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Appellativi senza etimologia – Pernacchia/o

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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uno studio di Massimo Pittau.

pernacchia/o Il lat. perna «coscia o gamba dell’uomo», «prosciutto del maiale» ha avuto una larghissima diffusione nelle lingue neolatine, tanto è vero che è entrato e rimasto in tutte (REW 6418). Particolarmente notevole è l’ampiezza del suo sviluppo semantico nella lingua sarda, nella sua propria caratteristica di lingua popolare, importata e diffusa nell’Isola da militari romani, in genere ex-contadini. Ecco alcuni dei numerosi e vari significati che ha assunto in sardo: perra «coscia, gamba, chiappa, natica», «metà», «mezzaporta»; perra ‘e culu «chiappa, natica» (plur.) perras «cosce»; perra-perra «per metà»; frades de perra «gemelli»; una perra ‘e janna «un battente di porta»; isperrare, sperrai «spacare in due», isperrache «(frutto) spiccace»; imperriare, imperriái «stare a cavallo di un filare o di una riga», «scavalcare», «inciampare»; perricare «riuscire a giungere, arrampicarsi», «contendere, contrastare» (log., camp.) (NVLS). Il lat. perna viene accostato al greco ptérna «coscia» e viene considerato come probabilmente indeuropeo; DELL, DELG). Ed esiste pure fra i relitti della lingua etrusca, ma come gentilizio: PERNA, PERNAL, PERNEI (ThLE² pag. 305.). Ciò premesso dico che l’appellativo italiano, di forte significato volgare e triviale, pernacchia, pernacchio deriva per l’appunto dal lat. perna «coscia». Il significato comunemente attribuito dai vocabolari a questo appellativo è suppergiù questo: «Suono volgare che si produce emettendo un forte soffio d’aria tra le labbra serrate, talvolta con la lingua interposta, più spesso premendo la bocca col dorso o col palmo della mano, in segno di disprezzo o di derisione» (Vocabolario Treccani). E il Grande Dizionario della Lingua Italiana di S. Battaglia aggiunge «in modo da produrre un rumore simile a quello della scorreggia». Orbene – osservo e concludo – la scorreggia si fa con la stretta delle “cosce” o delle “chiappe” e dunque possiamo concludere che la pernacchia si fa con la stretta delle labbra in maniera simile a come si fa la scorreggia con la stretta delle “cosce” o delle “chiappe”. E non è finita: tutti i suonatori di trombe suonano il loro strumento producendo con le labbra una serie di “pernacchiette” …. Risulta pertanto dimostrato che il triviale appellativo pernacchia/o deriva dal lat. perna «coscia» o, meglio, da un suo derivato *pernacŭla/um. Invece tutti gli odierni vocabolari italiani fanno derivare il nostro appellativo dal lat. verna «schiavo nato in casa» e precisamente da vernacŭlus «di casa, domestico-a». Senonché questa derivazione implica parecchie difficoltà, sia di carattere fonetico sia di carattere semantico, per cui va eliminata dai nostri vocabolari.

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