PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Sanremo 2020: dalla farsa in stile nepotistico del premio ai giovani alla leggerezza gotica dell’essere Achille Lauro, alla nuova straordinaria boiata Made in Morgan!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Una spettacolare immagine di Achille Lauro

Non ho visto le prime tre puntate del Festival di Sanremo 2020, ma ignorare le ovazioni inneggianti, celebrative, laudatorie, encomiastiche, a testate-unificate della nostra “Grande Stampa” non è stato facile, così come non è stato facile evitare le apologie capziose e retoriche dirette verso il Benigni di lotta di governo renzista, impegnato a fare ciò che continua a fare da anni (e per questo pagato profumatamente col denaro del contribuente ad ogni occasione governativa propizia, mentre è indubbio che questa purtroppo lo sia!): utilizzare l’arte dantesca per i suoi fini, qualunque essi siano. La fortuna di Benigni è che Dante è morto perché se fosse ancora vivo, da uomo coriaceo qual era, forse la sua “rappresentazione” – ormai ripetuta ad-infinitum, oltre  il-bonuscopyright – l’avrebbe raccontata altrimenti da come la racconta la corte mediatica sinistrica adorante.

Difficile anche non notare le tante “buone donne” salite su quel palco, tutte rigorosamente “listate” di rosso, nonché impegnate a difendere i diritti delle altre donne, straparlare di drammi altrui, imporre occasioni di una riflessione-mediatica ossimorica nell’essenza, ma che proprio nel suo essere tale ha detto tutto ciò che c’era da dire sulla sostanza del messaggio inviato e sul valore estetico dello “spettacolo” che si aveva davanti.

Giusto per farmi dell’altro male ho quindi deciso di seguire la puntata odierna, in tempo per vedere la “performance” del giovane Gassman (autorata dal duo Gassman-Costanzo, pensa tu!). Proprio vero: a volte nascere in una famiglia nota è una iattura… per il futuro artista, certamente!, ma anche e soprattutto per il pubblico che cotanto “talento” lo deve sopportare. Per la precisione quello stesso pubblico che poi ha dovuto far finta di credere che Gassman abbia davvero vinto col 50,1%. Che culo!

Muovendo dalle sabbie mobili del solito negozio di tipo nepotistico denoartri (brutalmente detto “favoritismo verso i soliti noti”), ecco che ti viene incontro il giovane Iannacci ed è allora che le riflessioni non possono che diventare più “impegnate”. Ti domandi, per esempio, perché un giovane uomo così simpatico, chiaramente un bravo ragazzo, non riesca a vivere una vita tentando di essere prima di tutto se stesso, invece che la versione sbiadita e copiata del padre, peraltro senza avere lo stesso talento o capacità di showmanship del genitore?!!

Festival che vai altre dive improbabili che trovi, proprio come la Giordana che suo malgrado ha tentato di fare il verso a una Mia Martini lontana anni luce dalle possibilità di questa giovane. Proseguendo lo story-telling si potrebbe certamente usare una critica più “sharp”, dunque inchiodare più o meno tutto ciò che si è visto, ma parafrasando il pure presente cantante-anelante Anastasio (un nome, un destino?): che qualcuno mi fermi qua, che senso ha?

Detto questo, l’onestà intellettuale vuole che si scriva pure di come, intorno alla mezzanotte, ovvero quando avevamo già scordato di essere nel “tempio” della musica leggera italiana, sia avvenuto un qualche cambiamento di marcia. Dopo una brava Irene Grandi che ha riportato sul palco una ventata di brio in stile anni ’80, il successivo ingresso di Achille Lauro accompagnato dall’insostenibile leggerezza gotica del suo essere, ha ridato senso artistico all’intera manifestazione!

La grande Gianna Nannini è arrivata subito dopo, mentre in chiusura la nuova boiata Made in Morgan è valsa in-se tutto il tempo speso a guardare questa tipologia di intrattenimento-per-la-pancia: mitico!

Rina Brundu