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Mille e un libro da leggere (20) – LADRI DI DEMOCRAZIA di Paolo Becchi e Giuseppe Palma (Onore a La Verità, miglior giornale del 2019)

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Nel silenzio tonante che avvolge l’ennesimo golpe politico italiano, nel silenzio tonante che soffoca la nostra democrazia sfigurata da alcuni arrivisti e carrieristi di professione, che ha visto il voto del 4 marzo 2018 vandalizzato dai soliti profittatori, fa piacere poter raccomandare un libro che finalmente racconta una qualche verità.

Grazie dunque a Paolo Becchi e a Giuseppe Palma per il servizio reso al popolo italiano. Vi invito tutti quanti a leggere questo testo che potete acquistare anche qui, nella speranza che quanto prima gli autori si decidano a crearne una versione ebook.

Segnalo inoltre l’intervista a Becchi de La verità (un giornale che solo ieri questo sito ha decretato il miglior giornale italiano del 2019) ripresa da dagospia.com, da cui prendo il sottostante estratto, dal quale si evince anche il ruolo non marginale che avrebbe giocato il Presidente della Repubblica Mattarella nel consegnare l’Italia ai barbari, quelli veri.

Brusco risveglio in Umbria?

«Quando un partito ottiene un buon risultato alle politiche, poi lo dimezza alle europee e lo dimezza ancora alle regionali prendendo meno voti di Fratelli d’ Italia, come si fa a non trarre le conseguenze. Quelle dell’ Umbria sono state le prime elezioni dopo la nuova alleanza voluta da Grillo. Se si fosse andati a votare prima dell’ accordo col Pd, il M5s poteva presentarsi ancora come forza antisistema. Ora ne è pienamente parte e la corrente di protesta si è spostata tutta sulla Lega. La verità è che la crisi di agosto non doveva finire così».

E come?

«Di Maio non voleva la rottura. E Salvini, quando ha visto l’ uscita di Matteo Renzi, ha tentato in tutti i modi di fermare l’ alleanza tra Pd e 5 stelle. Fino a telefonare al presidente Mattarella, proponendo Di Maio premier con un programma più articolato e una compagine diversa».

Tipo?

«Senza Danilo Toninelli e Giovanni Tria e con Conte commissario a Bruxelles. Glielo dico perché la mediazione l’ ho fatta io, giorno per giorno». (…)

«Non ho potuto scrivere tutto… Quando ho capito che la faccenda si metteva male li ho chiamati. Io ero un sostenitore del governo gialloblù Certo, mancava la sintesi, i leghisti ottenevano un risultato e i grillini un altro. Poi è cresciuto il ruolo di Giuseppe Conte».

Torniamo ad agosto.

«Dopo l’ intervista di Renzi che seguiva le dichiarazioni di Grillo era chiaro che si sarebbe andati all’ accordo col Pd. Di Maio non ne era per niente convinto, ma per fermare il treno ha posto come condizione di fare il premier».

Quindi non è stata un’ idea solo di Salvini?

«Per garantirsi, Di Maio ha chiesto che fosse Salvini a parlarne a Mattarella. Domenica 25 agosto Salvini chiama il Quirinale, ma il presidente è fuori per impegni istituzionali. Quando nel pomeriggio Mattarella richiama e Salvini gli prospetta il governo con Di Maio premier, il presidente non si sbilancia. Non so se informi Di Maio o se avverta Zingaretti, fatto sta che il giorno dopo Zingaretti, fino a quel momento fermo sulla discontinuità, accetta Conte premier. Questa è la pura cronaca. Ora penso che Mattarella cominci a pentirsi delle scelte che ha fatto».

Prima c’ era stata la conversione di Grillo che aveva deciso che il Pd non era più il nemico numero uno. Che cosa gli aveva fatto cambiare idea?

«Non so. So solo che in quei giorni viene informato del fatto che suo figlio è indagato per stupro».

Che cosa c’ entra con il ribaltone sul Pd?

«Magari nulla, non so cosa sia avvenuto nella sua testa. Però c’ è la contemporaneità, il giro sulla moto d’ acqua del figlio di Salvini ha occupato le prime pagine per settimane, dell’ accusa di stupro a suo figlio si è parlato mezza giornata. Fino a quel momento il Pd era il partito di Bibbiano. Poi, improvvisamente, Grillo dice che bisogna finirla con i barbari e allearsi con il Pd».

Tutto si è messo in moto da lì.

«Grillo ha sempre disprezzato Salvini, mentre considera Conte un elevato, lo ha anche scritto. Forse pensa che a lungo andare potrà sostituire Di Maio. Ma quel cambio di rotta è inspiegabile, anche perché c’ era un accordo».Cioè?«Una spartizione di ruoli: l’ associazione Rousseau paga tutti i processi di quelli cacciati dal movimento e Grillo si ritira nel ruolo di padre nobile. Non a caso crea il suo blog mentre Di Maio, appoggiato da Davide Casaleggio, diventa il capo politico. Fino ad agosto, quando cambia tutto».

Ed ecco – poche settimane dopo l’inciucio – il risultato di cotanto impegno...

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