PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Di leadership al tempo del Coronavirus – Dall’immarcescibile Angela che neppure il Covid 19 è riuscito a fermare al disastro italiano…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Ad essere completamente onesti in questa storica occasione la “corona” di leader più incasinato, impreparato davanti al disastro, si può assegnare, senza dubbio alcuno, al quarantinato Boris Johnshon, primo ministro britannico. Di ieri è la notizia che la sua ragazza, incinta, tal Carrie Symonds, si sarebbe messa pure lei a letto da diversi giorni, molto probabilmente positiva al Covid 19. Tuttavia, mentre, il primo ministro e la futura madre di suo figlio sono in isolamento, il virus continua a imperversare nella Gran Bretagna dove l’assicurazione sanitaria è un privilegio dei pochi e dove il “social unrest” per il momento si è manifestato solamente attraverso una serie di omicidi “in famiglia” determinati proprio dal lockdown imposto, sebbene con notevole ritardo, a tutta la popolazione, nonché malamente gestito dalle forze dell’ordine.

Che dire poi del Donald Trump che solo poche ore fa annunciava urbi-et-orbi di come lui non avrebbe indossato la mascherina consigliata dal dottor Fauci e dal suo team di esperti? Come sempre la sua amministrazione è stata pesantemente criticata dai media dem statunitensi, qualche volta anche a torto. È indubbio, infatti, che per gestire l’emergenza sanitaria di cinquanta paesi – tanti sono quelli che compongono l’unione – sia meglio procedere con task-forces locali piuttosto che amministrare tutto a livello federale, proprio come ha correttamente deciso Trump. D’altro canto è pure indubbio che il Presidente abbia commesso molti errori, anche politici, il primo tra tutti quello di non avere mai considerato questa pandemia una minaccia “seria”.

La “scioccheria” politica non è comunque mancata ovunque nel mondo, dalla “civile” Svezia che continua a vivere come nulla fosse, alle assurde dichiarazioni governative in Brasile e Turchia, fino alla delirante presa di posizione, avversata fortunatamente dalla polizia, del Presidente filippino Duterte il quale avrebbe voluto sparare a vista a chiunque decidesse di violare la quarantena. Sic!

E in Italia? In Italia dobbiamo ringraziare il nostro sistema sanitario insieme ai tecnici della Protezione Civile, cioè dobbiamo, ancora una volta, ringraziare l’Italia che lavora, nonché il senso civico degli italiani, se in fondo si è seguito un percorso tutto sommato accettabile. Da dimenticare? Da dimenticare sono le mille incertezze del Premier insieme ai suoi annunci notturni sulla sua pagina Facebook (stra-sic!); sono da dimenticare le infinite apparizioni dei rappresentanti piddini (quarantinati e non) sul servizio pubblico Rai, apparizioni per lo più determinate dalla necessità di illudersi che per gli italiani contino ancora qualcosa; è da dimenticare la tremenda battaglia politica portata avanti anche in queste ore di drammatica emergenza nazionale da giornali come Repubblica e il Corriere, e via così discorrendo con il solito campionario di covidiozia italico.

Ma, allora, c’è stato almeno un leader che in questo disastro globale è riuscito ad emergere come capo capace, credibile, autorevole, a tratti finanche compassionevole? Certo che c’è stato, ma non è un leader quanto piuttosto “una leader”, al secolo l’immarcescibile, indistruttibile (nonché certamente già immunizzata) cancelliera tedesca Angela Merkel!! Si può amare o odiare la Germania, si può comprendere o rifiutare a prescindere la sua politica austera in Europa, la stessa cancelliera ci può risultare simpatica o meno, ma certo è che solo uno spirito profondamente disonesto intellettualmente riuscirebbe a rinnegare la sua indubbia caratura politica. La forza di questa donna. Il suo spirito combattivo che si fa ammirare. A tutto tondo.

Again… beato quel paese che può vantare simili personaggi, beato quel paese che, oggi più che mai, NON È PURTROPPO IL NOSTRO!

Rina Brundu