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MASSIMO PITTAU – MACROTOPONIMI DELLA SARDEGNA. Estratto: da ARBATAX a ARDALI…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Estratto

Arbatax (Arbatács, pronunzia locale Arbatássa, Arbatássi) – Questo nome di una frazione di Tortolì (Ogliastra), sul mare, richiama gli altri toponimi sardi Álbitu, Albitròni (Olbia), è da confrontare col tosc. àrbatro, àlbatro, albatresto «corbezzolo», col maddalenino árbito, col còrso arbitrónu (suffissi tirrenici -st- e -on-) (REW 610, DEI, DELI²) e col lat. arbutus, arbitus «corbezzolo» (finora di origine ignota, ma probabilmente ‘editerranea’; DELL, NPRA 22). È da precisare che il corbezzolo alligna anche in stretta prossimità del mare. Cfr. Arbatéi (Olzai), Arbateni (Teti).- Errata e perfino strampalata è la etimologia corrente che interpreta il nostro toponimo come “la Quattordicesima (torre costiera)”, che deriverebbe dall’arabo arba’tá’sc(i); è inconcepibile infatti che gli Arabi o Saraceni, temutissimi e odiatissimi dai Sardi, spingessero questi ad accogliere e adottare un loro vocabolo.- La più antica attestazione del toponimo che sono riuscito a trovare risale agli anni 1580-1589 e compare nella Chorographia Sardiniae (86.10) di G. F. Fara: promontorium Arbatargii.

Arborea (Arborèa). L’abitante Arboresu – È il nome del più glorioso dei Giudicati sardi, quello che più a lungo tenne alto il vessillo della indipendenza sarda dai dominatori forestieri e che aveva come capitale Oristano. È molto probabile che il coronimo derivi da Arbarèi, che era il nome di una porzione della Marmilla che comprendeva i villaggi di Pauli Arbarei e Mara Arbarei o Villamar (vedi).- Già dalla comune coscienza linguistica questo toponimo è stato accostato al lat. arbor,-oris «albero», come dimostra il fatto che lo stemma del Giudicato contiene appunto la figura di un albero. Io confermo questo accostamento, ma non a titolo di derivazione, bensì a titolo di parentela genetica. Cioè dico che la radice *arbor-, *arbar- «albero» esisteva in Sardegna già prima che ve lo portassero i Romani, come “doppione”. Ciò è dimostrato dal fatto che il detto tema in Sardegna risulta documentato con ben tre differenti suffissi sardiani o protosardi: 1°) -èa, -èe, -éi, nei medievali Arbare, Arbore (evidentemente Arbarè, Arborè), Arvarè, Arbarea, Arbaree, Arborea, Arboree, Arborei, Arvorea (CREST 249; SSls 149, 160); 2°) -késu, nell’etnico Arbarikesu o Arborikesu (CSNT, CSMB, CDS I 252/2), come negli altri etnici sardi Bitichesu, Bosovekesu, Crastachesu, (F)Onniqesu, Lottoracesu, Sorrakesu; 3°) -s(s)-, nel toponimo Arbaressa (= Baressa), come Gonnesa e Ichnoũssa (vedi).- Ovviamente il nostro coronimo risulta citato numerosissime volte nei documenti medievali sardi.

Arborea² (Arborèa) (cittadina della provincia di Oristano) – È un centro abitato di formazione molto recente, il quale era stato inaugurato il 28 ottobre del 1928 col nome di Mussolinia – in onore di quello del dittatore fascista – in mezzo a una zona sottoposta a bonifica idraulica e agraria. Alla fine della II guerra mondiale, con decreto legge del 17 febbraio 1944, gli è stata mutata la denominazione in quella di Arborea. Questa corrisponde al nome glorioso dell’omonimo «Giudicato di Arborea» (vedi). E sono del parere che nessuna nuova denominazione poteva essere più appropriata di questa per indicare quel fiorente centro agricolo.

Arbus (villaggio del Guspinese, della curatoria di Monreale). L’abitante Arbusesu – La spiegazione letterale di questo toponimo è facile e chiara: significa «Bianchi», in plur. campidanese, e deriva dal lat. albus,-a,-um «bianco-a». Però non è altrettanto chiara la esatta spiegazione di una tale denominazione; la spiegazione più verosimile ci sembra la seguente: premesso che di fatto esiste in Sardegna il cognome Arbus, che significa «bianchi di carnagione o di capelli», in plur. di famiglia (DICS), è lecito pensare che nel nostro toponimo ci sia un riferimento a is Arbus, cioè agli originari proprietari di un furriadroxu «cascinale» (vedi), attorno al quale si è in seguito sviluppato il villaggio (cfr. is Fonnesus, is Gannaus, is Loccis, is Pittaus).- Probabilmente il paese è citato nel Codex Diplomaticus Sardiniae (CDS I 260, CXXIII anno 1187) come Arbis; è citato nel Codex Diplomaticus Ecclesiensis (CDE 1031) e compare tra le parrocchie della diocesi di Terralba che nella metà del sec. XIV versavano le decime alla curia romana (RDS 1411, 1910, 2446, ma in forme chiaramente errate, ragion per cui Pietro Sella ha fatto confusioni nella identificazione). E infine il villaggio è citato nella Chorographia Sardiniae (200.25) di G. F. Fara (anni 1580-1589) come curatoria de Arbus, oppidum Arbus.

Archittu, s’, (Cuglieri) – Poco a sud di Santa Caterina di Pittinuri (vedi), è una parete rocciosa attraversata alla base da un grosso foro, a forma di un piccolo arco o ponticello, attraverso cui si ondeggia il mare. Il toponimo significa letteralmente «il piccolo arco, l’archetto» (CS 34).- Il sito è citato come Architum da G. F. Fara, nella sua Chorographia Sardiniae (94.25), il quale sensatamente vi pone il Korakódes limén citato da Tolomeo (III 3, 2) «e cioè – ha scritto Emidio De Felice (CS 73) – letteralmente “Porto a forma di becco di corvo”, che potrebbe corrispondere, per la posizione e per la forma, all’insenatura a sud di Santa Caterina di Pittinuri delimitata da Punta di Cagaragas e da Punta Torre su Puttu». Per il vero il De Felice fa riferimento a una forma errata dell’ultimo toponimo, che invece all’inizio del Novecento suonava ancora Caragodas, Caragoras e Cagarogas (A. Taramelli, Notizie degli Scavi, 1918, 302 segg.). Ebbene Caragodas è chiaramente lo svolgimento regolare dell’antico toponimo Korakódes. A mio avviso i dubbi espressi dallo stesso De Felice su codesto suo accostamento – anticipato però dal moderno commentatore di Tolomeo Karl Müller – debbono cadere di fronte non solo alla esatta forma del toponimo odierno, ma anche a questa importante circostanza: Cornus doveva avere il suo porto nelle immediate vicinanze della città e non lontano, a Cala su Pallosu o a Cala Saline, come hanno scritto alcuni storici recenti, siti che distano circa 10 chilometri da Cornus (vedi). D’altronde la questione sull’esatta ubicazione del porto di Cornus è stata decisa in maniera definitiva da un comunicato divulgato dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Oristano e pubblicato nel quotidiano L’Unione Sarda dell’11 giugno 1998, il quale riassume i risultati conseguiti da una loro squadra di sommozzatori: «Abbiamo accertato che in prossimità dell’arco di roccia esistente (S’Archittu) si trova un corridoio scavato nel fondale del mare a dieci metri di profondità; abbiamo scoperto un canale navigabile scavato nel fondale roccioso che permetteva l’accesso al porto, dal mare aperto, dei tanti natanti in arrivo ed in partenza; abbiamo scoperto le tracce di una banchina d’ormeggio con regolare piano rialzato per le operazioni di carico e di scarico di merci e passeggeri; abbiamo scoperto un punto d’attracco, in corrispondenza del quale, in superficie, si trovano due rudimentali bitte per l’ormeggio con una sezione di un metro e la distanza fra di loro di dieci metri, scavate nel calcare; abbiamo scoperto svariati reperti archeologici quali cocci, anfore, vasellame di ogni genere che fanno desumere come il porto nel passato fosse intensamente frequentato da traffico mercantile» (vedi LCS II, cap. XII).

Arci, Monte Arci (provincia di Oristano) – Montagna che si eleva alta e improvvisa sulla pianura di Marrubiu e di Sant’Anna, nel Campidano di Oristano. È probabile che l’oronimo derivi dal lat. arx, arcis «arce, roccaforte», supponendo che la montagna sia spesso servita come temporaneo rifugio per le popolazioni della pianura, le quali hanno a lungo patito il flagello delle feroci incursioni dei pirati saraceni (vedi San Nicolò d’Arcidano).- Questo monte è citato nella Chorographia Sardiniae (100.14) di G. F. Fara (anni 1580-1589).

Ardali (Árdali) (frazione di Triei, Ogliastra), in antico chiamata anche Ardaledda (VSG). L’abitante Ardalesu – Sul piano strettamente fonetico il toponimo sembra che possa essere accostato a quello Ardala della Cappadocia, in Asia Minore, terra di origine dei (Proto)Sardi e degli Etruschi (LISNE 83) (cfr. Arzachena, Bargasola, Bolotana, Caralis, Libisonis, Scandariu, Sindia, Siniscola, Tiana). Che il toponimo sia di origine sardiana o protosarda è confermato dai seguenti altri toponimo corradicali: Ardalái (Lanusei/Loceri), Ardalasè (Ilbono), Ardalusé(i) (Sorgono), Ardulái (Desulo), Arduli (Talana) (ossitonia, suffissi e suffissoidi). Però circa il significato originario di tutti questi toponimi purtroppo non siamo in grado di affermare nulla di scientifico. A meno che non sia da connettere e spiegare con Ardauli (vedi).

Continua….

Uno straordinario viaggio in Sardegna alla scoperta delle “origini” delle sue tante “ville”, villaggi, “villaggetti”, alla scoperta di tutti i suoi “luoghi” attraverso un attento studio storico-linguistico. Impreziosito e arricchito da quasi 600 voci, “Macrotoponimi della Sardegna” è l’ultimo formidabile regalo di un grande sardo, di un grande uomo di cultura, di un grande linguista e glottologo italiano, quale è stato Massimo Pittau, alla sua amata isola, ai suoi conterranei, a tutti noi.

CONTENUTI

NOTA EDITORIALE
PRECISAZIONI
MACROTOPONIMI DELLA SARDEGNA
APPENDICI
L’ULTIMO SCRITTO
IL MACROTOPONIMO “SASSARI”
CURRICULUM DI MASSIMO PITTAU
OPERE SCIENTIFICHE

Fonte: ipaziabooks.com

NOTA EDITORIALE

Quando Massimo Pittau se n’é andato, lo scorso 20 novembre, il lavoro di pubblicazione dei Macrotoponimi della Sardegna con Ipazia Books era già iniziato e con la determinazione che gli era tipica il professore insisteva affinché fosse portato a termine il più presto possibile.

Col senno di poi si può comprendere, forse, il perché di tale fretta. Resta il fatto che dopo la sua scomparsa non è stato facile riprendere in mano la sua opera. Tuttavia, avendo collaborato continuativamente con Massimo Pittau per circa dieci anni, sono sempre stata cosciente anche di un altro suo grande insegnamento, ovvero che bisogna lavorare con maggior dedizione proprio nei momenti più difficili.

Riflettendo nelle mie conclusioni e intenzioni anche l’intendimento della famiglia, si è quindi deciso di fare in modo che il volere del professore fosse rispettato fino alla fine.

Il risultato di questo impegno è un eccezionale volume che si fa straordinario viaggio di conoscenza in Sardegna alla ricerca della nostra più profonda identità culturale e che, mercé il tempo in cui viene reso disponibile, riesce finanche a diventare l’ultimo regalo di fine anno alla sua terra, ai suoi conterranei, da parte di un suo grande figlio, loro fratello, da parte di un grande sardo che è stato anche un acuto linguista e glottologo italiano.

Rina Brundu, Ipazia Books, Dublino, dicembre 2019

Massimo Pittau – Copyright Rina Brundu

Massimo Pittau – (Nuoro, 6 febbraio 1921 – Sassari, 20 novembre 2019) è stato un linguista e glottologo italiano, studioso della lingua etrusca, della lingua sarda e protosarda. Ha pubblicato numerosi studi sulla civiltà nuragica e sulla Sardegna storica. Le sue posizioni riguardo al dialetto nuorese (massima conservatività nell’ambito romanzo) sono vicine a quelle del linguista Max Leopold Wagner con cui è stato in rapporto epistolare. Nel 1971 è entrato a far parte della Società Italiana di Glottologia e circa 10 anni dopo nel Sodalizio Glottologico Milanese. Per le sue opere ha ottenuto numerosi premi.