PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Il baudismo è morto: viva Amadeus, l’anti Baudo ispirata spalla di un Fiorello-Totò!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

sanremo

Fiorello e Amadeus. Al centro Diodato vincitore del Sanremo 2020 con “Fai rumore”

Ci sono voluti settanta anni ma ce l’hanno fatta: il Festival di Sanremo si è finalmente trasformato in uno spettacolo perfetto! Beh… quasi, avessero fatto a meno della spiacevole speculazione etica della Rula denoartri e della solita speculazione pseudo-culturale del Benigni agli sgocciali, sarebbe stato meglio, ma nella vita non si può avere tutto, specialmente nella nostra bella Italia che pur scalciando come un animale in gabbia fa una fatica immensa per liberarsi dagli antichi retaggi!

Uno di codesti antichi incubi però è davvero morto: il baudismo al festival e… incredibile a dirlo lo ha ucciso con una signorilità, un’eleganza, una spavalderia, una “normalità” di passo inimmaginabile prima, un conduttore su cui non avrei scommesso cinque centesimi! Amadeus, appunto!

Cosa intendo per baudismo? Intendo una modalità analogica di occupare tutto – dicasi tutto – lo spazio “teatrale”, occuparlo fisicamente, dialetticamente, spiritualmente, trasformando lo show rappresentato in un panettone didascalico, mosso da ritmi meccanici studiati a tavolino, gestito esclusivamente da un deus ex-machina (che è direttore artistico, conduttore, presentatore, autore, cantore, referente politico e rappresentante della divinità in terra) uno e trino, sempre masculo nell’essenza.

Commettendo questo attesissimo omicidio, Amadeus ha fatto per le donne molto di più di quanto potranno mai fare le “sceneggiate” già stigmatizzate nel primo paragrafo. Le ha affrancate a tal punto che, finalmente libere di gestirsi a piacimento sul palco, di produrre lai senza contenimento… alcune hanno preferito suicidarsi mediaticamente lì per lì.

Resta il fatto che sono state davvero tante le perle viste in questo festival, sebbene quella che mi ha colpito di più sia stata la “rivelazione” (almeno per me) Fiorello! Pur ritenendolo bravo non ho mai amato troppo questo personaggio televisivo. Ieri però la sua indubbia arte mi ha tolto ogni dubbio. Mi ha convinto nell’unico modo in cui si sarebbe potuto convincere me, ovvero trasformandosi nella straordinaria maschera Fiorello-Totò, la quale maschera, pur senza fare il verso all’immenso mito napoletano, ricalcava tutta la sua innata capacità di fare arte.

Ci sono stati alcuni momenti della serata di ieri (tra gli altri, l’infinita guerra di background di Fiorello contro il treno degli abiti delle colleghe che minacciava di far scivolare i presenti sul palco, le sue incursioni sul palcoscenico paventando improbabili incombenti “tragedie”, etc), che davvero richiamavano la grande vena teatrale partenopea, una commedia degli equivoci-sui generis, una “baruffa-chiozzotta” goldoniana talmente geniale da far restare incantati.

Anche il volto non più giovane di codesto showman, incorniciato da capelli corti oramai brizzolati mi ricordava in qualche modo quel mostro di bravura che è stato il principe De Curtis. Certo, si tratterà di un effetto studiato, ma l’arte che ha sostenuto l’incredibile performance di Fiorello è certamente tutta sua e questo va riconosciuto e annotato, senza se e senza ma.

Veramente bravi Fiorello e Amadeus: chapeau!

Rina Brundu