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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Venerati maestri. Sul giornalismo delle probabilità. O dello wishful thinking di un Eugenio Scalfari schrödingeriano contro Salvini.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

 

 

 

scalfari1.jpgAvendo già eletto, molti anni fa, su questo stesso sito, Eugenio Scalfari quale peggior giornalista italiano di ogni tempo, è difficile che si possa dire qualcosa di più su questo “venerato maestro” di Repubblica, ma mi sforzerò, del resto i suoi ultimi achievements impongono codesto sforzo.

Mi è d’obbligo ricordare, inoltre, che Eugenio Scalfari in questo periodo potrebbe avere già passato i cento (anni, intendo, gli articoli scritti in salsa di minchia sono molti di più) e dunque è un uomo anziano. Di norma, io ho un grande rispetto della veneranda età, perché mercé una equazione infantile l’associo sempre con la saggezza. Non è così, naturalmente, e lo dimosterò proprio con il caso Scalfari, il quale se è evidentemente ancora tanto vispo da scrivere le sue putt… boutades, nero su bianco, non si capisce perché non si possa fare oggetto di critica come chiunque, né più né meno.

Non vado mai sul sito del giornale Repubblica che considero un esempio plastico di cosa sia l’anti-giornalismo, di tutto ciò che non è giornalismo e su questo punto non ho mai avuto ragioni per cambiare idea. In quel luogo virtuale ci passo solo in occasione di elezioni e/o altra speciale attività politica, per lo più allo scopo di capire quale è il livello di bassezza intellettuale che riescono a toccare. Concedo pure che non me ne torno indietro mai a sporte vuote, ma oggi ho persino trovato una ciliegina sulla torta che si fa davvero ricordare.

Di fatto, é sulla prima pagina (e dove sennò?) che hanno collocato un occhiello all’ultimo commento di Eugenio Scalfari titolato: IL NEOFASCISMO AMA LA DITTATURA: È PER QUESTO CHE AMA SALVINI. Catenaccio: È molto probabile che avvenga una saldatura della Lega con i gruppi fascistoidi: il vice Premier neo dittatore in qualche modo rievocherebbe il ricordo mussoliniano.

Che cuccagna! In poche righe una montagna di castronerie, peraltro palesanti una sostanziale ignoranza di quello che fu il fascismo, che non si sa da dove cominciare per commentarle adeguatamente. Io però sorvolerei sul bambinesco (a una certa età torniamo tutti bambini) tratto lapalissiano in virtù del quale il fascismo amerebbe la dittatura (sic!), e finanche sull’ignoranza del periodo storico considerato, dato che per accostare il personaggio Mussolini al traguardante e felpato Salvini serve una leggerezza intellettuale che francamente io non ho più.

A mio giudizio, ciò su cui val la pena concentrarsi è invece il giornalismo delle probabilità che il fatto X avvenga incensato dallo scalfarismo. Insomma, non il giornalismo dell’obiettività, dei fatti, delle analisi e delle previsioni azzardate in base ai dati raccolti, ma il giornalismo delle probabilità… Delle probabilità magari calcolate con computazione quantistica, laddove la percentuale (%) probabilistica che il suddetto fatto X avvenga (fattoX, volgarmento detto pure previsione giornalistica condita di molto wishful thinking) viene congelata nel momento in cui la funzione d’onda schrödingeriana collassa, non in virtù della coscienza scalfariana (andata da tempo, credo, se mai è esistita) che guarda, quanto piuttosto dell’ultima castroneria sparata dallo stesso Scalfari!

Tuttavia, nell’attesa che Salvini realizzi l’ennesimo wishful thinking fascistoide di questo giornalista (ricordo a questo proposito quando Scalfari celebrava con grande felicità dello spirito il fascismo 2.0 del peggior politicante che abbia mai avuto l’Italia, il duce di Rignano), cioè di un personaggio che se si fosse dedicato all’agricoltura avrebbe sicuramente arrecato meno danno al suo paese, vorrei anche tentare di mettere le cose in prospettiva, e dunque spiegare meglio perché Scalfari è – senza dubbio alcuno – il peggior “menante” (1) nostrano di cui si sia mai saputo.

Con esclusione della Fallaci, che sta in un realm tutto suo per il suo essere stata una giornalista di razza, il miglior giornalista italiano è stato certamente il grande Indro Montanelli. Per capire di che pasta era fatto Montanelli, ancor più del momento in cui lasciò in fretta e furia “Il giornale” del futuro politicante Berlusconi, basti ricordare un altro accadimento da lui spesso citato nei suoi ricordi. Si tratta di una occasione in cui un altro potentato gli stava offrendo molti soldi per entrare a far parte della sua scuderia e a cui lui, Montanelli, a un certo punto chiese di andarsene, di uscire della stanza… non perché non si fidasse di quell’editore, semplicemente perché non si stava più fidando di se stesso. Insomma, il grande Indro capì che la sua fibra non era tanto forte quanto il suo spirito avrebbe voluto e per non cadere in tentazione semplicemente si risolse a stare lontano da quella… dalla tentazione, dalla pecunia guadagnata facilmente svendendo i propri credo.

Mirabile! Grandissimo! Possiamo dire altrettanto dello Scalfari attovagliato per 40 anni con De Benedetti a fare e disfare la politica italiana… e adesso che non può più fare e disfare si limita a sperare? Non direi proprio!! Giornalismo e giornalisti da dimenticare, appunto!

  1. Gli antesignani dei giornalisti venivano chiamati “menanti”, pensa tu, un nome un destino…

Rina Brundu

PS Senza dimenticare che se qualcuno in redazione si degnasse di guardare i suoi pezzi prima di essere pubblicati, farebbe metà del suo lavoro… perché d’accordo che non si può far brillare oro se si è stagno, ma il rispetto a un uomo anziano si deve comunque… e la rete la carica analogica non la perdona, giustamente, a mio avviso!

PS2 Mi scuso per la forma di questo post ma non ho tempo per editarlo… del resto, se non edita “Repubblica” perché debbo farlo io?

Per saperne di più sui “menanti” vi rimando al sottostante studio…

Un morto scomodo e una pletora di potenziali assassini sono i protagonisti di un mistero atipico che per essere risolto dovrà necessariamente farsi viaggio di studio e di conoscenza. Solo partendo dalle origini del giornalismo, dalla nascita dei primi quotidiani italiani, passando per la “Guerra dei venti anni”, l’analisi dei rapporti internazionali sul livello di libertà di stampa in Italia, l’arrivo del giornalismo online, la presentazione di alcuni casi-studio, sarà infatti possibile una attenta lettura della scena del crimine, raccogliere gli indizi e stringere il cerchio intorno al colpevole. Chi ha ucciso il giornalismo italiano? Come in ogni giallo che si rispetti la risposta a questo quesito non sarà affatto scontata, né sufficiente a fugare il dubbio: e se si fosse sbagliato tutto, sin dall’inizio?

Indice

Epitaffio
Capitolo 1
Venerati maestri e soliti stronzi: le origini
1.1 In principio, c’era Gutenberg…
1.2 1976, nasce la Repubblica di Eugenio Scalfari
1.3 Gli anni 90 e Mani pulite
1.4 La guerra dei venti anni
1.5 Berlusconi: “L’Italia è il Paese che amo”
1.6 Quelli di Capalbio
1.7 La rivoluzione digitale
Capitolo 2
I rapporti internazionali sulla libertà di stampa
2.1 1960 1995 Lo studio di Raymond B. Nixon e la lettera dell’IPI al ministro Mancuso
2.2 Freedom House Il rapporto 2002
2.3 Freedom House Il rapporto 2004: l’Italia diventa uno Stato PARTLY FREE
2.4 Freedom House Il rapporto 2014
2.5 Freedom House Il rapporto 2015
2.6 Il rapporto 2016 della Freedom House: reticenza?
2.7 Freedom House Il rapporto 2017
2.8 2013-2018. I rapporti di Reporters sans frontières
Capitolo 3
2014-2018: dal governo Renzi al Salvimaio
3.1 La XVII legislatura, l’intoccabile e la congiura del silenzio
3.2 Il Caso Alessandro Di Battista e il risveglio della “coscienza” giornalistica in Italia
Capitolo 4
La crisi e il giornalismo online
4.1 La crisi nelle vendite
4.2 Dal giornalismo al giornalismo online
4.3 Il problema della credibilità
4.4 Caso studio 1 Repubblica vs Luigi Di Maio
Capitolo 5 
Caso studio 2 Il Corriere della Sera
5.1 Il Caso Raggi e il Caso Spelacchio
5.2 Certificazioni ADS e trend negativo
5.3 La svolta di Cairo, oppure no?
Capitolo 6
Caso studio 3 Il Fatto Quotidiano
6.1 Il “Caso Salvini” e i commenti in calce
Capitolo 7
Caso studio 4 La verità
7.1 Sul nuovo giornalismo a destra
7.2 La pagina Facebook di Salvini
Capitolo 8
Caso studio 5 Il problema Rai
8.1 Gli anni del renzismo e il “Caso Fazio”
8.2 Rai: lottizzazione senza fine
Capitolo 9
Caso studio 6 Gli altri players editoriali
9.1 L’impero berlusconiano e il serpente che si morde la coda
9.2 Cairo Communication, l’editore puro?
9.2 Avvenire e gli interessi di Dio in terra
9.2 Il Gruppo Caltagirone
Capitolo 10
Sull’emergenza mediatica in Italia: il problema socio-economico
10.1 I contributi all’editoria
10.2 Alcune interrogazioni di base
10.3 Intermediazione e disintermediazione
10.4 Stampa di regime e censura
10.5 Il falso spettro del populismo
Capitolo 11
Sull’emergenza mediatica in Italia: il problema culturale e deontologico
11.1 Le associazioni culturali: beata ignoranza!
11.2 La censura e il mobbing
11.3 Baroni e mercanti di verità
11.4 Dalla notizia circolare alle marchette
11.5 Dubbi ontologici arcani
Capitolo 12
Chi ha ucciso il giornalismo italiano?
12.2 Il giallo e gli indizi neppure troppo nascosti
12.3 Come Poirot sull’Orient Express
12.4 Codice etico della vita italiana (1921)
12.5 Dénouement
Postfazione
Appendici
1. Quotidiani italiani 2015-2016: tiratura, diffusione cartacea, diffusione digitale
2. Quotidiani nazionali e locali del Gruppo GEDI
3. Quotidiani e periodici del Gruppo RCS
4. Informativa ADS Dati Certificati 2016
5. Informativa ADS Dati Certificati 2017
6. Scene dal giornalismo italiano
Nota bibliografica
Biografia
Libri di Rina Brundu

Rina Brundu – Scrittrice italiana, vive in Irlanda. Ha pubblicato i primi racconti nel periodo universitario. Il romanzo d’esordio, un giallo classico, è stato inserito nella lista dei 100 libri gialli italiani da leggere. Le sue regole per il giallo sono apparse in numerosi giornali, riviste, siti, e sono state tradotte in diverse lingue, così come i suoi saggi e gli articoli. In qualità di editrice ha coordinato convegni, organizzato premi letterari, ha pubblicato studi universitari, raccolte poetiche e l’opera omnia del linguista e glottologo Massimo Pittau, con cui ha da tempo stabilito un sodalizio lavorativo e umano. Negli ultimi anni ha scritto diversi saggi critici, ha sviluppato un forte interesse per le tematiche e le investigazioni filosofiche, e si è impegnata sul fronte politico soprattutto attraverso una forte attività di blogging. Anima il magazine multilingue www.rinabrundu.com.

9781999344191

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