PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Il caso Frongia

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Il giorno dopo il caso De Vito, i problemi del M5S non sembrerebbero finiti, ed ecco che arriva pure la tegola dell’assessore allo Sport della giunta capitolina, Daniele Frongia, indagato per corruzione. In tutta la ridda di notizie che ne sono seguite, inclusa la possibilità dell’archiviazione di questo procedimento, solo due cose mi hanno colpito: 1) la frase pronunciata da qualcuno, credo da un consigliere di maggioranza: “Forse servono persone più forti in Giunta e in Consiglio, ma non solo”, e 2) l’immagine del sindaco Raggi in cui questa ragazza sembra ormai una donna di 80 anni. Lo stress, insomma, deve essere sostanziale.

Che il caso Frongia venga archiviato o meno poco conta, certo è che il Movimento farebbe male, molto male ad ignorare questi segnali. Peraltro il Movimento non può ignorarli perché, come abbiamo visto ieri dopo il caso De Vito, il resto del mondo politico è iper-garantista che per me significa dare vitto e alloggio alla corruzione amministrativa.

Questi casi, ci spingono inoltre a interrogarci: ma se tutto questo sta accadendo in un partito che dell’onestà ha fatto bandiera, che ha messo in piedi strumenti di lotta contro la corruttela nell’anima, cosa è effettivamente successo negli anni scorsi quando non vi era nessuno a controllare? Cosa sia successo lo possiamo intuire dal debito accumulato nel comune dell’Urbe, ma procura terrore l’idea, il solo pensiero delle tante inchieste che dovevano nascere e forse non sono mai nate; procura sconforto il solo pensiero che tanti abbietti non abbiano mai pagato la loro corruzione-dentro, e ormai per questi personaggi non ci resta che sperare in una giustizia universale della cui esistenza io non ho dubbio alcuno.

Nell’attesa di cotanta nemesi, il M5S ha però il dovere di fare qualcosa, subito, di non ignorare questi fondamentali avvertimenti. Concordo con Luigi Di Maio quando dice che non si può cambiare l’animo umano, e di fatto l’onestà del Movimento sta nell’onestà del metodo, cioè nello sforzarsi di emettere provvedimenti per combatterlo il malaffare, in ogni modo. Ma evidentemente questo non basta, lo dicono i fatti, lo dice lo status-quo in quel del Comune romano, lo dice il viso sfatto della pur encomiabile Virginia Raggi.

Che fare allora? A mio avviso, le giunte governate dai pentastellati dovrebbero cominciare a pensare a sistemi e strumenti completamente nuovi nella gestione dell’assegnazione degli appalti. Quali? Fatta esclusioni per gli appalti-strategici per l’interesse del Paese – che riguardano per lo più l’amministrazione centrale – si dovrebbe cominciare a pensare ad una assegnazione completamente pubblica, fatta cioè sotto la luce delle telecamere, finanche soggetta a contestazione da parte di qualsiasi cittadino che, a qualunque titolo, abbia qualcosa da obiettare. Inoltre, ogni decisione dovrebbe essere corporativa, cioè si dovrebbe impedire  a monte la possibilità che si ripropongano personaggi come Marcello De Vito, vari e avariati deus-ex-machina che decidono, spingono, fanno pressioni, se la cantano e se la suonano. Anche la responsabilità dovrebbe essere a carico di tutti così da porre direttamente e apertamente a confronto istinto corruttivo e il suo contrario.

Insomma, non sarà facile implementare questo metodo, ma questo non significa che sia un task impossibile e se fosse necessario val bene usare un computer quantistico per ottenere il risultato, nonché verificarlo nella sua fattibilità. Si scherza, ma non troppo, perché la realtà, peraltro già ben conosciuta dal tempo del mirabile Machiavelli, è che la tempra umana è lungi dall’essere forte abbastanza,  o più forte, come la si vorrebbe in questo momento in quel di Roma. Ne deriva che se l’onestà non si riesce ad averla in maniera normale bisogna imporla con altri metodi, qualsiasi essi siano.

Il Movimento non è il PDR degli scandali anche mai completamente investigati come il caso dell’insider-trading renzistico, il Movimento è una speranza etica per le ragioni dei tanti che le pratiche renzistiche nell’amministrazione del bene pubblico non le condividono, non le sposano, e questa chiara responsabilità non dovrebbe andare mai dimenticata, MAI!

Rina Brundu