PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Sul perché siamo costretti a gridare “Forza Renzi!”. E sui patemi del vecchio Michele Serra espressione plastica dell’intellettualità analogica e schierata prodotta in Italia negli ultimi 30 anni!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Serra, chi? Quando ho visto il post di Dagospia per un momento sono rimasta perplessa, non ricordavo chi fosse codesto Michele Serra di cui cianciavano. Poi, alla stregua di un San Paolo denoartri, mi sono illuminata sulla strada del renzismo bollito e stracotto. È stato a quel punto che mi sono ricordata dell’ex direttore della rivista satirica “Cuore” che furoreggiava negli anni 80; è stato a quel punto che mi sono ricordata dell’ennesimo “rivoluzionario” italico nato incendiario, appunto, e morto (almeno intellettualmente, questo sì, senza ombra di dubbio!), pompiere; è stato a quel punto che mi sono ricordata della mitica intervista della Gruber (la Fallaci intervistava Khomeini e tutto torna), al Serra renzista adoratore del duce di Rignano perché a suo dire “non c’è nulla di meglio” (1).

Pensa tu! È già!, perché, diversamente da come la racconta Dagospia, i peccati intellettuali di Michele Serra sono tanti, così tanti che proprio come scrivevo nel 2015 non si capisce davvero perché bisognerebbe leggere codesto signore: a che pro? Per illuminare quali menti? Forse per trasmettere per osmosi il suo acume intellettuale che lo ha portato a capire cos’era e cos’è stato il renzismo ben 6 anni dopo?! Accipicchia che lenza! Che capacità neuronale da fare invidia a Witten e Susskind messi insieme, sic!

Dato che però io, a differenza di Serra e di buona parte dei “menanti” italiani, preferisco dire e scrivere ciò che penso, sempre e comunque, anche perché io non ho referenti politici da contentare… non comprendo neppure cosa avrebbero da felicitarsi nella redazione del “Fatto Quotidiano” dell’ennesima figura di merda fatta da codesto loro collega repubblichino. Ricordo infatti che il “Fatto” è quel giornaletto che – ligio alla venerazione verso il partito di riferimento (l’ex Movimento Cinque Stelle), ha buttato a mare ogni etica e ogni deontologia pur di sostenere l’inviso “governo delle poltrone viventi”, ovvero quel governo capeggiato da un signore che prima era Premier di una alleanza di centrodestra, poi di centrosinistra, e ora sembrerebbe impegnato a ricercare altri riposizionamenti pur di non mollare cadegra e pur di non chiedere parere in merito al popolo italiano, ma si può? Certo che si può nell’Italia dove il termine “democrazia” è un apostrofo putrefatto tra le parole “t’amo pio bove…”, pardon, “t’amo mio mentore politico”.

In verità la disfida incidentalmente proposta dal post di Dagospia è di quelle durette e per onestà intellettuale (qui però mi scuso se oso parlare di corda in casa dell’impiccato!), la stessa andrebbe posta in codesti termini: è più ridicolo l’esegeta Serra che comprende un “fenomeno politico” con sei anni di ritardo, o è più ridicola una redazione anti-renzista (a parole) che dipende politicamente dal renzismo e dalle sue bizze?

Io direi che in questo caso siamo pari-pari; direi inoltre che è tempo di muovere da simili amenità oramai goliardiche, soprattutto perché la triste realtà dei fatti al tempo del grillorenzismo è una sola, ovvero che piaccia o non piaccia noi siamo adesso costretti a sostenere codesta scalcagnata campagna di Renzi. La speranza è che il duce di Rignano trovi un attimo di lucidità; la speranza è che finalmente riesca a comprendere il drammatico vulnus-democratico che sta disonorando la nostra nazione. Del resto, non bisogna dimenticare che coloro che hanno sostenuto il renzismo ieri sono gli antirenzisti di oggi; sono i poltronari per eccellenza! In questo momento Matteo Renzi ha insomma una occasione storica per mandare a casa codesta casta di incommentabili e così facendo di mondare parzialmente la sua figura politica davanti alla Storia.

Che questo non lo comprenda Serra o non lo comprenda la redazione del “Fatto” non mi sorprende, ma la speranza che il miracolo possa effettivamente accadere non va perduta perché vi è appunto in gioco il nostro onore, la nostra democrazia, la nostra libertà.

A casa il governo delle poltrone viventi, a casa la nostra vergogna più grande!

Rina Brundu

 

(1)

4 Dicembre 2015

Come si fa? Come si fa ad avere in video questo Michele Serra, già padre della rivista satirica Cuore, eroicamente sopravvissuto alla sua ultima fatica editoriale[1], che attribuisce la sua mancanza di… lo diciamo?… mah sì, del resto il Serra dei tempi migliori l’avrebbe scritto… di coglioni (altro che intellettualità!), nei confronti del renzismo che regna, all’età e al fatto che ormai la politica non esisterebbe più? Come si fa a portare in video, come ha fatto quest’oggi Lilli Gruber, questo Michele Serra rassegnato, vittima del suo stesso mito, che voterebbe il renzismo perché non c’é nulla di meglio, che invita i quarantenni a fare a meno delle guide spirituali, dei guru del passato (lui incluso), e a fare tutto da sé? Come si fa a portare in video questo Michele Serra pieno di contraddizioni, che mentre sprona a dimenticare i datati maestri, non si fida delle tecnologie digitali, e snobba un partito come l’MS5 al 27% del gradimento nel paese, perché preferisce, dice lui, gli incontri gomito a gomito nella strada, nelle “gabine” elettorali?

Come si fa a invitare in trasmissione questo Michele Serra rassegnato, che ammette la sua rassegnazione, e durante tutto il programma non riesce a venirne fuori con alcunché di interessante, di pungolante, con alcunché di provocatorio, però ci invita, con fare dimesso, a comprare il suo libro? Perché? Perché dovremmo comprarlo quel libro? Per leggere le sue memorie?

No, probabilmente bisogna comprarlo perché a Serra non piace la disintermediazione, cioè questa attitudine tutta figlia dell’età digitale, in virtù della quale le persone decidono da sé, decidono di auto formarsi, di evitare gli intermediari culturali come Serra, decidono di dubitare di qualsiasi “verità rivelata”, di volersi fare una opinione propria fuori dalle grinfie dell’usato indottrinamento politico.

Dispiace per Michele Serra, ma dopo averlo visto oggi in tv non posso fare a meno di pensare che se magari ci fosse stata una possibilità di disintermediazione anche al tempo in cui ha costruito il suo mito, a quest’ora non starei qui a piangerne la caduta.

Sull’argomento “asservimento intellettuale della sinistra al renzismo”, il tema di cui voleva trattare la Gruber nell’odierna puntata del suo programma, preferisco invece glissare. Non ho mai cullato il mito dell’intellettualità radical chic, che per me è espressione ossimorica. I veri intellettuali italiani di cui andare fieri sono altri, sono per lo più già passati a miglior vita da parecchio tempo e sicuramente non iniziano con quelli elencati dal pur bravo Andrea Scanzi[2], pure lui presente in studio. La Gruber dovrebbe insomma evitare di far finta di sorprendersi per il su citato “corrente asservimento dell’intellettualità di sinistra al renzismo”: non c’é nulla di strano nel fatto che questo sia lo stato delle cose, piuttosto è una drammatica conseguenza delle cose!

[1] È noto però che  lo stress post-partum può procurare qualche problema.

[2] Giovane giornalista de Il Fatto Quotidiano.

Tratto da BRUNDU R., Diario dai giorni del golpe bianco, Ipazia Books, 2019.