PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Venerati maestri… Dell’immenso aforisma di Alberto Arbasino….

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Alberto Arbasino (Picture source adnkronos)

Un paio di giorni fa ho pubblicato un post di “critica” non proprio celebrativa del testo “La vita bassa” di Alberto Arbasino, lo scrittore italiano scomparso un paio di giorni fa…

Come sempre mi accade, con tale “critica” ho espresso in tutta onestà il mio pensiero, un pensiero che sarò in grado di motivare tecnicamente in ogni momento. Dirò di più, dopo tale lettura mi sono anche interrogata (per certi versi continuo a interrogarmi): com’é possible che un tal lavoro sia stato finanche pubblicato? A cosa serve oltre a titillare un ego letterario assolutamente sottile? E poi mi sono domandata: ma davvero si risolveva in questo tutta la capacità intellettuale dell’autore?

Confesso però che da un lato non ho avuto tempo di leggere altri suoi lavori, dall’altro mi rimaneva una certa tema nello spirito e non mi sono comunque azzardata: un libro mi era bastato!

Poi, per caso, mentre leggevo altro mi sono nuovamente imbattuta nell’aforisma che non solo ho parzialmente usato come titolo per un mio lavoro sul giornalismo italiano, ma che io considero pure una delle poche creazioni (articoli compresi) di quello stesso “giornalismo italiano” che meriti di essere eventualmente conservata nei mitici quanto eterei (dicono date opinabili filosofie) “Akhascic records”, ovvero questa…

In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di “brillante promessa” a quella di “solito stronzo”. Soltanto a pochi fortunati l’età concede poi di accedere alla dignità di “venerato maestro” (Alberto Arbasino).

Proprio così!, questo aforisma lo ha confezionato Alberto Arbasino.

Molto onore a lui dunque, per l’aforisma, certamente, ma soprattutto per essere riuscito nell’invidiabile intento di NON diventare uno dei formidabili quanto discutibili “mentori” che egli stesso aveva così meravigliosamente descritto: chapeau!

Rina Brundu