente di Aten.

[2] 1897-1945. Goebbels, in virtù della sua grande capacità propagandistica, era anche noto con il nome di “tamburo battente”.

[3]BRUNDU R., Sulla natura del male, Ipazia Books, 2018, pag. 42

[4] BRUNDU-MANIAS, I monaci basiliani sul Gennargentu, Ipazia Books, 2020, pag. 21

[5] Cfr. Capitoli 8 e 9

[6] 1840-1850, cfr. Volume II

PIANO EDITORIALE DELL’OPERA

Il presente lavoro di indagine e di analisi – un lavoro che si avvale degli studi ventennali sulla Sardegna interna portati avanti da Rina Brundu (la quale si è occupata anche della redazione del testo), e della ricerca sul campo svolta da Enrico Manias e da Nicola Figus nelle zone ogliastrine di Villanova e Villagrande Strisaili, nonché dei loro contributi fotografici e documentali – propone una ricostruzione della storia dei villaggi di Villa Strisáili e di Villanova Strisaili in due volumi così indicizzati:

Volume 1 – Dalle origini al 1814 circa.

Volume 2 – I secoli XIX, XX e la lotta per l’autodeterminazione amministrativa tra il 1950 e il 1970.

Sono incluse nel piano di lavoro del primo volume:

  1. La presentazione integrale del caso studio che ha fornito importanti nuove evidenze sull’origine e il significato del toponimo Strisáili.
  2. La definizione del periodo storico che ha testimoniato l’abbandono dell’antica Villa di Strisáili e la successiva nascita del comune di Villanova Strisaili.
  3. La definizione dell’area geografica occupata dalla Villa di Strisáili prima del suo abbandono.
  4. Un’analisi circostanziata delle cause che hanno portato alla guerra per Monte Nou con la comunità di Fonni.
  5. La pubblicazione integrale della documentazione relativa alla causa civile intentata dai villaggi Strisáili a Fonni.

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Rina Brundu – Scrittrice italiana, vive in Irlanda. Ha pubblicato i primi racconti nel periodo universitario. Il romanzo d’esordio, un giallo classico, è stato inserito nella lista dei 100 libri gialli italiani da leggere. Le sue regole per il giallo sono apparse in giornali, riviste, siti, e sono state tradotte in diverse lingue, così come i suoi saggi e gli articoli. In qualità di editrice ha coordinato convegni, organizzato premi letterari, ha pubblicato studi universitari, raccolte poetiche e l’opera omnia del linguista e glottologo Massimo Pittau (1921-2019), con cui ha stabilito un lungo sodalizio lavorativo e umano. Negli ultimi anni ha scritto saggi critici, ha sviluppato un forte interesse per le tematiche e le investigazioni filosofiche e scientifiche, e si è impegnata sul fronte politico soprattutto attraverso una forte attività di blogging. Anima il sito www.rinabrundu.com.

Nicola Figus – Tecnico, conoscitore del territorio ogliastrino e barbaricino, ama le escursioni in montagna, la storia, l’archeologia, la ricerca sul campo.

Enrico Manias – Appassionato escursionista, conoscitore del Gennargentu, si interessa di storia e di ricerca archeologica.