PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Apologia di Vittorio Feltri, maestro del giornalismo italiano.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Screenshot source: dagospia.com

In un pezzo scritto qualche tempo fa e pubblicato sul suo giornale “Libero”, il giornalista Vittorio Feltri ha scritto che quel quotidiano sarebbe “l’Atalanta del giornalismo italiano”. Non seguo più il calcio da molto tempo, ma sono abbastanza vecchia da ricordare, nel periodo della mia fanciullezza in Italia, una squadra bergamasca che si affannava sempre tra la serie B e la C, mentre, quando le andava di lusso, la ritrovavamo intenta a soffrire tra le ultime posizioni di serie A.

maestroInsomma, io non so quanta gloria e onore “Libero” possa trarne dall’essere equiparato all’Atalanta storica, ma certo è che è un giornale che si fa leggere, soprattutto perché a dirigerlo è il maestro Feltri. Ho scritto “maestro” e non “venerato maestro”, proprio perché intendo il termine nella sua accezione più vera. Non sono sempre stata molto tenera con il giornalista Feltri; a dirla tutta c’è stato un anno in cui su Rosebud egli è stato eletto “peggior giornalista italiano”, per lo più a causa della sua sicura vena goliardica applicata con troppa leggerezza al tema dei diritti civili.

Questo non significa, però, che non si abbiano occhi per guardare anche al resto del “ritratto” feltriano e ad analizzarlo con l’onestà di metodo che sempre bisogna usare con la critica seria. C’è, infatti, in questo signore ormai anziano, anche sorprendentemente gentile come abbiamo avuto modo di notare in molte occasioni televisive, un qualcosa che, almeno a me, racconta di un uomo nato per fare  giornalismo, di uno venuto al mondo con il timbro del giornalista di razza sul culo, cioè che, per quanto mi riguarda, mostra la conditio-sine-qua-non per esercitare un tale mestiere.

Con quanto sopra mi corre pure l’obbligo di sottolineare che Feltri resta comunque un uomo “nato” per fare giornalismo come si fa da noi, laddove il “mestiere” finisce sempre con l’essere arma contundente politica, cioè schierata, di parte. Ma se è vero che questa è la regola nazionale, è pur vero che nel mare-magnum del ridicolo di cui riescono a coprirsi in molte occasioni codesti professionisti, ci sono alcuni personaggi che si fanno notare più di altri. Ci sono alcuni personaggi che a conti fatti si fanno ascoltare perché hanno qualcosa da raccontare.

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Source: ibidem

Vittorio Feltri è a mio avviso uno di questi. Vittorio Feltri è uno spirito dotato di una sufficiente carica goliardica, indisciplinata, spiccia, ma anche semplice, chiara, lineare, essenziale che giustifica in se stessa il suo esistere. Un caso plastico che dimostra questo stato delle cose? Sicuramente la “guerra” ingaggiata con il collega direttore de “Il Fatto Quotidiano”. Di questi tempi è, infatti, la pseudo-gigantomachia denoartri portata avanti dal creatore di “Libero” con Marco Travaglio e francamente tra i due contendenti non c’è partita. Diversamente da Feltri, io resto convinta che Travaglio, a buon diritto, possa dare le “pagelle ai giornalisti” (i giornalisti sono suscettibili di critica e di valutazione – da parte di colleghi o critici esterni – come tutti gli altri professionisti), mentre anche l’accusa feltriana di “presunzione” fa un po’ ridere e ricorda le diatribe infantili da oratorio salesiano, ma, scritture alla mano, dichiarazioni alla mano, è indubbio che tra i due il vero spirito libero sia Feltri non Travaglio.

La prova del nove nell’infelice parabola giornalistica di Marco Travaglio – un ragazzo che avrebbe davvero avuto le carte in regola per aspirare a diventare un raro “venerato maestro” italiano – è stata l’attuale esperienza governativa del Conte Bis, l’orrendo “vulnus democratico” che ha sempre caratterizzato questo Esecutivo, ma che, evidentemente, Travaglio non ha sentito il bisogno di denunciare tra le pagine del suo giornale. Che a ben guardare lo status-quo non dovrebbe meravigliare troppo: il giornalismo travaglico è infatti solo una versione moderna e mutata del modello giornalistico scalfariano, repubblichino (Marco Travaglio ha lavorato anche per Repubblica, come si legge sulla sua biografia), che è in sé il modello anti-giornalistico per eccellenza.

Detto altrimenti, se Feltri abbia potuto contare su questo importante “vantaggio” tecnico per primeggiare, non mi è ancora ben chiaro, certo è che tra il Feltri di sempre e il Travaglio di oggi, io non ho dubbio alcuno: FELTRI – SPIRITO DAVVERO LIBERO, RETORICAMENTE GOLIARDICO – TUTTA LA VITA!

Rina Brundu

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Source: ibidem