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Filosofia dell’anima – Dell’epifania collettiva nella fragilità di Angela

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Non sono mai stata troppo interessata alla figura del politico Angela Merkel. Certo, l’ho sempre considerata una donna in gamba, una tipologia di rappresentante che sarebbe servita anche in Italia, ma nulla più. La mia indifferenza potrebbe essere anche dovuta al fatto che conosco molto bene la deleteria storia recente della Germania e mi sono sempre chiesta dove fossero finiti i ragazzi educati dai criminali Hitler e Himmler, cosa stessero facendo i figli dei figli di quei ragazzi. Come riuscissero a cavarsela per le strade del mondo malgrado il “carico” portato sulle spalle. Oppure, Angela semplicemente non mi ha mai ispirato più di tanto.

Sto parlando della “vecchia” Angela, naturalmente, quella tutta d’un pezzo. Diverso è invece il caso dell’Angela di queste ore. Della donna potente, potentissima, che pochi giorni fa abbiamo scoperto fragile, molto fragile, talmente fragile che in un certo momento di un’importante visita di Stato, mentre lei e il suo collega si preparavano ad ascoltare impettiti gli inni nazionali, il suo corpo ha preso a tremare. Un tremore impressionante, interminabile, si è impossessato di Angela, facendola sembrare nulla più di fogliolina al vento.

Subito ripresasi, Angela e i suoi hanno fatto sapere che si era trattato solo di malore passeggero, scomparso così come era venuto non appena lei ha ovviato alla disidratazione che l’aveva colta sotto il sole brillante di Germania. Può essere che sia stato davvero così, del resto io l’ho sperimentato di persona che le estati tedesche possono essere molto calde, più calde di quanto si sia portati a pensare in Italia. Glielo auguriamo che sia così.

Resta la vivida impressione di quegli interminabili momenti, di quando Angela non sembrava affatto il Cancelliere di Germania, ma somigliava a un filo d’erba in balia degli elementi. Per la prima volta, insomma, Angela assomigliava a tutti noi. Ne deriva che, suo malgrado, quei momenti di personale difficoltà, sono subito diventati una sorta di epifania collettiva, un “reminder” che non è la “potenza” una nostra caratteristica prima, quanto piuttosto la fragilità.

Della fragilità dell’Essere. Peraltro, si tratta di argomento che proprio in virtù della loro “deleteria storia recente”, i tedeschi conoscono molto bene. Ne hanno scritto gli autori autoctoni, i saggisti ebreo-teutonici, e anche gli altri “occhi” che guardavano. Tuttavia, ciò che colpisce me è il fatto che – malgrado la grande Storia così come le piccole epifanie quotidiane, insegnino, continuino a insegnare da par loro – sia in Germania che fuori dai suoi confini si continui a concentrarsi sulla pagliuzza nell’occhio invece che sull’elefante impazzito che corre verso di noi e presto o tardi ci travolgerà. Per le cose pregnanti, per la “fragilità” innata c’è sempre tempo…

Riuscirà, dunque, la grande, potente, forse saggia Angela Merkel a dare un esempio diverso? A capire che forse è arrivato il momento di lasciare la politica per occuparsi del resto? Del suo spirito? A capire che il tempo passa per tutti? Che il tempo rimasto per il “resto” potrebbe essere poco?

Se il metro dell’esempio passato è un metro valido, se ne dubita moltissimo.

Rina Brundu

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