PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Ecco perché ci manca tanto il Beppe Grillo prima maniera…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Non seguivo il Movimento Cinque Stelle ai suoi esordi. Anzi, come buona parte degli italiani indottrinati dal peggior giornalismo che si sia mai visto, in qualche modo lo avversavo. Da persona che aveva speso 15 anni della sua vita nelle multinazionali di mezzo mondo, mal sopportavo il tono acceso, arrogante, arrabbiato di Beppe Grillo e dei suoi seguaci: era questo il modo di presentarsi? Di proporsi in un contesto politico serio? Misera!

Già, misera! Di fatto, come ho scritto più volte, io ho cominciato a guardare al grillismo con altro occhio solo dopo il famoso discorso “dalla Catacomba” tenuto da Beppe Grillo nella notte tra il 31 dicembre 2014 e il primo gennaio 2015. Mai fino ad allora avevo sentito parole così sensate, così goliardiche e a un tempo vere come in quel messaggio di quel comico genovese! Nel tempo ho capito che Grillo aveva ragione su tante cose, in quasi tutte le sue battaglie e ho capito che la situazione dell’Italia politica era ben peggiore di quella raccontata con estremo coraggio da quei ragazzi…

Paradossalmente, oggi mi ritrovo a pensare che ciò che manca al suo Movimento in questo momento è proprio la rabbia di Grillo, le sue predicazioni della prima ora: dov’è Grillo? Cosa sta facendo? Perché non torna a dare una mano ai suoi ragazzi in un momento in cui ne hanno davvero bisogno? Che Luigi Di Maio abbia bisogno di maggior sostegno, anche rispetto a Salvini, lo si capisce da molte cose. Lo si capisce da come in questo periodo si è risolto a fare maggiori critiche pubbliche all’alleato (perché non farle in privato? Perché gettare tanta carne in pasto agli avvoltoi mediatici che attendono solamente di sbranarlo?), lo si capisce da come tenta di barcamenarsi tra le necessità di lotta in seno al suo gruppo e la paura ministeriale di scontentare troppo l’establishment, soprattutto mediatico!

L’ultima caratteristica di un leader politico davvero tale dovrebbe essere l’avere paura! I grandi leader carismatici infatti la paura non la conoscevano, né quando finivano in galera per le loro idee, né quando la loro stessa vita veniva messa in pericolo a causa del loro impegno. Oggigiorno – nell’età del giornalismo asservito alla politica e della politica asservita all’economia mercé i servizi offerti da alcuni dei peggiori leaderetti di sempre, vedi il caso Renzi in Italia – la mancanza di questi leader si fa appunto sentire… Nel Movimento è come dire che la mancanza di Grillo si fa sentire!

Beppe torna, più arrabbiato che mai, prima che Luigi Di Maio impari a mirarsi troppo nell’occhio della telecamera e così facendo cominci ad assomigliare ai peggiori spettri governativi del nostro recente passato politico da dimenticare (fermo restando che prima di riuscirci dovrà faticare a lungo!).

Rina Brundu