PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

“La vita bassa” di Alberto Arbasino, una ca*ata pazzesca!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Ogni volta che sul giornale “Repubblica” incensano un qualche personaggio, a scopo di nuova marchetta editoriale o in occasione della sua dipartita dalle contrade terrene, io mi faccio solo questa imprescindibile domanda: in che modo ha servito “la causa” codesto signore, codesta signora? Per “causa” intendo quella che porta avanti “Repubblica” da decenni, naturalmente, non le “cause intellettuali” in genere.

Raramente però mi prendo la briga di andare a “vedere le carte”, verificare quanto tale “incensamento” sia meritato. Ieri sera, in occasione della scomparsa dello scrittore Alberto Arbasino, il cui nome mi ricordava memorie italiche adolescenziali che ho da tempo fondamentalmente obliato, ho deciso di “vederci più chiaro”.

Per questo motivo ho acquistato “La vita bassa”, un suo lavoro del 2008 pubblicato da Adelphi in 112 pagine circa. Cosa dire del lavoro in questione? Sarò breve nella mia analisi, really…. Una cagata pazzesca!

Ci tengo a sottolineare, inoltre, che questa mia critica oggettivamente lunghetta per questo lavoro… termina con un punto esclamativo. Questo per dire che la mia “analisi” non vuole porsi in forma di domanda retorica, o farsi discorso che vuole lasciare spazio all’interpretazione, la mia è proprio una affermazione senza se e senza ma.

Con questa mia “affermazione” io non sto dicendo che l’arte di Arbasino si risolva in questo, me ne guarderei bene, sto solo affermando con tutta la forza del mio intelletto che questo particolare lavoro è una cagata pazzesca!

Dirò di più, chiunque si senta di dissentire da questa “affermazione”, chiunque trovi significati-altri in quel lavoro, chiunque voglia farmi notare significazioni metaforiche che io non ho visto – questioni assolutamente legittime – è il benvenuto ad inviare una sua analisi retorica dello stesso a questo indirizzo redazione.rosebud at gmail punto com.

Tale “analisi” la pubblicheremo così come inviata e a tale “analisi” mi riservo di rispondere io con una contro-analisi tecnica che spieghi e dimostri, oltre ogni ombra di dubbio, come “La vita bassa” sia una “cagata pazzesca”, specificatamente un’espressione tecnica e plastica di quell’italietta post-sessantottina che cominciava a confondere il vero impegno intellettuale con l’attitudine a frequentare salotti alla moda, salotti giornalistici, salotti televisivi e, contestualmente, se ne fotteva del destino di un paese, del destino delle sue più giovani generazioni nate morte prima di avere una qualsiasi possibilità di scegliersi la vita.

Rina Brundu

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E allo scopo di rendere l’idea pubblico qui di seguito uno screenshot da Dagospia che dimostra “plasticamente” ciò che accade quando si scrive del nulla, sul nulla… occorre cioè rafforzare la retorica-bassa onde creare l’illusione, sostenerla con allusioni dotte, nomi “colti”, allo scopo di credere o di far credere che si sia detto qualcosa di sostanziale…

Il mio consiglio: coltivate in voi il senso critico, studiate retorica e semantica, evitate come la peste l’indottrinamento intellettuale… di qualsiasi tipo, da qualsiasi fonte provenga, inclusa la mia!

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