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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Diario dai giorni del golpe bianco – Per Confindustria c’é crisi. Ecco quando Renzi la combatteva dall’elicottero…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

1 Dicembre 2014

Bisogna riconoscerlo, l’unico momento in cui l’Annunziata si è rilassata un poco, durante l’intervista a Matteo Renzi, nella puntata del suo In mezz’ora di ieri pomeriggio, è stato quando il Premier ha spiegato che Berlusconi non dava più le carte. “Berlusconi, non dà più le carte? Dai…” si è lasciata andare la conduttrice, trasmettendo l’impressione di vivere uno straordinario momento di goduria. E, dopo avere ripetuto la flebile considerazione diverse volte, ha riso, in un modo o nell’altro la trappola mediatica aveva funzionato e l’intervistato c’era cascato, o aveva fatto finta, quel tanto che bastava….

L’intervista ha fatto emergere in maniera sostanziale e per tutto il tempo i punti deboli della dialettica renzista. Una dialettica fatta di slogan, che ha tentato di imporsi fin dal primo minuto della discussione, come una sorta di ideale e gigantesca torta di panna montata impreziosita da infinite ciliegine che a ben guardare non erano proprio fresche di raccolto: “Dottoressa, a me non interessa la perdita del consenso, è ovvio che un calo di consensi bisogna tenerlo in conto quando si tenta di riformare un paese; non mi interessa se la gente perde la fiducia in me, mi interessa che la gente non perda la fiducia nell’Italia; io ho scelto di cavalcare la speranza e ho sconfitto Grillo, quel Grillo che non si vergogna a dire che la mafia ha una sua morale, Salvini invece non mi fa paura; non mi fanno paura neppure le critiche nei miei confronti, mi fa paura quando l’italiano si rassegna; l’astensionismo è faccenda che interessa gli addetti ai lavori, per me l’astensionismo resta fattore secondario, il racconto dell’Italia che noi facciamo è altra cosa…”.

Presidente, non la preoccupa il fatto che è stato definito un leader senza cuore, uno che non è stato capace di mettere la mano sulla spalla al paese, uno che non si è recato né a Tor Sapienza né a Genova?

“Certo che non ci sono andato a Genova! Vuol sapere perché non ci sono andato? Perché mi vergognavo a andare in un posto dove c’era già stato un simile disastro solo tre anni prima, senza che nel frattempo si sia fatto nulla per risolvere… Non volevo fare la passerella, io a Genova ci andrò quando avrò trovato il burocrate che ha procurato quello sfascio… il racconto dell’Italia che noi facciamo è altra cosa…”.

Sì, lei non è andato a Genova…. “Vero, dottoressa, ma dalla nostra ultima intervista di aprile… tante crisi occupazionali, pensi all’Alitalia, sono state risolte… Vede, io attualmente viaggio molto in elicottero per motivi di sicurezza e l’Italia che ammiro dall’alto è di una straordinaria bellezza. Può darsi che io stia sbagliando, ma c’é uno spazio per l’Italia pazzesco, chiedo solo al mio paese di fare uno sforzo per rimettersi in moto…”.

Va bene, va bene Presidente ma questo è populismo…. “Populismo? Dai, dottoressa, lei è una giornalista di razza, le assicuro che il racconto dell’Italia che noi facciamo è altra cosa….”.

Diario dai giorni del golpe bianco è una cronaca atipica dell’attualità nazionale negli anni del governo Renzi. È un racconto goliardico che è storia, fatto, testimonianza, commento, opinione, leggenda internettiana, diario politico e irriverente… ed è una ridda di personaggi (giornalisti, politici, conduttori, commentatori, opinionisti, blogger) che animano una commedia umana quasi goldoniana nel suo essere prima di tutto appassionata baruffa chiozzotta. Una commedia che sembra non avere mai avuto inizio e che non dovrà finire mai tra le contrade soleggiate e scaltre di un bellissimo paese, patria di Dante, di Michelangelo e di Machiavelli, casa dell’anima di molti Pinocchio e di tanti don Camillo e Peppone: l’Italia.


Diario dai giorni del golpe bianco 

Rina Brundu – Scrittrice italiana, vive in Irlanda. Ha pubblicato i primi racconti nel periodo universitario. Il romanzo d’esordio, un giallo classico, è stato inserito nella lista dei 100 libri gialli italiani da leggere. Le sue regole per il giallo sono apparse in numerosi giornali, riviste, siti, e sono state tradotte in diverse lingue, così come i suoi saggi e gli articoli. In qualità di editrice ha coordinato convegni, organizzato premi letterari, ha pubblicato studi universitari, raccolte poetiche e l’opera omnia del linguista e glottologo Massimo Pittau, con cui ha da tempo stabilito un sodalizio lavorativo e umano. Negli ultimi anni ha scritto saggi critici, ha sviluppato un forte interesse per le tematiche e le investigazioni filosofiche, e si è impegnata sul fronte politico soprattutto attraverso una forte attività di blogging. Anima il magazine multilingue www.rinabrundu.com.


Rina Brundu is an Italian writer and publisher who lives in Ireland. Author of several books and hundreds of articles and literary reviews, she has a keen interest in literary criticism, philosophy, e-writing and journalism.

Website www.rinabrundu.com.

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