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Diario dai giorni del golpe bianco – Quando Mentana, oltre a produrre wishful thinking sondaggistico, intervistava Renzi e De Mita…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

29 Ottobre 2016

Non l’ho visto, e mi da fastidio anche vederne i commenti a corredo sui giornali: chiudo subito la pagina. Sto parlando dell’incontro-scontro per anime semplici Matteo Renzi – Ciriaco De Mita, moderato da Enrico Mentana sul canale La7. L’impressione che trasmette questo evento mediatico è terribile. È immagine plastica della profonda verità che non viene mai raccontata in questo paese e che, prima di raccontarla nei libri di storia, dovranno trascorrere decadi: il fatto che, grazie al renzismo, la casta politica che ha portato la nazione allo sbando, con un colpo di coda scaltro e a suo modo mirabile, sia riuscita a perfezionare quel golpe bianco che le ha permesso di sopravvivere, di continuare a governare indisturbata fino ad oggi, persino contro il volere del popolo.

Straordinario e grave è vedere codesto politicante nonagenario, di cui chi lo ricorda ancora al massimo poteva pensare che fosse già passato da tempo a miglior vita, pontificare di politica, di futuro, di cambiamento come se nulla fosse. Straordinario e grave è poi realizzare come questo stesso signore stia discutendo quegli stessi argomenti con un altro signore mai votato da nessuno, mai eletto dal popolo alla carica che ricopre – figliolo e nipote politico legittimo del primo nonagenario signore -, il quale, anziché prendersi cura delle esigenze e delle urgenze di una nazione finanche in crisi di identità, da un lato è impegnato a rilasciare interviste bambinesche alle riviste rock dei padri, dall’altro sta dedicando tutto se stesso e ogni sua energia al tentativo gagliardo di sfigurare la Costituzione dei suddetti ideali parenti.

Straordinario e grave. Ciò che offende di più l’anima è che tutto questo venga fatto con il beneplacito di chi dovrebbe guardare al miglior bene della nostra democrazia, alle sue possibilità di sopravvivere nel futuro, in maniera degna. Mi chiedo però quale futuro potrà mai avere un paese dove la gioventù è costretta a emigrare per avere una qualche speranza di sopravvivere, un paese immobilizzato dalla corruzione, dal favoritismo, dal nepotismo, intellettualmente instupidito da una televisione di Stato la cui programmazione è una offesa alla capacità cogitante di un essere invertebrato, un paese rabbonito dagli scagnozzi mediatici che si adoperano a destra e a manca per realizzare sul campo la volontà del padrone che li comanda a bacchetta, un paese che vive di prebende, vitalizi, pensioni d’oro, che ha fatto della furbizia conclamata la sua qualità più tipica, che sta crollando a pezzi sotto terremoti e ponti e strade costruite con l’attaccatutto? Quale futuro potrà mai avere un paese che dopo un epocale sconquasso civile e amministrativo, giudiziario, quale fu quello di mani pulite, scopre che i nipotini di quegli avvoltoi usciti dalla porta sono adesso rientrati dalla finestra e si presentano in veste di rottamatori ad attualizzare la stessa tipologia di politica di convenienza adesso elevata alla settima potenza? A chi giova tessere gli elogi della restaurazione democristiana, in corso? A nessuno. Forse l’unica speranza, che si può coltivare, che si affaccia timida, è che c’é una grande maggioranza di popolazione che, nel silenzio a cui pure è stata costretta, se la sta legando al dito. Qualcosa della loro rabbia trattenuta si vedrà senz’altro il 4 dicembre ma il vero 25 aprile, la vera liberazione, non potrà che esserci solo quando la casta politica peggiore di sempre sarà finalmente mandata a casa e si sarà avuta certezza che non potrà nuocere più: neppure in vetrine televisive inguardabili in seconda serata.

Diario dai giorni del golpe bianco è una cronaca atipica dell’attualità nazionale negli anni del governo Renzi. È un racconto goliardico che è storia, fatto, testimonianza, commento, opinione, leggenda internettiana, diario politico e irriverente… ed è una ridda di personaggi (giornalisti, politici, conduttori, commentatori, opinionisti, blogger) che animano una commedia umana quasi goldoniana nel suo essere prima di tutto appassionata baruffa chiozzotta. Una commedia che sembra non avere mai avuto inizio e che non dovrà finire mai tra le contrade soleggiate e scaltre di un bellissimo paese, patria di Dante, di Michelangelo e di Machiavelli, casa dell’anima di molti Pinocchio e di tanti don Camillo e Peppone: l’Italia.


Diario dai giorni del golpe bianco 

Rina Brundu – Scrittrice italiana, vive in Irlanda. Ha pubblicato i primi racconti nel periodo universitario. Il romanzo d’esordio, un giallo classico, è stato inserito nella lista dei 100 libri gialli italiani da leggere. Le sue regole per il giallo sono apparse in numerosi giornali, riviste, siti, e sono state tradotte in diverse lingue, così come i suoi saggi e gli articoli. In qualità di editrice ha coordinato convegni, organizzato premi letterari, ha pubblicato studi universitari, raccolte poetiche e l’opera omnia del linguista e glottologo Massimo Pittau, con cui ha da tempo stabilito un sodalizio lavorativo e umano. Negli ultimi anni ha scritto saggi critici, ha sviluppato un forte interesse per le tematiche e le investigazioni filosofiche, e si è impegnata sul fronte politico soprattutto attraverso una forte attività di blogging. Anima il magazine multilingue www.rinabrundu.com.


Rina Brundu is an Italian writer and publisher who lives in Ireland. Author of several books and hundreds of articles and literary reviews, she has a keen interest in literary criticism, philosophy, e-writing and journalism.

Website www.rinabrundu.com.

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