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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Media e regime (48) – Il caso Mark Caltagirone

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

gossip

Source: dagospia

In tutta onestà dovrei scusarmi per la pubblicazione di questo post tra queste pagine virtuali, dato che Rosebud non si è mai occupato e non si occuperà mai di gossip. Si tratta di una materia che non mi piace, ma non perché la ritenga immorale o scarsamente etica, semplicemente perché penso che l’universo sia così ricco di argomenti da studiare, proprio come ne è ricco il nostro spirito, che sprecare tempo a commentare la miseria umana sia davvero un peccato mortale!

Vero è però che questo ormai famoso “caso Mark Caltagirone”, dal nome del presunto futuro marito della starlette Pamela Prati, che prima non si sarebbe presentato al matrimonio e poi si sarebbe rivelato essere un figment dell’immaginazione di due scaltre PR della suddetta attrice (attrice, forse, in tutti i sensi), è uno di quei rari casi che davvero mettono a nudo la miseria-umana della nostra anima nazionale e dove tale “miseria umana” si mostra in tutto il suo “splendore”, con una gagliardia elevata alla settima potenza.

Mi pare anche di avere letto da qualche parte che il critico Aldo Grasso avrebbe rimproverato i media per l’eccessiva attenzione dedicata a questo “evento”, ma io piuttosto chiederei a Grasso: come potrebbero i media italiani – specialmente quelli “seri”, i giornaloni, magari anche come quelli per cui scrive il pur bravo professor Grasso – evitare di trattare l’argomento dato che ormai si occupano essi stessi solo di pettegolezzo? Come potrebbero i media berlusconici soprattutto, evitare di interessarsi del succulento “scoop” offerto su un piatto d’argento, dato che è proprio questa merda esistenziale che il berlusconismo mediatico ha sempre usato per fare business, per fare denaro, per tirare a campare? Come potrebbe la signora D’Urso rinunciare a speculare mediaticamente su codesta vicenda dato che è su questo tipo di speculazioni mediatiche che va costruendo la sua fortuna specialmente negli ultimi tempi e contestualmente viene premiata dal pubblico proprio per questo?

Come si evince non si può non “trattare l’argomento” e, francamente tra i “dealings” opinabili della D’Urso e quelli del giornale dove scrive Grasso, io ritengo che siano più censurabili quelli di quest’ultimo dato che teoricamente il signor Rossi qualunque è portato a credere che su dati giornali dovrebbero comparire altre notizie, magari, di tanto in tanto, finanche critiche delle imprese corruttive (o silmilari) delle aziende presenti nel CDA di riferimento. Ma, mi rendo conto di chiedere troppo nel paese del giornalismo padronale, nel paese in cui si tratta del “caso Mark Caltagirone” o si mostrano le previsioni del tempo perché di argomenti seri, tipo il il caso Consip, tipo il caso di insider-trading durante il governo Renzi, non si possono trattare.

Detto questo, ciò che sta infine emergendo come background demenziale di quest’ennesimo “caso mediatico” proposto dalla nostra pochezza individuale, nazionale, e dalla nostra ignoranza senza confini, fa veramente orrore. Un orrore di tipo munchiano, ma forse anche orwelliano, perché ci dà contezza dell’effettiva povertà che fa il suo “thriving” dietro l’illusione, le paillette preferite dal berlusconismo mediatico allo scopo di fare cassa speculando sull’imbecillità di chi si illude di essere,  nonché di essere-arrivato (dove, cazzo? Ma dove?), in virtù della partecipazione a queste sceneggiate mediatiche analogiche, rincoglionenti, degne del peggior circo Barnum. E mi fermo qui perché tanto a che serve predicare nel deserto?

Ma… cazzoni tutti quanti, sfruttati, sfruttatori, vittime, pseudo-vittime e deus ex-machina nel background. Questo almeno lasciatemelo scrivere, aiuta molto!

Rina Brundu

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