PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Diario dai giorni del golpe bianco – La stampa grillorenzista scopre il ridicolissimo caso “Fondazione Open”… dopo 5 anni! E sul Kompagno Franceschini ministro renzista e grillorenzista!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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La farsa continua! I grillorenzisti e i loro giornalisti (giornali, direttori, etc.) di riferimento, continuano a muovere al passo della gentil farfalletta, finanche mostrando il caratteristico rossore che adombra e connota sempre le paffutte guanciotte di tutte le “Alici-nel-paese-delle-meraviglie” quando trovansi colte di sorpresa: Ooohhh!

Ooohhh…. Guarda cosa ci sarebbe dietro la Fondazione Open renzista!

Ooohhh…. Ma noi non sapevamo!

Ooohhh… Ma noi non c’eravamo!

Ooohhh….. Ma noi dormivamo!

Tohhh… ma quella “poltrona vivente” non è il munifico (con i nostri soldi) ministro Franceschini già traguardante ministro della Kultura proprio all’epoca di quel governo Renzi e attualmente saggio compare di merende politiche dei Di Maio, dei Conti, di tutta la maramalda truppa di mercenari della poltrona che su tale poltrona siedono anche grazie al nostro passato sostegno?

In tanta nequizia, onore al direttore di “Libero” il quale avrebbe trovato i coglioni per sostenere che i problemi di Renzi sono iniziati dopo aver lasciato il PD: nessun dubbio su questo!

Fortuna che per uno che lascia c’è sempre qualcuno che arriva e, contestualmente, si sono risolti i problemi di Raggi, Toninelli, di quel Di Maio che chiamavano il “bibitaro” and so on and so forth…

Nel mio piccolo, continuo a preferire il giornalismo che si aziona a tempo debito rispetto a quello “coglionazzo”… pardon, paonazzo… dalla sorpresa, s’intende, che leggiamo in questi giorni e dunque pubblico qui un estratto dal “Diario dai giorni del golpe bianco” che dimostra come, volendo, sulla Fondazione Open ci si potesse interrogare anche nel lontano 2014.

Invece, a quel tempo si serviva-tacendo o al più si chiedeva di spartire la torta… Sic!

Povera Italia!

Rina Brundu

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19 Ottobre 2014

Mi ha colpito la smentita della Fondazione Open, pubblicata tra gli altri dal Corsera, sulle dichiarazioni di Stefano Fassina a proposito dei costi della Leopolda 2014 (la convention renzista organizzata dalla stessa Fondazione Open): «Sono assolutamente privi di fondamento i dati sui costi della Leopolda 2014. I circa 2 milioni sono il totale delle donazioni dei sostenitori della Fondazione, e non il costo della Leopolda 2014. Tra l’altro, si tratta dei finanziatori della Fondazione dagli esordi, nel 2012, a oggi. La Leopolda 2014 – conclude la Fondazione – non costa 2 milioni di euro, ma in base a un primo calcolo preventivo, circa 300mila euro».

Quindi la Fondazione in questi anni avrebbe raccolto 2 milioni di Euro, di cui 300000 spesi per organizzare la convention?! Allora, che fine fanno gli altri denari e chi li elargisce? Secondo Il Giornale che avrebbe ripreso i dati diffusi da La Stampa, tanta munificenza arriva da diversi imprenditori. Tra gli altri, scrive Rachele Nenzi su Il Giornale “….ci sono i grandi nomi. Come quello di Fabrizio Landi (10mila euro), freschi di nomina in Finmeccanica e considerato tra i pionieri del business biomedico in Italia, oltre a uno dei nomi forti che avrebbero aiutato l’ascesa di Renzi”. Ma Finmeccanica, che è il primo gruppo industriale italiano nel settore dell’alta tecnologia, nonché uno tra i primi attori mondiali nel settore della difesa, aerospazio e sicurezza, non ha il suo maggiore azionista nel Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano?

«Una parte dell’establishment italiano finanzia con 2 milioni di euro la Leopolda 2015 di Matteo Renzi. Due domande mi permetto sommessamente di rivolgere al segretario nazionale del PD. Per ragioni di opportunità, non si potevano evitare i generosi e certo disinteressati contributi di chi è stato nominato dal governo Renzi nel cda di importanti aziende pubbliche? Le ingenti risorse da te raccolte, invece che per la tua corrente, non potevano essere utilizzate per tutto il PD, ad esempio per aiutare tanti circoli che non riescono a pagare l’affitto e sono costretti a chiudere? Prima il PD» avrebbe dichiarato Stefano Fassina.

Fassina, chi?!, rilanciava tempo fa Matteo Renzi contro l’ex Viceministro dell’Economia e delle Finanze del governo Letta e, sembrerebbe, sua personalissima spina nel fianco. Forse. Tuttavia, questa sorta di operazione contro-rottamativa che Fassina ha lanciato in questi giorni, non è una questione da prendere sottogamba. Anche io che non ho obblighi di vassallaggio verso il Segretario del PD, mi interrogo sul perché di questa ennesima frattura che si è venuta a creare dentro il partito: è un modo come un altro per separare i buoni dai cattivi? Per cancellare con un colpo di spugna il passato? Stiamo assistendo all’avvento di una sorta di radical chichismo post-capitalistico (ma non troppo), digitale e cupido? Nonostante i tanti peccati capitali politici di cui si è senz’altro macchiata la recente dirigenza del PD, trovo molta più nobiltà e dignità da difendere nel mignolo della storia complessiva di quel partito (che non ho mai votato, ma che é stato il partito di Gramsci, di Berlinguer e di tanti uomini e donne grandi e dimenticati), che nelle curiose autoesaltazioni della Leopolda.

Due milioni di euro raccolti in due anni dalla Fondazione Open-convention Leopolda?! Tutti questi donatori sono davvero così disinteressati?! Sono forse angeli imprestati alle più alte sfere dell’empireo collocato a sinistra di Nostro Signore? Ancora (e qui il dubbio mi assilla veramente): è venuto prima l’uovo… pardon, è venuta prima la nomina o la donazione?!

Tratto dall’immortale e inarrivabile:

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