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Lettere a mio padre. 19 luglio 1919 – 19 luglio 2019. La rissa de su “Cramu de Elini”. Omaggio a tziu Bobore Sette

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Tziu Bobore Sette

La figura di tziu Bobore Sette[1] è una figura che non si può non incontrare quando si studia la storia della Villanova Strisaili del XX secolo.

Salvatore (Bobore) Sette, villagrandese di nascita, era fratello di Maria Rita Sette prima moglie di Serafino Manias. Nel 1919, quando aveva solo 29 anni ed era ancora militare, Bobore venne in licenza in Ogliastra e durante la festa campestre della Madonna del Carmine – occasione religiosa che avrebbe testimoniato una violenta lite tra elinesi e seuesi[2] [3] – ebbe un incidente procuratogli dal treno, il quale, partendo all’improvviso, gli amputò una gamba e lo relegò alla condizione di invalido per il resto della sua esistenza. Fu così che Bobore finì col vivere dal cognato, dove restò anche dopo la scomparsa della sorella e il successivo nuovo matrimonio del padrone di casa. Serafino Manias l’avrebbe anche aiutato a ottenere la licenza che dal 1931 gli permise di aprire un’attività di tabaccheria nello stesso locale dove abitava[4]. Diversi anziani villanovesi ricordano anche un tempo in cui in quel primo tabacchino si vendeva di tutto, incluso il vino, e in cui, in epoca fascista, venivano distribuite le razioni alimentari alle famiglie, previa presentazione della tessera.

Uomo di buona compagnia e attivo raccontastorie, alcune curiosità divertenti che lo stesso Bobore amava narrare lo avrebbero riguardato in prima persona. Questo fu il caso della facezia con cui ricordava il giorno in cui venne a trovarlo un venditore di scarpe, il quale si intestardì a volergli vendere il paio.

«Questo è!» ribatteva Bobore mostrando l’unico piede calzato, e non è mai stato chiaro se l’acquisto sia stato concluso. Anche la questione della pensione, che forse non intascò mai, si sarebbe trascinata per lungo tempo a causa dei cavilli burocratici e delle innumerevoli visite di controllo che sarebbe stato necessario fare.

«Non lo vedi che la gamba non c’è?!» si lamentava Bobore, dimenticando che quando vuole lo Stato è sempre cieco, orbo e muto e il suo caso esemplare lo dimostrava in pieno. D’altro canto, dopo essersi insediato a Villanova, neppure don Pietro Vinante mancò di fare una visita al tabacchino, per lo più allo scopo di verificare se il proprietario fosse uso fare il precetto pasquale.

«Certamente, sì!» ribatté con fermezza tziu Bobore e il nuovo parroco, contentissimo, se ne andò. Fu solo tempo dopo, quando il sacerdote volle informare della lieta notizia i parenti dell’anziano commerciante, che egli venne a sapere di come per “precetto” Bobore intendesse l’arrosto d’agnello… ma forse per allora Pasqua era già passata e probabilmente finì tutto lì…

[1] Salvatore Sette, nato a Villagrande l’8 marzo 1890, deceduto a Villanova Strisaili il primo febbraio 1968. (foto dispinibile nel testo)

[2] Questa furibonda rissa è passata agli annali della storia ogliastrina e ancora oggi ne leggiamo in molti luoghi tra i quali il sito del Comune di Elini: “I riti in onore della Beata Vergine del Monte Carmelo si svolgono ogni anno a partire dal terzo sabato del mese di luglio è rappresentano la festa principale del paese. Ha origini antichissime che si perdono nella notte dei tempi e conserva ancora oggi molte delle tradizioni del passato. È una ricorrenza molto sentita dagli elinesi ma anche dagli abitanti dei paesi limitrofi che accorrono numerosi alla cerimonia religiosa che si svolge nella suggestiva oasi naturale del Parco Carmine… (…)…  La festa veniva condivisa con gli abitanti di altri paesi come Seui che, salendo sul trenino che da Mandas porta ad Arbatax prendevano parte ai festeggiamenti. Il 19 luglio del 1919, però, i festeggiamenti furono turbati da un grave episodio di cronaca che culminò nella morte di un giovane. Scoppiò infatti una furiosa lite tra elinesi e ilbonesi da un lato e seuesi dall’altro. Non si conoscono con certezza i motivi che scatenarono i disordini. Gli anziani del paese a riguardo hanno diverse teorie. C’è chi sostiene che i seuesi volessero impossessarsi della statua della Madonna e chi invece getta tutta la colpa su un ilbonese che dopo aver alzato il gomito importunò una giovane seuese. Di certo però si sa che la lite terminò con la morte di un forestiero investito dal treno che riportava i fedeli a Seui. Da allora i seuesi festeggiano la festa della Beata Vergine del Carmelo nel loro territorio”.

[3] Salvatore (Bobore) Sette in compagnia del piccolo Enrico Manias.

Cortesia: Enrico Manias (foto disponibile nel testo)

[4] Nella fotografia di inizio paragrafo, la casa dei Manias nella quale Bobore Sette gestì il suo tabacchino, prima di trasferirlo nella nuova sede sull’altro lato della strada principale. Fonte: Alessio Seoni e Associazione Amistade di Villagrande Strisaili. (foto disponibile nel testo)

Fonte: Ipazia Books

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