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Dal “Conte Dracula” ai “Draghi”? Se si vuole lasciare l’Europa questo è il momento, basta parole! Dalla Politica alla Stampa: inefficienza!

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Ho sviluppato, nel tempo, quello che chiamo un curioso senso per il ragionamento logico. In virtù dello stesso mi accade che se leggo un qualsiasi scritto o sento un qualsiasi discorso che manca di tali fondamenta quasi matematiche, qualcosa dentro di me si ribella subito, non importa chi ne sia l’autore, quale sia la fonte a cui mi sto “abbeverando”.

Confesso quindi che in questi giorni di furiosa pandemia digitale, ho più difficoltà del solito a giostrarmi nel mare-magnum di informazione e disinformazione (soprattutto, quest’ultima) con cui ci sta allagando la nostra Grande Stampa ai tempi del Coronavirus. Ho difficoltà finanche a sfogliare le pagine del giornale “Repubblica” che, mentre l’Italia si riempie di morti, da un lato continua imperterrito la sua battaglia per l’eroico direttore Verdelli il quale avrebbe ricevuto minacce di morte ma che avrebbe pure, a mo’ di armatura protettiva (pensa tu!), tutta la sua redazione (fermo restando, lo ripeto sempre, che bisogna ripudiare la violenza, qualunque sia la sua direzione, ricordiamoci che questo è il giornale che mentre Salvini riceveva, pure lui, minacce alla sua persona, titolava “Cancellare Salvini”), dall’altro prosegue incivilmente (quando il termine significa mancanza di tatto, mancanza di accortezza morale rispetto all’arduo momento storico) con le sue datate battaglie politiche childish, laddove anche in queste ore “l’eroe” di turno sarebbe il ducetto d’Oltralpe Macron, il quale muoverebbe seguendo l’ideale motto “Nessuno si salva da solo” (stra-sic!).

Ma le mie “difficoltà” continuano ad esistere anche quando visito il “Corriere” online e lo scopro intento a celebrare la superstizione, il gossip, il trito e il contrito; lo scopro a far raccontare la tremenda calamità che viviamo da improbabili eroi giornalistici e scritturali. Che dire poi del blog di Berlusconi, “il Giornale”? In realtà non mi viene nulla da dire come sempre avviene quando il nulla racconta il nulla volendo significare il nulla. Ci tengo a precisare pure che qui non sto parlando di un “nulla cosmico”, che non esiste, qui parlo proprio di un nulla ideale, laddove neanche un briciolo di dark matter vorrebbe infiltrarsi in quello spazio virtuale per un qualsiasi motivo.

Guardando al bicchiere “mezzo pieno” (sic), l’anima trae qualche lieve conforto dal solo fatto che avendo ripudiato completamente “Il fatto quotidiano” (aka Conteland, o terra di Gigetto), sin dai tempi del grande tradimento grillino, non mi devo più sorbire i sicuri editoriali travaglici e padellarici contra-Salvini a prescindere e a favore del novello salvatore della patria de noartri in forma di Premier mai voluto o delegato da niuno (aka Conte Dracula).

Tuttavia, se l’inefficienza giornalistica sta mostrando in questo periodo tutta la sua portata, la sua estensione factual, che dire di quella politica? Sul lato sinistrico di Nostro Signore quarantinato non ci guardo neppure perché del su-menzionato “tradimento grillino”, del grillorenzismo e dei suoi fidi-alleati in stile Sturmtruppen, ne ho già scritto anche troppo, ma vero è che neppure i partiti di maggioranza relativa (intesa come maggioranza nel paese), cioè la Lega e Fratelli d’Italia, stiano dando grande prova di loro stessi in questi giorni difficili per la nazione.

Scrivo ciò perché se c’è stato un momento storico in cui l’Italia potrebbe a buon diritto abbandonare l’Europa (finanche riducendo in modo forte il danno finanziario, anzi, forse evitandolo), quello è proprio questo. Allora, io mi domando: perché Salvini e Meloni non la smettono di cianciare contro l’Europa e presentano un documento congiunto nel quale richiedono formalmente, nonché per stato di necessità, l’immediato abbandono della nazione del cenacolo continentale?

Non sono mai stata anti-europea, e finanche quell’Europa burocratica e corrotta che abbiamo finanziato fino ad ora l’ho sempre ritenuta un sistema valido per diventare cittadini migliori del villaggio globale, ma vero è che a tutto c’è un limite. L’Europa che esce dalla prima pandemia digitale – checché ne pensino sul giornale “Repubblica” intento a celebrare Verdelli e Macron – è un’Europa smembrata. Si tratta di un’Europa che lungi dal vivere all’insegna dell’infantile motto “Nessuno si salva da solo”, si attiva gridando “Ognuno per sé”. Ne deriva che se il motto è questo, se la direttiva da seguire è questa, il nostro dovere di cittadini italiani è quello di difendere la nostra nazione. Dirò di più: è quello di cogliere l’occasione storica per ritrovare orgoglio, forza, unità, coscienza del nostro diritto (guadagnato in duemila anni di primo piano) a proporci come potenza economica, culturale.

Ma chi dovrebbe guidarci in questo percorso di rinnovamento epocale? Francamente, non ne ho la più pallida idea dato che, a livello globale, viviamo un momento di crisi della leadership che spaventa davvero. Inoltre, diversamente dai Travaglio e dai Padellaro, io ho certezza che quel lavoro non lo può fare il Giuseppe Conte che ha già dimostrato tutti i suoi limiti e che è andato ben oltre il mandato mai consegnatogli dal popolo italiano.

Allora, chi? A destra di Nostro Signore si urla da giorni (forse da anni, in alcuni casi) Mario Draghi, ma confesso che anche questo signore non mi convince del tutto. Non metto in dubbio, infatti, che egli abbia la competenza, che egli abbia il know-how tecnico, nonché il “phisique du role” (anzi, penso che sia proprio per quest’ultimo motivo che Berlusconi lo sponsorizzi così caldamente!), ma non lo ritengo in grado di azionarsi politicamente, in maniera convinta, contro lo stesso organo, l’Unione Europea, che lo ha nutrito in questi anni. Mario Draghi cioè potrebbe diventare solo un ottimo, autorevole, ministro delle Finanze di una nuova Italia determinata a reggersi sulle sue gambe…

Chi dovrebbe guidarci, dunque? Forse Mosé? Sarà disponibile? La verità è che l’unico che potrebbe farlo, che potrebbe avere la credibilità per farlo, sarebbe solo un Garibaldi carismatico e disinteressato. Un generale che lotta per il solo gusto di lottare, che lotta ponendo nel suo “orizzonte privato” l’interesse collettivo della nazione in primo piano…

Si tratta cioè di un Godot che non esiste, che non potrà arrivare mai, non nell’immediato almeno, come sempre accade quando per 70 anni si banchetta, si mangia alle spalle di un popolo allevando una pseudo-classe dirigente il cui motto principale è stato purtroppo (ma non ditelo in quel di “Repubblica”) “Una mano lava l’altra e in due si rubano l’asciugamano”.

Mala tempora currunt… peggiori ne arriveranno. Presto!

Rina Brundu