PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

A proposito delle fantastiche supercazzole del Conte Giuseppi Dracuuula Gran Sacerdote grillorenzista non elet… pardon, non ordinato!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Stronzone

Oggi ho sentito di una donna dublinese che, colpita dal Coronavirus, ha dovuto fare testamento su WhatsApp mentre la trasportavano d’urgenza in ospedale. Viviamo tempi così terribili che finanche la nostra morte può trasformarsi in farsa ridicola. Nel dubbio, non voglio restare con le mani in mano. Dato che il testamento standard l’ho già fatto, vorrei lasciare anche una sorta d’eredità ideale, vorrei morire come sono vissuta: non mandandola a dire all’eterna sfilata di “ducetti non-eletti” italiani!

Sempre a proposito di farse ridicole, non si può quindi non citare in codesto elevato consesso virtuale, l’ultima avventura del Conte Giuseppi Dracuula, gran sacerdote “non ordinato” dell’Esecutivo più politicamente miserabile della storia repubblicana, l’infausto governo delle poltrone viventi.

Di fatto, non contento di essersi fatto gioco della nostra democrazia sia nel momento in cui ha accettato il secondo incarico sia quando, poche settimane fa, ha usato il servizio pubblico italiano per attaccare l’opposizione democratica e costituzionalmente garantita, nelle ultime ore colui sarebbe diventato finanche aforista-filosofo. Il problema è che, diversamente dal grande Diogene di Sinope, il quale disse ad Alessandro (non Di Battista, un altro, molto più attivo), di togliersi dai coglioni perché gli levava il sole, il Conte Giuseppi-Dracuuula sarebbe uscito dall’avito feretro al solo scopo di apostrofare una giornalista con queste apocalittiche parole: “Se domani va al governo, i decreti se li può scrivere da sola”.

Porca l’oca! Fermo restando che anche una matricola svogliata sarebbe riuscita a fare meglio del governo di Giuseppi (basti pensare, per esempio, ai trilioni di alberi abbattuti per stampare le sue everchanging autocertificazioni, quando per risolvere sarebbe bastata una app da aggiornare sul telefonino che ha ogni italiano!), la fa facile il Conte (e non mi riferisco a quanto si vede nell’immagine tratta da Dagospia inserita a corredo di questo post) quando dice alla giornalista: “Se domani va al governo…”.

Mi sbaglio? Non direi. Pensiamo, per esempio, a cosa c’è voluto affinché ci andasse lui a Palazzo Chigi: 1) c’è voluto un Movimento politico che ansioso di “normalizzarsi” amministrativamente accettava CV da cani e da porci senza alcuna esperienza in politica 2) c’è voluto un Salvini leader leghista che sognava di assurgere a novello Duce capace di convogliare in sé i “pieni poteri” (sic!); c’è voluto un signore – tal Giuseppe Grillo da Genova – che pur di non mollare il potere ha tradito una intera nazione, i suoi stessi ideali, l’eredità del socio-politico, le speranze di generazioni di giovani, il responso popolare del 4 marzo 2018; c’è infine voluto un partito massacrato dagli italiani alle ultime elezioni, il PD, che pur di tornare in sella e continuare a fare ciò che ha sempre fatto (per lo più accumulare debito pubblico) non ha esitato a riprendersi il Cooonte così com’era nel suo primo mandato, insieme al feretro di proprietà e a tutto l’armamentario gotico-superstizioso nonché feisbukico che lo circonda di questi tempi…

Ripeto: la fa facile Giuseppi-Dra-cuuula nel rivolgersi con così tanta supponenza alla giornalista che lo interrogava e che stava semplicemente facendo il suo lavoro… Questo per ribadire che, sempre a proposito di “cula”, pardon, di “culo”, simili congiunzioni astrali non accadono spesso, così come è vero che la giornalista non avrebbe comunque potuto fare ciò che ha fatto lui, specie in Europa, e di ciò noi MES-CHINI (proprio in virtù dell’ennesimo alto tradimento di codesto signore) rendiamo grazie al Cielo.

D’altro canto, se è vero che il Conte sta davvero muovendo verso sentieri che nessuno politico italico moderno aveva mai osato praticare prima (e dunque bisognerebbe che tutti noi ponessimo molta attenzione a ciò che sta combinando, anche perché fra due anni saranno cento anni dalla Marcia su Roma e un repetita dell’evento sarebbe meglio evitarlo), per il momento resta ancora il Premier del Paese e piaccia o non piaccia lo rappresenta.

Ne deriva che il linguaggio, caro D’Agostino di Dagospia, va misurato: “stronzo” è davvero eccessivo… stronzone sarebbe più appropriato. Nell’attesa che se ne vada a casa, lui e tutti i kompagni di merende… Nell’attesa che venga restituita dignità alla democrazia italiana calpestata da quasi 8 mesi ormai, e sovranità al popolo il quale poi potrà pure decidere di scegliersi Mefistofele come Premier al posto del Gran Sacerdote grillorenzista non ordinatoma almeno sarà stata una sua libera scelta!

Rina Brundu

Col-favore-delle-tenebre