PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Dieci domande al direttore Sallusti dei “tre motivi” per andare in edicola a comprare il giornale…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

sallusti

  1. In che modo giornali che sono fondamentalmente la voce “del padrone” (proprio come quello che lei dirige), ovvero un’arma politica contundente prona a indottrinare, dovrebbero aiutarci ad essere cittadini più coscienti dei propri diritti e coscienti-tout-court?
  2. Perché acquistare veline analogiche mancanti del know-how adatto ai tempi?
  3. Come può un “oggetto” oggettivamente desueto, obsoleto, rispondere alle esigenze di velocità (in senso lato) delle nuove generazioni?
  4. Perché i giornalisti dovrebbero essere “aiutati” più di altri professionisti? Per creare “firme note” che campano alle spalle dei tanti co.co.co, galoppini che si sbattono facendo lo “sporco” lavoro?
  5. Come si può avere fiducia in dei “professionisti” che talvolta si occupano delle questioni “estere” senza parlare la lingua del luogo? Non sarebbe un po’ come avere un Ministro degli Esteri che non parla l’inglese?
  6. Perché continuare a scrivere su cartaccia imbrattata di inchiostro a scapito delle esigenze ecologiche?
  7. Può indicarmi un “reportage” del suo giornale che abbia oggettivamente fatto una differenza? Che sia stato citato da accademici e/o world-wide per gli insegnamenti di cui ha provvisto i suoi lettori e l’umanità in generale?
  8. Può citare un giornalista “noto” (i.e. per le inchieste di denuncia portate avanti) del suo giornale?
  9. Può citare un giornalista del suo giornale che abbia un curriculum sostanziale a tutto tondo, dunque che si fa “credibile” quando scrive?
  10. Ma, soprattutto, perché dovremmo andare in edicola – rischiando la salute -ad acquistare il suo giornale, “Il Giornale”? Forse per imparare la diseducativa e raffinata arte della censura così sontuosamente “mastered” dal giornalismo italiano in generale, e dal suo in particolare?

Sic!

Rina Brundu