PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Marco Lillo direttore de IL FATTO QUOTIDIANO, subito! Sostegno incondizionato a DAGOSPIA

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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D’accordo, sono tempi politici e mediatici così dannati che al confronto la pandemia è una curiosità di stagione!

E, tuttavia, come sempre accade… non tutto il male vien per nuocere.

Per esempio, se non fosse stato per l’instaurazione di questo regime antidemocratico senza pari in una nazione occidentale, non avremmo mai scoperto che dati giornalisti in odore di diventare “venerati maestri” erano di fatto soliti… pardon, scrittorelli buoni per qualunque stagione politica, specie per quelle di merda come questa.

Per tutti cito l’esempio del Marco Travaglio di lotta di governo che sull’antiberlusconismo ha costruito una carriera salvo poi subire una conversione improvvisa degna della superstizione del miglior Paolo di Tarso; salvo riscoprire poi nell’attuale Berlusconi furbo, calcolatore, con il solito piede in due scarpe, un salvatore della patria.

Orbene la domanda nasce spontanea: era Berlusconi così infido anche al tempo della guerra dei venti anni o è la fibra di ogni tempo del Travaglio di cui sopra, opinabile? Discutibile? Leggera come ali di svaccata farfallina primaverile?

Ancora, se non fosse stato per il deprecabile Caso Di Matteo e la successiva scarcerazione di 500 boss mafiosi da parte del corrente Esecutivo delle poltrone viventi, non avremmo mai avuto prova certa che altri “scrittori”, i quali sulla lotta alla mafia hanno pure campato… facevano e dicevano tanto per fare e tanto per dire.

Soprattutto, abbiamo scoperto che costoro hanno fatto i fighetti per tanto tempo, alcuni sotto scorta pagata dal contribuente, ma quando è stato il momento non sono riusciti a scrivere due righe in croce contro le insensate azioni in odore di mafia del governo di riferimento

Di buono c’è appunto il fatto che da oggi in poi questa cricca avrà la stessa credibilità di una cacca di mosca, mentre le scritture di codesti personaggi non avranno mai più la nobile dignità di cui godevano un tempo quando almeno osavamo accostarle all’indiscutibile valore sociale che può vantare la carta igienica più fine.

Onore dunque a quei pochi che hanno avuto le palle per pensare fuori dalla dirittura dell’input di regime!

Onore a Marco Lillo che su IL FATTO QUOTIDIANO avrebbe avuto il coraggio (scrivo al condizionale perché sono mesi che non leggo più quel giornale e preferire finire scorticata viva prima di farlo una volta di più), solo soletto, di denunciare l’infame Caso DI MATTEO-BONAFEDE.

E molto onore a Dagospia, l’unico giornale italiano che in questi tempi dannati e volgari come pochi altri, riusciamo a sfogliare sapendo di non perdere comunque ciò che resta della nostra dignità intellettuale calpestata dallo story-telling di regime. Dallo story-telling unidirezionale. Noioso. Autoreferenziale. Bigotto. Superstizioso. Cialtrone. A carico del contribuente, come è certamente lo story-telling Rai.

Onore a Dagospia, l’unico giornale che sa alternare “po*no e politica”, laddove gli altri, nel paese dello pseudo-intellettualismo crasso, dei filosofi cazzocomunisti, del pensiero asservito al volere di pochi feudatari, vanno sulla po*nopolitica a tutto spiano.

Grazie D’Agostino di esistere! Grazie per il continuato sforzo nel procurarci la falsa illusione che nel ridicolo teatrino del mondo noi non siamo clown autoritari di ultima scelta!

Rina Brundu

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