Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Media e regime (47) – I media italiani, l’apologia della superstizione in quel di Verona e sul “Fatto”: cazzocomunista?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

free

 

Perché i media italiani non riescono a liberarsi dalle usate perniciose catene, da un retaggio culturale fondamentalmente criminale per lo spirito?

 

Non sono molti i media italiani che seguo, uno, forse due. Di più non riesco, cioè non riesco a leggere una qualsiasi pubblicazione che intuisco determinata a indottrinarmi. Tuttavia, il caso che ha riguardato Il Fatto Quotidiano negli ultimi tre giorni è di altra natura e si potrebbe definire un problema culturale sostanziale.

Da ciò che ho avuto di vedere negli anni, il giornale online di Gomez non è completamente piegato alle logiche cattomoraleggianti che imperano nel nostro Paese, ma è vero, proprio come hanno dimostrato le sue prime pagine di questi giorni, che questi professionisti non riescono comunque a scrollarsi di dosso l’ombra perniciosa che una certa nostra cultura da dimenticare ha prodotto nei secoli, forse non vogliono farlo, forse non sanno come farlo, non hanno gli strumenti.

Qualunque sia la ragione dello status-quo, sono rimasta perplessa dalle pagine e pagine dedicate al medievale congresso tenuto in questi giorni nella bella città di Verona. Un incontro internazionale teso a celebrare improbabili valori familiari (per inciso proprio quei “valori” che in nazioni come l’Italia, hanno portato questa datata e obsoleta istituzione, la famiglia, a diventare la tremenda prigione dell’anima che negli ultimi anni ha prodotto centinaia, forse migliaia, di femminicidi), a celebrare le ragioni di un falso femminismo, a celebrare tutto ciò che si fa bigottismo, a celebrare un terribile senso di ciò che dovrebbe essere il degno vivere (basti pensare ai continuati attacchi verso le donne che abortiscono). A celebrare, insomma, il peggio in noi. A celebrare i rimasugli di dottrine nefaste che per millenni hanno incatenato il nostro spirito, con gli unici scampoli di libertà ottenuti grazie a chi per regalarceli si è dovuto risolvere a sacrificare la sua stessa vita (cito per tutti il grande e meraviglioso Giordano Bruno, padre nobile e ideale di Rosebud)..

Insomma, perché il “Fatto” di Gomez non ha dedicato – se proprio era necessario farlo – un occhiello a questo orribile evento, magari il primo giorno, e poi non si è preoccupato di dimenticarsi della sua esistenza, come avrebbe dovuto fare ogni pubblicazione davvero valida? Per i click nazionalpopolari, naturalmente, per i “falsi scoop”, non lo metto in dubbio, del resto un giornale online deve vivere e sopravvivere. Secondo me, però, il problema di fondo non è solo questo; il vero quid che ha impedito a codesti giornalisti di comportarsi così, ne resto convinta, è il problema culturale sostanziale già citato, dato che non basta neppure dirsi spiriti-liberati e moderni per fuggire simili dinamiche incancrenite.

Per fuggire queste resistentissime catene, di fatto esiste un solo strumento: lo studio continuato dei migliori pensieri delle nostre menti più brillanti e la determinazione a imparare a pensare. Si tratta, cioè, di compiere un percorso estremamente faticoso, che per sua natura implica molte rinunce. Solo quando si acquisisce una certa coscienza del vero senso del nostro esistere, quando si riesce a scomporre in atomi ogni perniciosa dottrina che nel tempo si è fatta sovrastruttura, pesante impalcatura, e che il più delle volte abbiamo fatto nostra senza pensare; solo quando si riesce a guardarla da una prospettiva completamente nuova, senza alcun timore reverenziale, solo quando la si comprende in-ciò-che-non-è, per-ciò-che-non-è (vale a dire si comprende che non è “verità”, sotto alcun punto di vista), si può muovere verso un awakening dell’anima completamente diverso.

Insomma, non è il raccontare – con una falsa impronta critica, in stile cazzocomunista d’antan –  queste malattie ormai croniche dello spirito dalle pagine patinante di un giornale che ci renderà liberi, quanto piuttosto il saperle fuggire, il saperle dominare, il saperle sputtanare con cognizione di causa, il saperle guardare in faccia senza paura alcuna, nella piena coscienza che non potranno più renderci schiavi delle loro contorte logiche, mai più!

Rina Brundu

PS A questo proposito rimando anche al meraviglioso saggio del Professor Roberto Renzetti (clicca qui) – ripubblicato da Rosebud proprio ieri -, ovvero al lavoro di uno spirito che certamente ha dimostrato con i fatti, con la sua curiosità intellettuale, con il suo know-how, come bisogna comportarsi con queste pericolose dottrine, come bisogna combattere la superstizione con l’istruzione, come occorra non temerla, MAI!

verona.jpg

L’ultima delle innumerevoli pagine dedicate dal Fatto online a questo perniciosissimo evento (quanto mai pericoloso soprattutto per i più giovani)

Advertisements