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LA LINGUA ETRUSCA. Difficoltà nello studio dell’etrusco

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Estratto

§ 4. . È un luogo comune, frequente e radicato perfino tra persone fornite di cultura superiore, quello secondo cui della lingua etrusca non si saprebbe nulla, assolutamente nulla, tanto che in proposito si parla comunemente del “Mistero della Lingua Etrusca” oppure della “Sfinge Etrusca”. E questa sarebbe l’ovvia conseguenza del fatto che l’etrusco sarebbe “una lingua del tutto isolata e differente dalle altre, una lingua non confrontabile né collegabile con nessun’altra”. Senonché si deve affermare con tutta sicurezza che si tratta solamente di un “luogo comune”, anzi di due “luoghi comuni”, tanto diffusi fra la gente, quanto del tutto infondati dal punto di vista della linguistica.

Più di preciso si deve affermare con tutta tranquillità che della lingua etrusca attualmente noi abbiamo quattro tipi di conoscenze: 1) conoscenze certe; 2) conoscenze probabili (più o meno); 3) conoscenze incerte; 4) conoscenze ipotetiche. Ed è, questa, una situazione del tutto simile a quella che si constata anche rispetto alle altre lingue antiche, la latina e la greca, soprattutto in riferimento alle loro documentazioni più antiche. L’unica differenza che si stabilisce fra queste tre lingue antiche è che relativamente alla lingua etrusca la percentuale delle conoscenze certe è enormemente inferiore a quella relativa alla lingua latina e a quella greca.

D’altra parte si deve chiarire e precisare che il molto differente grado di conoscenza che noi abbiamo dell’etrusco da una parte e del latino e del greco dall’altra, è conseguente a motivi ed a fattori sia di natura quantitativa sia di natura qualitativa. Il latino e il greco sono due lingue immensamente meglio conosciute dell’etrusco per la semplice ma sostanziale ragione che di esse noi possediamo un materiale documentario enorme, mentre dell’etrusco possediamo un materiale documentario che da una parte è estremamente ridotto e molto frammentario, dall’altra e soprattutto è poco significativo. Ecco, è proprio questo il problema di fondo: le difficoltà nello studio dell’etrusco sono dipendenti sia dalla relativa scarsità del materiale documentario che noi adesso possediamo, sia dalla sua – diciamo così – pessima qualità.

Della lingua etrusca noi attualmente possediamo più di 11.000 iscrizioni, con una documentazione di circa 8.500 vocaboli l’uno differente dall’altro. La quale è una quantità perfino abbastanza alta, soprattutto in rapporto ad altre lingue antiche, differenti da quelle classiche, come ad esempio l’egizio o il fenicio-punico; senonché la qualità di quei testi etruschi lascia moltissimo a desiderare. Nella loro maggioranza infatti essi sono costituiti da un solo vocabolo o addirittura dallo spezzone di un vocabolo, oppure sono costituiti da “iscrizioni funerarie” o da “iscrizioni dedicatorie” o infine da “iscrizioni di possesso”. Queste iscrizioni poi in generale sono brevissime e inoltre sono ripetitive, per il fatto che in larghissima misura esse sono semplici “formule”, le quali sono costituite soltanto da antroponimi (prenomi, gentilizi e soprannomi) e da qualche appellativo; ragion per cui, anche quando esse siano state interpretate e tradotte in maniera esatta, la loro interpretazione e traduzione offre scarso o addirittura nessun aiuto per la interpretazione e la traduzione di altre iscrizioni più lunghe e più complesse e soprattutto per quelle di contenuto differente.

In secondo luogo costituisce un notevole fatto negativo la circostanza che le iscrizioni etrusche risultino diluite in uno spazio di tempo di quasi otto secoli, periodo in cui è ovvio ritenere, anzi è dimostrato che pure l’etrusco si è trasformato anche parecchio, con la conseguenza che la traduzione effettuata di una iscrizione del I secolo d. C. non sempre offre aiuti utili per poter tradurre una iscrizione di cinque secoli prima, e viceversa.

Questa differenza di carattere diacronico o cronologico risulta ormai sicuramente acquisita dagli studiosi della lingua etrusca, i quali infatti hanno proceduto ad effettuare una certa distinzione nella storia dell’etrusco, distinzione fra l’etrusco arcaico, del periodo che va dal secolo VII al V a. C., e l’etrusco recente o neo-etrusco, del periodo che va dal secolo IV a. C. al I d. C.

È certo che questa distinzione diacronica fra l’«etrusco arcaico» e l’«etrusco recente» risulta ormai acquisita da tutti gli studiosi della lingua etrusca ed è da loro tenuta nella dovuta considerazione, mentre non altrettanto si può dire – a nostro avviso – di un’altra distinzione, la distinzione diatopica o geografica che pure si deve effettuare relativamente alla lingua etrusca. È cosa a tutti nota che gli Etruschi non hanno mai conosciuto né attuato una stretta unità statuale, con un governo centrale e una capitale politica e amministrativa. Essi invece sono sempre vissuti nella stessa identica modalità degli antichi Greci, ossia secondo il sistema delle póleis, cioè delle “città-stato” o “repubbliche”, del tutto indipendenti l’una dall’altra, formante ciascuna un autentico staterello, spesso in lotta fratricida con gli altri. Ciò che legava gli Etruschi fra loro – proprio come i Greci – era la medesima lingua, la medesima religione e la comune coscienza di un’unica etnia o nazionalità e anche origine. Comune nazionalità e comune origine che trovavano la loro affermazione soprattutto in occasione della festa religiosa che si celebrava ogni anno nel santuario della dea Northia (presso Orvieto). Non esistendo dunque in Etruria una capitale politica e amministrativa e neppure una capitale di carattere culturale oppure di valenza economica, è evidente e logico che la lingua etrusca dovesse essere notevolmente frazionata in varietà dialettali, relative appunto a ciascuna delle città etrusche. E ciò sarà stato anche una ovvia conseguenza del fatto che l’arrivo degli Etruschi dalla Lidia in Italia è quasi sicuramente avvenuto a ondate successive, distanziate anche vari decenni l’una dall’altra; in conseguenza di cui ciascuna ondata di nuovi arrivati si sarà portata dietro un differente stadio della madrelingua originaria.

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LA LINGUA ETRUSCA Grammatica e Lessico


Massimo Pittau (Nuoro, 6 febbraio 1921) è un linguista e glottologo italiano, studioso della lingua etrusca, della lingua sarda e protosarda. Ha pubblicato numerosi studi sulla civiltà nuragica e sulla Sardegna storica. Le sue posizioni riguardo al dialetto nuorese (massima conservatività nell’ambito romanzo) sono vicine a quelle del linguista Max Leopold Wagner con cui è stato in rapporto epistolare. Nel 1971 è entrato a far parte della Società Italiana di Glottologia e circa 10 anni dopo nel Sodalizio Glottologico Milanese. Per le sue opere ha ottenuto numerosi premi.


 

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