Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Imprese politiche erculee. Zingaretti vorrebbe rivoltare il PDR cominciando dal gentil Gentiloni Presidente. Ricordiamo le sue gesta post-Brexit in qualità di Ministro e manager di ferro…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

gentil.jpg

26 Giugno 2016

D’accordo, avrei pure potuto fare a meno di sottolineare questa ennesima figura di cacca del renzismo, ma perché privarcene? Di canali che censurano gli scalcagnati atti della corte di Matteo Renzi ne abbiamo parecchi, perché inserirmi anche io? In ultimo non mi sono mai vergognata così tanto in contesto mediatico internazionale che debbo per forza scriverne. Il fattaccio è avvenuto ieri mattina. Alla maniera del barbuto Beppe Severgnini[1] intervistato da Lilli Gruber, anche io ho seguito attentamente la Brexit sui canali della BBC. A differenza dell’adorante Severgnini però, avrei molto da dire sul modo di fare giornalismo in anglosassonia, ispirato per lo più dal motto “Nebbia sulla Manica, il Continente è isolato”.

Disorientata e intontita dalle tante dichiarazioni incensanti una revanche e una restaurazione imperialistica quanto mai improbabile, nonché proclamanti il mai esplicitato ma evidente desiderio che altre nazioni imitino la Gran Bretagna, e segnino lo stesso disgraziato autogol mandando le istituzioni europee in malora, alla stregua del pulcino infreddolito caduto nella cacca calda e che trae nuovo vigore dalla stessa, mi sono contentata tantissimo quando l’ardita conduttrice ha detto che “now”, adesso, si sarebbero collegati con Berlino dove i ministri dei 6 Paesi fondatori della UE stavano per rilasciare una dichiarazione sulla Brexit.

E così è stato. Subito è comparso sullo schermo il faccione largo di un ministro tedesco che ha cominciato a parlare in tedesco. Panico alla BBC, non avevano un traduttore! Corsa affannata, respiri concitati nel sottofondo ma poi qualcuno comincia a tradurre live, e più o meno bene ciò che il teutonico rappresentante andava dicendo. Finito il discorso, si vede lo stesso ministro della Merkel che prende letteralmente il nostro ministro renzista Paolo Gentiloni per le spalle e lo piazza al centro della scena. Costui non guarda neppure le tante telecamere puntate su di lui, pare intimidito, non sa cosa dire. Tra me mi dicevo: “Cappero, prendi quel microfono e dì loro chiaro e tondo che dopo quaranta anni di querimonie e di accordi privilegiati per la Gran Bretagna ora debbono solo togliersi dalle balle al più presto. Fatti valere, no?”.

Figuriamoci! Gentiloni prende finalmente la parola, ma comincia anche lui una nenia stile moribondo duro a morire e annoia gli altri malati nella camera accanto. Non passa neppure un minuto di siffatta querimonia che la commentatrice sbotta: “Passiamo ad altro collegamento”. Ma non è tutto. Poco dopo mi sono sintonizzata sull’edizione inglese di Euronews, ed ecco il solerte conduttore che ripropone il sommario delle dichiarazioni di quei sei ministri europei dopo il vertice. Sei? Be’, quasi… perché in realtà cita tutti i ministri degli altri Paesi ma ignora (deliberatamente?) il ministro italiano e l’Italia.

A oggi resto convinta che se gli avessi chiesto: “E Gentiloni?”, probabilmente mi avrebbe risposto: “Gentiloni, chi?”. Se è vero insomma che per i giornalisti di anglosassonia tutti i politici europei sono in genere degli alieni molto più sconosciuti dei visitatori proposti in queste settimane da Roland Emmerich nel suo Independence Day: Resurgence, è garantito che Gentiloni sia l’alieno tra gli alieni.

[1] Giornalista del Corriere della Sera.

Tratto dal mitico Diario dai giorni del golpe bianco.

Advertisements