PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Filosofia dell’anima – ‘A livella

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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La nostra Italia sta vivendo un momento drammatico, una emergenza che fino ad ora avevamo testimoniato solo nei film sci-fi e pensato non potesse mai palesarsi nella realtà quotidiana. La nostra Italia ce la farà comunque: perché è un grande paese, moderno, dotato di ottime strutture sanitarie e scolastiche, universitarie, mentre la nostra lunga, ricchissima storia garantisce che se c’è un popolo che può cavarsela in simili circostanze quello è proprio il nostro. Noi siamo certamente un popolo intelligente e geniale come pochi altri e anche questo va ricordato di tanto in tanto.

Detto questo io non mi sento di sottoscrivere l’appello del pur apprezzabile Presidente della Repubblica “all’unità”. Non mi sento di sottoscriverlo perché purtroppo anche in questo difficile momento della nostra storia io non posso aggiungere l’aggettivo “democratico” agli altri encomiastici appena usati per definire la mia nazione. L’Italia in questo momento è infatti nelle mani di una accozzaglia politica per lo più uscita sconfitta dalle scorse elezioni e dunque non delegata dagli italiani a rappresentarli. L’Italia è nelle mani di un premier mediatico mai eletto e soprattutto è in mano a un’altra scalcagnata truppa di traditori dell’etica, della deontologia civile, in qualche caso di incompetenti a tutto tondo che sono lontani anni luce da quell’idea di “genialità italiana” ricordata nel primo paragrafo. Anche questo bisogna scriverlo perché altrimenti saremmo alla stregua degli scribacchini che lavorano per la pessima Stampa che ci racconta, o per meglio dire alla stregua dell’altra calamità, emergenza nazionale, con cui siamo costretti a confrontarci in queste durissime settimane (oltre la suddetta emergenza democratica).

orrrore corriere tvProprio così!: è davvero difficile, mentre si tenta di raccontare questa emergenza sanitaria epocale, non focalizzarsi sul diseducativo esempio dato dalla stampa italiana. Tra tutte le sconcezze che si sono lette, basti ricordare l’occhiello del Corriere della Sera dove l’arguto redattore inseriva in “prima” l’amletico dubbio dei tempi: data la tragedia in corso, come procurarsi “mimose” in vista del tribale rito della festa della donna dell’8 marzo? Lo confesso, se non potessi esibire tanto di “screenshot” a sostegno del mio dire, avrei notevoli difficoltà deontologiche nel riportare codesto fatto, proprio perché appare oggettivamente impossibile che una pubblicazione così importante possa coniare simili imbarazzanti “occhielli”, possa svelare una pochezza intellettuale così drammatica, avvilente per lo spirito. E per onestà-intellettuale bisogna anche dire che tale fattoide è solo la punta dell’iceberg in un festino mediatico italico che nell’aftermath della questione Coronavirus, dovrebbe essere analizzato con serietà se si vogliono evitare problemi ben più seri in futuro. Non vi sono dubbi, infatti, che il sistema mediatico così come lo conosciamo dovrebbe sparire… perché queste pubblicazioni alimentano una tipologia di “terrorismo” la cui pericolosità non dovrebbe essere sottovalutata in nessun paese.

Ma per la verità non sono queste usate querimonie e problematiche nazionali il tema che volevo affrontare in questo post, quanto piuttosto quello della doccia fredda che è, che sarà, il Caso Coronavirus, anche da un punto di vista intellettivo. Non che abbia letto molti “intellettuali” (ah, trovarli!), impegnati a dirimere sul tema, ma è indubbio che non serve una mente troppo brillante per capire che la strada che abbiamo intrapreso negli ultimi 70 anni sia una strada molto pericolosa, una strada edonistica, materialista, una strada costellata di monumenti al nulla cosmico, di vie create per ricordare falsi-eroi e orripilanti padri della patria, una strada che riempie le nostre vite di improbabili quanto insulsi miti letterari, mediatici, civili, patriottici and so and so forth….

Che a dirla tutta, da questa prospettiva il discorso non riguarda solo l’Italia, ma un intero pianeta livellato da un virus, livellato nella sua ridicolissima vanità, livellato nel suo orgoglio, laddove dall’ieri all’oggi si riscopre costretto a dimenticare le mille questioni politiche, l’avidità nazionale sfrenata per concentrarsi su un minuscolo esserino chiamato Covid.19, il quale è potenzialmente in grado di distruggere la nostra società così come la conosciamo. Un pianeta livellato, dunque, che si ritrova impreparato. Un pianeta livellato che scopre di avere un’organizzazione mondiale della sanità profumatamente pagata ma incapace di affrontare seriamente i veri problemi, che ha mostrato tutti i suoi limiti, prima evitando di guardare in faccia la drammatica realtà causa il veto cinese e poi continuando a raccomandare l’ovvio, a cose già fatte!

A mio avviso “a livella” decurtisiana che è di fatto il Caso Coronavirus potrebbe essere anche solamente la prima emergenza planetaria delle molte che potrebbero palesarsi in futuro e con cui dovranno confrontarsi i nostri figli. Tuttavia, diversamente dai membri di uno dei governi italiani più raccapriccianti di sempre (quale è quello in carica), i quali si sarebbero fatti gioco dell’infezione Covid19 che avrebbe riguardato un poliziotto membro della sicurezza di Matteo Salvini, io non me la sento di gioire dello status-quo o del danno arrecato a terzi. Diversamente da tanti giornalini e giornaletti italiani non me la sento di gioire neppure del fatto che codesta calamità stia interessando anche Francia, Germania e tanti altri paesi.

Diversamente da tutte queste menti-brillanti io mi chiedo solamente quanto ci metteremo, noi tutti, ad apprezzare nella sua completezza codesto nuovo concetto ontologico di “livellamento”, a comprenderne le sue profonde implicazioni (nonché le difficile domande senza risposte che pone) sulla vita di un intero pianeta, certo!, ma anche e soprattutto sul destino ultimo di tutte le nostre anime.

Rina Brundu

PS Qua sotto qualche esempio plastico della “intellettualità” e della “capacità politica” che dovrebbe traghettarci fuori dall’abisso…

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