PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Della scrittura (9) – Le confessioni di Fabio Volo. Dalla parte di Fabio Volo.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Amando le storie di via, qualche volta mi accade di seguire il programma La Confessione condotto da Peter Gomez sul Canale 9. Mi accade soprattutto quando mi fermo a guardare Fratelli di Crozza di Maurizio Crozza, che di norma gli fa da monumentale traino e mi accade se so in anticipo che a “confessarsi” sarà un qualche personaggio di cui voglio saperne di più.

L’ultima puntata del programma non l’ho vista e in realtà non ho mai voluto “saperne di più” neppure dello scrittore Fabio Volo. Adesso, però, dopo avere letto alcune recensioni di quella particolare trasmissione, mi dolgo di non averla seguita. Gli spunti di riflessione che ha offerto sono infatti tanti, sia rispetto alle dinamiche esistenziali che amo analizzare, sia rispetto ad argomenti come lo scrivere, la scrittura, l’essere e il sentirsi scrittori.

Premetto che io non sono una fan dello scrittore Fabio Volo. Cioè non amo quel tipo di scrittura di cui si occupa. Non la amo per un semplice motivo, ovvero perché il mio spirito è istintivamente portato ad occuparsi d’altro e si annoia facilmente. Affinché il mio intelletto presti attenzione è necessario che sappia di star a confrontarsi con un argomento che lo “prende”, che lo interessa in maniera importante, finanche oltre le logiche epidermiche che esso stesso riesce a comprendere. Ad essere completamente onesta oggigiorno riesco a leggere solo i libri tecnici di alcuni fisici teorici, o i testi della filosofia new age, il resto non suscita la mia curiosità, non importa la salsa intellettuale con il quale viene cucinato. La letteratura imbottita di sentimenti, di eroticume, di falso moralismo, di bigottismo, di minimalità cogitative invece mi annoia, mi ha sempre annoiato, mi annoierà sempre, il che non vuol dire che io pensi che sia intrensicamene un “male”, ma solo che non è cibo per il mio spirito, tutto qui.

Ne deriva che io non potrei mai essere una lettrice di Volo, ciò non significa però che io pensi male di lui come scrittore, anzi! In queste ore, ho letto, inoltre, alcune dichiarazioni in cui egli lamenta l’essere fatto oggetto di continuata critica da parte di innominati professoroni che si farebbero appunto gioco delle sue velleità artistiche, della sua scrittura. Personalmente, l’unica critica che farei a Volo riguarda il suo essere troppo vicino alla “sacra” causa del buonismo faziano, vicinanza che non giova mai a nessun intelletto davvero valido, ma rispetto al valore intrinseco della sua scrittura non avrei dubbi nel consigliargli di sbattersene.

Le ragioni per cui dovrebbe farlo sono essenzialmente due: 1) non mi risulta che in Italia, dopo Il nome della Rosa di Umberto Eco (peraltro recentemente stuprato dagli sceneggiatori Rai senza che nessuno osasse denunciare il misfatto con la forza necessaria), sia stato scritto alcun tomo letterario degno di essere ricordato; 2) uno scrittore deve rispondere sempre e solo al diktat della sua anima, deve seguire il suo istinto, deve procedere lungo la sua strada, qualunque essa sia, e a qualunque costo.

Ho scritto prima che il mio spirito – soprattutto in questo periodo della mia vita – è attratto solo da un dato tipo di scritture, questo però non significa che io ritenga tale “informazione” (in senso lato) migliore delle fiabe analizzate da Propp, significa solo che io nel dato momento ho necessità di nutrirmi di quella tipologia di cibo, per ragioni che forse io stessa non comprendo in pieno. Un assioma universale della filosofia dell’anima recita infatti che tutto serve, tutto è bello, tutto è valido, e che la sorgente-delle-cose non “crea spazzatura”.

Ne deriva che se la sorgente-delle-cose non “crea spazzatura”, neppure la scrittura di Volo è tale. Si contenti, invece, del suo percorso, di ciò che ha fatto per i suoi cari, delle emozioni che regala ai suoi lettori (ci sono spiriti e spiriti, emozioni ed emozioni, tutti intrinsecamente validi), e non sminuisca mai il suo lavoro per tentare di passare per ciò che non è. Non a caso la vita ci insegna pure che se alcuni di noi sono costretti – per destino o perché se lo sono imposto – a percorrere cammini più ardui, altri sono “costretti” a viverne di apparentemente più semplici, più leggeri. Si tratta di illusione in entrambe le situazioni, naturalmente, ma il capirlo prende generalmente tempo e una grande maturità dello spirito.

Rina Brundu