PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Venerati maestri. Il caso della morte dell’improbabile eroe Vittorio Zucconi

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Questa mattina quando ho sentito che il giornalista repubblichino Vittorio Zucconi, figlio di Guglielmo Zucconi, era passato ad altro stato dell’Essere, mi è venuto in mente un solo pensiero: chissà i commenti in calce! Corro a sfogliare il Fatto online e non mi ha sorpreso trovarli chiusi. Per inciso erano chiusi solo i commenti a questo articolo (vedi screenshot sottostante), tutti gli altri erano aperti. La spiegazione del mistero non dovrebbe richiedere una mente di tipo einsteniano: probabilmente le offese, l’immondizia prodotta dai lettori era così tanta che la redazione ha deciso, per rispetto del defunto, di chiudere. Se abbiano fatto bene o male non saprei, semmai il problema è: perché dare una notizia di questo tipo se si già come andrà a finire?

La scomparsa di un familiare, di una persona amata, è una cosa seria e io ritengo che al momento non la si gestisca nelle modalità dovute, neppure in presenza di morte di cittadino meno noto: bisognerebbe infatti che queste cerimonie fossero cosa privata, strettamente familiare, per tutto il resto, incluse le condoglianze di circostanza, c’è tempo. Anche per questo non riesco a capire perché, soprattutto nel caso della scomparsa di personaggi molto controversi, le famiglie non gestiscano diversamente queste situazioni.

Fermo restando il dovuto rispetto per l’uomo, che non facciamo fatica ad immaginare probo, padre meraviglioso, nonno ammirabile, amico carissimo, etc etc…. noi che non lo conoscevamo direttamente (ma che comunque dobbiamo sorbirci la notizia della sua scomparsa come fosse nota degna dell’araldo degli empirei), possiamo solo giudicare il lavoro del professionista, del giornalista. E cosa dovrei dire io che  – specialmente negli anni appena trascorsi – ho dovuto ascoltare molte delle “opinioni” di questo personaggio schierato – ai tempi del peggior renzismo – con una classe politica che ha letteralmente ridicolizzato, depauperato, annichilito, insozzato il nostro Paese? Cioè, cosa bisognerebbe raccontare per non risultare offensivi? Dovremmo raccontare, anche in queste ore di lutto, della tipologia di giornalismo piegato praticato? Dovremmo raccontare, anche in queste ore di lutto, dello sciovinismo da ridicolissimo intellettuale-arrivato (si veda il caso Santanché dalla Gruber – che riportai anche nel Diario dai giorni del golpe bianco)? Dovremmo raccontare, anche in queste ore di lutto, dell’incapacità totale di cogitazione logica che si rilevava?

Potrei andare avanti all’infinito perché io non sposo il buonismo del “Fatto” (che anche questa mattina si è sprecato a creare improbabili eroi del mestiere), e non appartenendo alla casta giornalistica non debbo difendere interessi di parte (cosa che non avrei fatto comunque), ma immagino che a un certo punto occorra fermarsi. Occorra portare rispetto. D’accordo, questo posso comprenderlo, ma almeno ci risparmiassero queste ridicolissime lodi a posteriori che non fanno bene né alla memoria del defunto né a noi come nazione: si stenda un velo pietoso e si riconsegni il simulacro alla famiglia. Ma, soprattutto, si lasci stare il discorso giornalistico perché affrontare lo stesso sarebbe come sgranare in pubblico a uno a uno i peccati mortali di un’anima, cosa che non spetta a noi fare, ma è faccenda privata che riguarda solamente quella stessa anima. È problematica solo sua!

Rina Brundu

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