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Filosofia dell’anima – Riflessioni sullo scrittore “politico” Andrea Camilleri che lotta tra la vita e la morte

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

camilleri

Picture source ilfattoquoidiano.it

Le cronache di queste ore raccontano che Andrea Camilleri, lo scrittore, l’uomo di cultura Andrea Camilleri, è stato ricoverato in rianimazione per un arresto cardiaco e che sia in condizioni molto critiche.

Come sempre avviene in questi casi, cioè in presenza di un nome noto in procinto di passare ad altro stato dell’Essere, nell’Italia digitale si formano almeno due partiti: quello degli odiatori a prescindere, pronti a sparare offese e cavolate in calce a qualsiasi articolo dedicato al malcapitato di turno, e quello… forse persino peggiore, del “mood” elegiaco, dei santini giornalistici, degli encomi senza contenimento, talmente esasperati che ti portano non solo ad odiare l’incolpevole trapassato ma persino tutta la razza umana.

Di Andrea Camilleri su questo sito ne ho scritto più volte. Andrea Camilleri è anche l’unico scrittore noto italiano a cui abbia dedicato qualche riflessione più meditata negli ultimi anni, e naturalmente c’è un motivo. Il motivo, di contro, non è certo quello del suo essere il padre del “giallo italiano” come l’ho sentito definire questo pomeriggio in un TG1 che più il tempo passa più ci porta a chiederci quale santo bisognerà implorare perché avvenga l’auspicato salto di qualità dal suo tradizionale modello analogico, dato che una redazione culturale con un know-how tecnico adeguato ai tempi dovrebbe essere il minimo che il telespettatore debba aspettarsi.

Peraltro, l’espressione “giallo italiano” è un ossimoro, finanche inventato di sana pianta, dato che il “giallo”, l’whodunit geniale, non è stato mai nelle corde dello scrittore italiano e chi lo sostiene non conosce nulla della storia di questa particolare “letteratura”. L’Italia, invece, ha prodotto tanto deprecabile “noir” – tra le cui fila troviamo pure l’orribile serie dedicata proprio da Camilleri al Commissario Montalbano – purtroppo tutto ciò che si può produrre e vendere nella nazione che legge di “pancia”, che pensa di “pancia”, che per infiniti motivi non si può permettere un’educazione differente.

D’altro canto, la ragione per cui ho sempre ammirato Camilleri – una delle due ragioni – è perché è stato proprio lui, con la sua voce autorevole, il primo a fustigare la sua stessa creatura. Quale mente raziocinante, spirito capace e acuto, Andrea capiva che lui avrebbe voluto dare altro al suo pubblico, anche quando il “suo pubblico” non riusciva a muovere oltre Montalbano, oltre gli strafalcioni vernacolari in salsa ridanciana. Determinato ad affermare la sua carica intellettuale, questo scrittore sarebbe persino arrivato, alcuni anni fa, dunque quando era già noto, a stamparsi privatamente un tomo in 1500 copie e a distribuirlo tra amici e conoscenti, sbattendosene altamente delle usate prassi editoriali e delle marchette: bravissimo!

Bravissimo perché, malgrado tutto, malgrado i “trend”, malgrado le mode tristanzuole e mediatiche imperanti, è riuscito nel compito di farci vedere uno spicchio della sua vera anima letteraria oltre le ragioni dello scrivere “patinato”. Ma il maestro Camilleri merita un grande plauso anche e soprattutto per il suo impegno di “scrittore politico”. Nell’autunno 2016, prima del disastroso Referendum Costituzionale voluto dal renzismo – quel renzismo che proprio in questi giorni scopriamo ingolfato fino al collo negli scandali della magistratura – quella di Andrea fu una delle poche voci intelligenti a levarsi a difesa del bene prezioso che è la nostra Costituzione. D’intorno vi era il nulla piegato alle ragioni della politica strafottente, i servi del potere, con alcuni che osano persino dirsi “intellettuali”.

Per questi e molti altri motivi non si può che portare rispetto per Andrea Camilleri, per questo signore, per questo autore, per questo intelletto, e dunque augurargli di lasciarsi andare prima che può, perché la morte è solo un passaggio, un termine improprio per definire la meravigliosa vita oltre la vita che lo attenderà. La morte, nel suo caso, sarà anche il modo più lesto per fuggire gli infiniti coccodrilli leccaculeggianti che gli dedicheranno e che – non vi sono dubbi – sarà il primo a schifare.

Buon viaggio, maestro, quando sarà!

Rina Brundu

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