PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

In morte dell’ultimo grande giornalista italiano: omaggio al “rompiscatole” Giampaolo Pansa.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Alcuni giorni fa è scomparso Giampaolo Pansa. La sua morte in qualche modo chiude un’era, l’era dell’illusione dell’esistenza di un giornalismo epico et etico italiano e di giornalisti epici ed etici. Pansa è infatti appartenuto a quella ristretta schiera di professionisti della carta stampata (gli altri sono Fallaci, Montanelli, Guareschi, Flaiano), che malgrado avessero piena coscienza del “marcio” intrinseco alla professione (fu proprio Pansa a scrivere in “Carte false”: “Non tutti i giornalisti italiani mentono. Ma una parte di noi, in epoche diverse, ha sempre mentito. Abbiamo mentito per conto del padrone del giornale, soprattutto quando l’interesse numero uno del padrone non era quello di vender notizie. Abbiamo mentito per riguardo al potere politico dominante. Abbiamo mentito per favorire l’opposizione.“), hanno combattuto – pagandola sulla pelle – la personale battaglia per la libertà dello spirito.

Per un intellettuale la libertà di dire, di pensare, di scrivere, di agire, è tutto, senza si diventa servetti ammaestrati; si diventa amanuensi medievali intenti a celebrare le lodi di un principe di tipo rinascimentale; si diventa schiavi dell’istinto e di quel suddetto feudatario, mentre il fatto che questi penda a destra o a sinistra non fa alcuna differenza. La libertà ha un prezzo. Alto. Altissimo. Lo si paga con l’esclusione da cenacoli trendy, lo si paga con la solitudine, lo si paga con la sofferenza. Ma la “libertà” è anche tutto ciò che può portare un maggiore splendore dell’anima nel momento del redde-rationem, vale a dire è ciò che può portarci tutto ciò che conta, tutto ciò che ha valore, tutto ciò che ci definisce come intelletti, come esseri raziocinanti e accorti oltre le necessità del patinato, ovvero quando messi a confronto con la motivazione ontologica che spiega il nostro esistere così come esistiamo, che spiega il nostro agire così come agiamo.

Le battaglie di Pansa le conosciamo tutti. Da quella più antica e più nobile che lo ha portato a inimicarsi la pseudo-intelligentzia di sinistra di tipo scalfariano, allo scopo di raccontare una verità storica quale è sempre stata quella degli innumerevoli crimini di guerra commessi dai partigiani, alle altre più vicine ai giorni nostri. Nel febbraio 2016, seppure con un po’ di ritardo (il renzismo, infatti, andava criticato con determinazione sin dall’estate 2014), Pansa fu uno dei primi e dei pochi giornalisti italiani che non esitarono a scagliarsi contro Matteo Renzi. Mirabile il suo “j’accuse” durante la trasmissione “Otto e mezzo” dell’11 febbraio: “Macché, macché! Travaglio lo sopravvaluta (nda: sopravvaluta Renzi)…. Questo signore (nda Renzi) non ha una strategia perchè non è capace di averla… Renzi spara cazzate!! Il suo grande alleato è la vigliaccheria congenita del sistema politico italiano! E che fai tu, Gruber? Sei diventata una sostenitrice di Renzi? Non ti riconosco più! Cosa pensi possa accadere ad un paese come questo guidato da un Premier come questo? Cosa credi sia successo oggi per giustificare la “lettera” a “Repubblica” pubblicata senza critiche? Renzi avrà chiamato Calabresi e gli avrà ordinato: “Senti, c’ho una lettera… pubblicamela!”. Un giorno chiamerà Cairo e gli dirà: senti, questa Gruber mi sta sulle scatole, toglila!”.

Successivamente, invece, Pansa lanciò il suo anatema contro il grillismo e io in quell’occasione non lo capii. Non capii le ragioni del suo astio. Dopo quanto è accaduto nell’agosto 2019 comprendo meglio, naturalmente. Comprendo anche che questo giornalista è stato davvero una delle poche menti mediatiche pensanti, etiche e capaci che poteva vantare la nostra nazione. Da oggi in poi, senza di lui, siamo dunque un poco più soli, mentre i “Kompagni” che ci sono rimasti, che giorno dopo giorno campano alle spalle di quello stesso popolo che non li ha mai chiamati a rappresentarlo, fanno impressione. Fanno impressione adesso così come in quelle fatidiche ore in cui, nottetempo, i nostri avi si trasformarono da ferventi fascisti, in anti-fascisti e partigiani ipocriti, proni a speculare su tutto ciò che è sacro, sul martirio dei tanti!

Onore a Giampaolo Pansa dunque, l’ultimo dei grandi giornalisti italiani!

Rina Brundu