PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Della democrazia italiana malata e calpestata. L’inizio del redde-rationem?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Rina Brundu.

Negli ultimi anni, negli ultimi mesi, il corpo già morto della cosiddetta “democrazia” italiana ha iniziato a putrefarsi. Il tanfo è pesante. In realtà, lo stato comatoso perdura, nella sua forma più grave,  dal 2014, con il colpo di grazia inferto dalla trasformazione del renzismo in grillorenzismo, la perfetta espressione della nostra italianità. Della peggiore italianità. Così è avvenuto che a una casta politica già discutibile di suo, si è aggiunta una nuova generazione di arrivisti, menefreghisti, arrampicatori sociali, voltagabbana, guru digitali, che non hanno esitato a tradire valori, ideali, finanche le loro stesse “esplosioni” retoriche di dubbio gusto pur di occupare poltrona e iscrivere il loro nome nell’olimpo dei padri della Patria da dimenticare.

In questi mesi, codesti personaggi – accortamente guidati dal primo Premier double-face della storia repubblicana italiana – ci hanno levato tutto, persino la voglia di combattere, persino la speranza. Con loro, attovagliati a cotanto desco, troviamo personaggetti che si definiscono “giornalisti”, cultori dell’immagine, propugnatori di sfide mediatiche, scrittori di libri che ti guarderesti bene dall’utilizzare in casa anche solo per fermare un tavolino traballante, men che meno per pulirti il deret*ano, in un’abbuffata retorica, autoreferenziale che, quando i posteri finalmente riusciranno a farsi largo tra vicoli così maleodoranti, stenteranno a credere all’esistenza di sistemi-amministrativi e mediatici capaci di incancrenirsi alla radice in maniera così profonda. Così indiscutibile. Così palese. Così netta. Così ovvia e sfacciata.

Eppure – in tutto questo tempo, in questo tempo villano, malvagio, grottesco, bizzarro, in quest’epoca che ha visto la nostra democrazia malata, svilita, calpestata  – l’universo ha continuato a vivere e a respirare come prima, più di prima.

Forse perché è scritto nella sua coscienza – peraltro l’unica pulita a cui da adesso in poi potremo fare appello – che tutto passa. “Panta Rei”, forse lo aveva realizzato lo stesso Eraclito. Tutto passa e dunque passeranno anche questi signori, le loro ignobili gesta politiche, le loro manovre per tirare a campare, i loro sensali esegeti del nulla, i loro patroni arricchitisi alle spalle di un intero paese specialmente a suon di contributi editoriali per motivi “Cul-turali”. L’estremo ossimoro. L’estremo insulto.

In una nazione giusta e proba – che naturalmente non è mai stata la nostra – dato che il populismo manieristico (si passa alla “maniera” quando si fa trombetta dell’onestà d’intelletto), ha vinto il suo “referendum” (sic!), svilendo ulteriormente ciò che restava di un sistema democratico malato, degradato, ponendo le basi per la creazione di potentissimi boiardi di Stato futuri, come sempre avviene quando i posti si riducono, questi signori prenderebbero e sloggerebbero subito: via gli scranni in più sin da domani! Del resto, perché aspettare? Se non altro, ci verrebbe risparmiata la vergogna e l’onta di un partitino che non raggiunge il 10% su scala nazionale, alla guida del nostro destino collettivo. Se non altro, in tempi di Covid, il “distanziamento sociale” sarebbe garantito anche negli alti consessi!

Già, il Covid! Che a pensarci bene è proprio la dittatura del Covid che debbono ringraziare codesti middle-manager della politica moderna, figli e ras di un’epoca tremenda, riflesso di ciò che l’istinto e la ragione ripudiano a priori nel più profondo fondo della loro essenza.

Fortuna che tutto passa e presto sarà Natale, disse un tacchino caporale ma stanco della vita.

Nel dubbio liberiamo la fattoria… pardon, liberiamo l’Italia: adesso!