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Onore a Maurizio Belpietro. Ma perché, da Fallaci, a Montanelli, a Guareschi, i più grandi giornalisti italiani sono sempre stati di destra?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

belpietro

L’ultima condivisibilissima “denuncia” di Belpietro. Fonte: il sito de La verità.

Pensa tu, non ci avevo mai riflettuto sopra! Ho cominciato a farlo solo ora, dopo la scrittura di un intero saggio sul giornalismo italiano e mentre affaccendata in studi-fratelli.

Ci ho pensato particolarmente questa mattina quando navigando sul sito de La verità, il quotidiano edito da Maurizio Belpietro (a questo proposito anche un’altra domanda sorge spontanea: perché l’editore non lo ristruttura quel luogo virtuale per renderlo graficamente presentabile?), cioè edito e scritto da un giornalista sicuramente di destra, ho preso nuova visione del grandioso lavoro informativo che sta portando avanti costui da diversi anni.

Di fatto, il suo quotidiano è attualmente l’unico giornale italiano che si possa leggere quando si è alla ricerca, se non di una qualche verità, di una prospettiva interpretativa mediativa diversa da quella proposta dal terrorizzante carrozzone omologato e analogico che fa da deferente referente mediatico all’attuale esecutivo composto da tanti “ladri di democrazia” come raramente si era visto nella nostra nazione.

Belpietro sta insomma, lentamente ma inesorabilmente, emergendo dalla macchia grigia che di fatto rappresenta in genere i nostri “professionisti” del “mestiere”, per occupare una nicchia tutta sua. Una nicchia certamente valida, informata, credibile, coraggiosa: nessun dubbio su questo!

Belpietro è di destra, già detto! Ecco quindi la reiterazione della prima fondamentale domanda la cui risposta è affatto scontata: perché da Fallaci, a Montanelli, a Guareschi, i più grandi giornalisti italiani sono sempre stati di destra?

Rispondendo a freddo mi sono detta che la motivazione fondamentale di questo status-quo era da ricercarsi nel fatto che – causa l’omologazione del pensiero intellettuale imposta negli ultimi 50 anni dalla pseudo-dittatura della pseudo-sinistra italiana a una intera classe di giornalisti, scribacchini, lecca-fondelli, pseudo-letterati, pseudo-intellettuali, portaborse, macchinisti, fuochisti e affini– la logica probabilistica determinava l’esistere, anche nella nostra nazione, di un qualche pensiero “diverso” che gioco forza splendeva di suo quasi per inerzia!

Un’analisi più attenta del dettaglio storico mi ha però fermato sulla strada di queste divagazioni. Difficile negare infatti che Giovannino Guareschi non sia stato spedito in galera dalle accuse di Alcide De Gasperi, segretario DC, quindi rappresentante della destra storica post-repubblicana. Il discorso non si applica neppure al Montanelli spirito acuto, difficile da domare, e men che meno a quell’Oriana Fallaci professionista di razza che i diktat di destra o sinistra li avrebbe semplicemente rispediti al mittente, di malo modo.

Tuttavia, io resto convinta che la mia prima risposta “a freddo” non sia troppo sbagliata. Non è sbagliata perché se si fa una analisi logica di cosa viene definito di “sinistra” e cosa è “destra”, è senz’altro il mondo “a destra” quello che si fa più tecnicamente e immediatamente “machiavellico”, cioè è quello che per suo “sfortuna” (o fortuna?) è destinato a scontrarsi frontalmente con le “imperfezioni”, soprattutto “etiche”, della natura umana senza paraocchi di alcun tipo. Senza bavagli ideologici.

Ne deriva che se propendi a destra, se non sei un villano, se non sei un malfattore, se sei persona capace e coerente, sai già che non ci sono persone, personaggi, partiti, migliori di altri, che non esistono i duri-e-puri, che il giardino del vicino non è quasi mai più verde, che la capacità ideale su piano molto pragmatico è bene prezioso, raro, attualmente quasi alieno alla contingenza amministrativa moderna e dunque non ti fai illusioni.

Io credo infatti che ciò che contraddistingue i grandi giornalisti come Fallaci, Montanelli, Guareschi sia appunto anche la machiavellica capacità di non farsi illusioni a proposito della natura umana in generale e contestualmente quella di prepararsi a combattere tempi peggiori nel tentativo di raccontare sempre la verità, anche a costo di fare la galera.

Stiamo parlando cioè di un universo etico lontano anni luce dalle arguzie girotondine, dal mondo manicheo delle attuali sardine in scatola, dal giornalismo scalfariano, da tutto ciò che si fa poco chiaro e mira solo a mungere la mucca statale.

Anche per questi motivi molto onore a Maurizio Belpietro per il lavoro che sta portando avanti, nella speranza che già il prossimo 26 gennaio i romagnoli, che non sono fessi, cominceranno a mettere un primo stop sostanziale alla pesante “mungitura” in corso; nell’attesa che venga restituito al popolo non solo il “verdetto” già espresso il 4 marzo 2018, ma soprattutto il suo diritto a vivere in maniera piena e libera la sua sovranità!

Rina Brundu