PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Sul caso Di Matteo e sulla nostra democrazia malata, nell’attesa dell’articolo di Saviano che dettaglierà a chiare lettere sul problema MAFIA in Italia al tempo del grillorenzismo…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Per carità!, magari lo “scrittore” Saviano il pezzo lo avrà pure già scritto e pubblicato. Il fatto è che io generalmente non leggo gli “scrittori” italiani. Vero è però che ieri, nell’aftermath dell’infame caso Di Matteo che sta mettendo una pietra tombale sulle pretese di democraticità della nostra repubblica, ho voluto fare un giro delle testate italiane online per vedere come trattavano l’argomento. Lungi dal ritrovare scritti di Saviano che, una volta di più, si scagliava contro la mafia che fagocita le nostre istituzioni, ho trovato il “vuoto”: nulla su Repubblica, neppure un accenno sul Corriere dove come al solito imperava la retorica childish dei suoi notisti. Dove imperava la retorica crassa, l’encomio del governetto Conte-bis che più il tempo passa più sta diventando qualcosa di preoccupante e di pericoloso.

Non ho dubbi che Saviano scriverà qualcosa. Non ho dubbi che, per una volta, mollerà l’ascia contro Salvini, per chiedere formalmente al ministro Bonafede di spiegare alla nazione il “Caso Di Matteo”, per chiederne le dimissioni. Nel frattempo però mi debbo “contentare” di ciò che scrivono i giornalistelli italiani. Uno di codesti, uno di questi innominabili avrebbe descritto questo ennesimo fatto di cronaca mafiosa come un “Equivoco tra uomini di buona fede”.

C’è qualcosa di spaventoso in questa dichiarazione. C’è qualcosa di spaventoso perché a suo modo ci ricorda come il modello Corleone da noi non sia mai morto. Non solo nel suo tentativo di modellare le istituzioni, il nostro desiderio di vedere una Italia democratica, ma soprattutto in forma di background culturale trash e a un tempo malato. C’è appunto qualcosa di profondamente malato nel nostro Paese, un virus difficilissimo da sradicare che deforma la nostra realtà contingente, un virus che incancrenisce ogni speranza di cambiamento. Un virus che sta chiudendo qualsiasi strada in grado di portarci verso un futuro diverso.

Non so perché ma questo tremendo Caso Di Matteo, che in qualsiasi paese occidentale normale avrebbe immediatamente portato alle dimissioni del ministro della “Giustizia” (ahinoi!!) e dell’intero Esecutivo che lo sostiene, mi ricorda anche diverse scene dalla prima Germania nazionalsocialista, mentre i “giornalistelli” e le loro dichiarazioni “mild” mi riportano alla memoria l’Heidegger che dava il “contentino” ai gerarchi nazisti allo scopo di “tenerli buoni” e nel contempo occupava il posto del collega filosofo Husserl defenestrato dai falchi di regime.

Date cose, insomma, non cambiano mai: nella Germania degli anni 40 si chiamava nazionalsocialismo, nell’Italia dal dopoguerra a oggi si chiama MAFIA!

MAFIA! Sì, questa è la parola che il giornalismo di regime è ben lontana dal pronunciare in relazione a questo ennesimo caso raccapricciante che ci fa vergognare di noi, come nazione, come collettivo, come individui. Questa è la parola la cui assenza ci racconta in pieno cosa sia l’Italia al tempo del grillorenzismo, le marionette politiche che siamo diventate, il degrado sociale, culturale, estetico che viviamo, che soffriamo senza possibilità di ritorno.

E allora? Allora non ci resta che attendere, appunto! Attendiamo fiduciosi, se non le dichiarazioni di chi ci rappresenta, almeno quelle dello “scrittore” Saviano che sulla lotta-di-governo al sistema mafioso ha costruito una carriera… Attendiamole… Attendiamo Godot….

Rina Brundu

PS: Per quel che può valere, sostegno e solidarietà al pm Di Matteo e al giornalista Giletti perché mentre alcuni con il grido “Onestà, onestà” miravano alle poltrone, altri in quell’onestà ci credevano davvero: io sono e resterò sempre tra questi ultimi!