PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Sugli ascolti minimi di Floris e su uno scaltro Feltri che scambiando Sallusti per Gabriel García Márquez fa ciò che il giornalismo italiano sa fare meglio: leccare il c… all’editore!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Gabriel García Márquez, source escritores.com

Ho letto che il programma DiMartedì, condotto da Giovanni Floris su La7, sta precipitando nel gradimento e ormai avrebbe il fiato sul collo anche della Berlinguer (Rai3), il che è tutto dire. Lo status-quo non mi meraviglia: io stessa ho smesso da molto tempo di seguire quella trasmissione, proprio come ho smesso di guardare qualsiasi programma politico su La7. Giovanni Floris è indubbiamente un ottimo giornalista, uno bravo a tutto tondo, una peculiarità rara in un giornalista italiano, anche se, naturalmente, non intendo uno bravo alla Oriana Fallaci, intendo uno bravo nel suo ruolo di professionista televisivo, perché anche quell’arte richiede degli skills che non tutti hanno (io non li ho di sicuro).

Detto questo, ritengo pure che la ragione del downfall di DiMartedì sia addebitabile proprio al fatto che Floris manchi di una qualità imprescindibile per un giornalista, una qualità che Fallaci (ma anche io non scherzo su questo punto) aveva in abbondanza: i coglioni! Perché sarebbero serviti in questa occasione? Perché paradossalmente avrebbero aiutato il neurone a comprendere che l’allinearsi alla dottrina imperante (in questo caso il verbo renzista che Cairo ha fatto suo dopo essere diventato CEO di RCS), non fa mai bene al giornalismo, mai! Certo, nel breve aiuta a portare a casa la pagnotta, ma alla lunga relega il professionista che si accoda nel limbo delle disonorevoli posizioni di seconda fila, nessun dubbio su questo. E anche gli ascolti ne soffrono proprio perché una caratteristica mirabile dello spettatore digitale è che colui/colei ha sempre un’opinione e non ci sta ad essere preso/a per il culo. Come non bastasse, vedere DiMartedì ridotto allo stadio di un “Omnibus” qualunque e degli altri siparietti renzisti che imperano in questi mesi su quel canale, non fa davvero bene al cuore, meglio puntare altrove, appunto! O meglio spegnere.

Certo è che, di questi tempi, anche l’erba nel giardino dell’editore vicino non è più verde. Questo è sicuramente il caso dell’editore Berlusconi e del quotidiano in crisi “Il giornale”, la cui tragedia al limite della farsa (o viceversa) si trascina da giorni ormai. L’ultima notizia sarebbe il recente ordine dato da Berlusconi in persona di chiudere la redazione romana del giornale, decisione che avrebbe portato i giornalisti a entrare in sciopero e a non permettere l’uscita del quotidiano. Francamente da un punto di vista strettamente operativo è difficile non concordare con questa decisione, di fatto io non riesco a capire il perché un quotidiano tutto sommato di scarsa importanza avesse più di una sede: a che serve al giorno d’oggi? Tagliare le spese è senz’altro una buona idea e se fossi al posto dell’editore, dalla sua posizione intendo, cioè di un player i cui principali interessi non sono nella carta stampata, il quotidiano lo venderei pure…

D’altro canto, mi giunge comunque ridicolissima la presa di posizione di Vittorio Feltri, il quale avrebbe tuonato all’indirizzo dei malcapitati colleghi in sciopero: “Quei cronisti sono suicidi o imbecilli? Perdono copie e milioni di euro e loro invece di impegnarsi per migliorare la qualità degli articoli, incrociano le braccia? Che sperano di ottenere? Che la famiglia Berlusconi continui a tappare i buchi di bilancio registrati ogni anno, tranne quando lo dirigevo io? Allora è giusto che quei fighetti…” and so on and so forth.  Non mi è chiaro: Feltri sta forse dicendo che se costoro si sedessero a tavolino mettendoci “impegno” potrebbero diventare dall’oggi al domani dei novelli Gabriel García Márquez in grado di risollevare, solo grazie alla propria arte, il destino di quella velina informativa?! Figuriamoci!

Intanto è proprio il tono del discorso che non mi piace, perché è simile, molto simile, al tono usato da tanti altri personaggi, che lavorano anche per i Berlusconi, personaggi che io ho conosciuto e posso affermare senza ombra di dubbio che sono tra la peggiore feccia dell’umanità che mi sia mai capitato di incontrare. Sono personaggi che il duro lavoro non sanno neppure dove sta di casa, ma hanno una capacità unica nel leccare il deretano, nel proporsi per ciò che non sono e non potrebbero essere mai (e hanno anche una capacità unica nel prendere per il culo i loro stessi datori di lavoro in un ciclo senza fine stile serpente che si morde la coda).

Ma a parte queste considerazioni mie personali ed epidermiche – e volendo pure togliere dal tavolo i “rumours” che vorrebbero Feltri nel ruolo di futuro editore di questo quotidiano – è proprio la logica discorsiva che non funziona quando applicata al contesto. E il contesto è quello di un quotidiano – Il Giornale – che fu fondato da Montanelli e poi abbandonato in fretta e furia dallo stesso quando si rese conto che colà non avrebbe potuto svolgere la sua professione, ovvero quella del giornalista indipendente. Da ciò che si sa non risulta che Berlusconi abbia impedito a Montanelli di andarsene, anzi, l’editore ne ha subito profittato per metterci Feltri al suo posto, cioè uno che se Floris non è Fallaci, lui non è sicuramente il vecchio Indro… Dulcis in fundo, e sempre seguendo un filo cogitativo logico: se la nuova “testa” del giornale era Feltri, e poi è stata Sallusti, dobbiamo davvero credere che il resto della redazione sia formata appunto da genietti in nuce, da novelli Gabriel García Márquez che sedendosi “a migliorare la qualità degli articoli” potrebbero fare il disiato miracolo e cambiare il destino segnato di questa pubblicazione?

Lo crederò solo quando i maiali cominceranno a volare. Peraltro – e sempre escludendo Fallaci e Montanelli – da quand’è che gli altri giornalisti italiani (incluso lo stesso Feltri che avrebbe bevuto champagne prima di sparare la sua minchiata contro la Shoah), non sono tutti dei fighetti? Dunque, come mai la veritiera accusa solo ai colleghi de “Il giornale” invece di sostenerne le campali battaglie? Ah, saperlo!

Rina Brundu

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