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MASSIMO PITTAU – LESSICO ITALIANO CONNESSO CON QUELLO ETRUSCO (2019)

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Nel noto commentatore di Virgilio, il grammatico Servio (ad Aen., XI 567), troviamo citata una frase di Catone: «L’Italia era stata quasi tutta sotto il dominio degli Etruschi» (In Tuscorum iure paene omnis Italia fuerat). Tito Livio (I 2; V 33) inoltre parla della potenza, della ricchezza e della fama degli Etruschi, in terra e in mare, dalle Alpi allo stretto di Messina.In linea di fatto, al di fuori del territorio dell’antica Etruria, che si estendeva dalla costa del Mar Tirreno settentrionale ai confini dei due fiumi Arno e Tevere, numerosi dati documentari, archeologici, epigrafici e storici assicurano l’espansione del loro dominio, a Sud fino al Latium vetus (Roma, Terracina) e alla Campania (Capua), a Nord fino all’Emilia (Felsina/Bologna, Modena), al Veneto (Adria, Spina), fino a Mantova e all’Alto Adige (Bolzano, Bressanone, Laives, Varena, Varna, Velturno, Vipiteno, ecc.). Questi dati documentari inoltre dimostrano l’ampia penetrazione che gli Etruschi fecero anche al di là del fiume Po, sin nel cuore delle Alpi, di certo alla ricerca di giacimenti di minerali ed inoltre di nuove vie di passaggio per i loro commerci, ma pure perché costretti dalla pressione dei nuovi invasori Celti o Galli a rifugiarsi in Alto Adice o Raetia. La documentazione epigrafica poi va molto al di là di questi già vasti confini di espansione politica, dato che iscrizioni etrusche sono state rinvenute nel Sud anche a Pontecagnano al confine estremo della Campania e nel Nord a Piacenza e nell’antica ‘grande Liguria’. E poi ulteriormente fuori dell’Italia, a Marsiglia, in Corsica, in Tunisia e alcune in Sardegna. A proposito delle iscrizioni etrusche, va ricordato e tenuto ben presente il fatto che sono stati gli Etruschi a introdurre la scrittura in Italia (escluse la Magna Grecia e la Sicilia), insegnandola ai Romani, agli Umbri, ai Veneti e lasciandola in eredità ai Raeti.Ebbene, questa larga espansione geografica della scrittura degli Etruschi, molto al di là del loro dominio politico e coloniale, è dimostrata ampiamente e chiaramente dai risultati effettivi che io ritengo di avere acquisito con lo studio dei relitti della lingua etrusca, rimasti sia nel lessico della lingua italiana e dei suoi dialetti, sia nella denominazione di numerosi e importanti toponimi italiani…..Anche da parte di individui di elevata cultura umanistica si parla spesso del “mistero della lingua etrusca” oppure della “Sfinge Etrusca”. E questa sarebbe l’ovvia conseguenza del fatto che l’etrusco sarebbe “una lingua del tutto isolata e differente dalle altre, una lingua non confrontabile né collegabile con nessun’altra”. Senonché si deve affermare con tutta sicurezza che si tratta solamente di un “luogo comune”, anzi di due “luoghi comuni”, tanto diffusi fra la gente, quanto del tutto infondati….

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Massimo Pittau – (Nuoro, 6 febbraio 1921) è un linguista e glottologo italiano, studioso della lingua etrusca, della lingua sarda e protosarda. Ha pubblicato numerosi studi sulla civiltà nuragica e sulla Sardegna storica. Le sue posizioni riguardo al dialetto nuorese (massima conservatività nell’ambito romanzo) sono vicine a quelle del linguista Max Leopold Wagner con cui è stato in rapporto epistolare. Nel 1971 è entrato a far parte della Società Italiana di Glottologia e circa 10 anni dopo nel Sodalizio Glottologico Milanese. Per le sue opere ha ottenuto numerosi premi.

 


 

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