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Filosofia dell’anima – Lorenzo Orsetti

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

4369718_1801_isis_lorenzo_orsetti.jpgSono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra,

non avrei potuto chiedere di meglio.

Lorenzo Orsetti

Lorenzo Orsetti è stato ucciso dall’Isis qualche tempo fa, a Baghuz, in Siria, mentre combatteva al fianco dei curdi. Lorenzo non è stato l’unico ragazzo italiano a lasciare la madrepatria per andare a combattere la sua personale battaglia nei luoghi in cui i conflitti e le guerre sono all’ordine del giorno, prima di lui ce ne sono stati molti altri. Se poi allarghiamo il fronte all’Europa, i ragazzi occidentali che hanno fatto una scelta simile alla sua si contano ormai a centinaia, forse migliaia.

Non è però del Lorenzo “combattente curdo” che voglio parlare in questo contesto, quando piuttosto dello spirito-Lorenzo, il quale ha saputo abbracciare la sua “mission” in questa terra in una maniera mirabile. Straordinaria. Unica. Di fatto, nei paesi di cultura e religione cattolica, ma anche cristiana in generale, siamo abituati a pensare – perché in tal maniera siamo stati indottrinati – che la nostra “missione” terrena debba necessariamente essere una missione etica, pacifista a oltranza, dove la “battaglia” è quasi sempre retorica, non è mai vera, mai plasticamente resa da una reale zona di guerra.

Si tratta di una impostazione morale ed esistenziale sbagliata, sbagliatissima! In realtà ogni anima arriva in questo mondo con un compito preciso, e quel compito, qualunque esso sia, dovrà tentare di portarlo a compimento senza mai metterlo ulteriormente in discussione. Quale era il compito di Lorenzo? Difficile dirlo, ma le possibilità di interpretazione sono tantissime. Per esempio non è azzardato scrivere che la sua presenza in quei luoghi in quei momenti fosse strettamente necessaria per dare una mano ai suoi spiriti affini, fratelli di milioni di anni; o forse, più semplicemente, Lorenzo doveva ripagare un debito, magari contratto in un’altra vita, in un altro luogo di cui l’anima aveva temporaneamente perso memoria.

L’anima aveva dimenticato…. ma non troppo, almeno a giudicare dalla determinazione con cui questo ragazzo ha proseguito nel suo percorso; finanche a giudicare dalla felicità-dentro che sembrerebbe averlo accompagnato mentre faceva ciò che sentiva di dover fare. Si ravvisa in lui anche un tocco adulto, sommamente saggio, deontologico quando dice: “Sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra, non avrei potuto chiedere di meglio”. Già!, l’impressione è che Lorenzo avesse una fortissima coscienza della “mission” assegnata alla sua anima, non solo rispetto a ciò che tale missione doveva essere, ma anche rispetto alle ragioni per cui era necessario portarla a compimento.

Un tratto raro, mirabile, appunto; un momento di intuizione dell’eterno regalato a tutti noi in maniera spettacolare e quasi mondana… o meglio… regalato a qualsiasi spirito cresciuto abbastanza da poterlo apprezzare!

Rina Brundu