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Media e regime (46) – Eroine dei tempi: Imane Fadil, Laura Pignataro e la lotta alla cancrena nel “vecchio Sistema”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Due donne apparentemente molto diverse Imane e Laura, ma in fondo accomunate dallo stesso tragico destino: l’essersi ritrovate, entrambe, a giocare il ruolo della pedina ribelle dentro partite più grandi di loro. Imane – suo malgrado protagonista del famigerato Caso Ruby, morta forse per avvelenamento due settimane fa – viene raccontata come una ragazza ricca di sogni, incluso quello di diventare giornalista sportiva, pronta a tanto per realizzare questi percorsi, ma non a tutto. Imane infatti avrebbe avuto una vita più facile se si fosse zittita, se si fosse “accodata”, se avesse fatto la “brava ragazza”. Invece, malgrado tutto, malgrado le difficoltà, anche economiche, avrebbe deciso di proseguire per la sua strada, avrebbe deciso di fare “la sua parte”, avrebbe preferito seguire il cammino etico e deontologico che le veniva imposto dalla sua anima.

Dal canto suo, Laura era un giovane avvocato in carriera. In qualche modo era riuscita ad arrivare in quel centro-di-potere che tutto può e tutto provvede che è la UE di questi tempi (altro che unione di popoli!), e lì si deve essere accorta che in realtà la sua “guerra” era ancora all’inizio, forse non era neppure cominciata. La “cancrena” che da tempo affligge il “vecchio sistema” creato una cinquantina di anni fa, in quei luoghi sovrannazionali sembrerebbe ancor più grave di ciò che si intuisce a livello nazionale e a meno che non si sia in possesso di anticorpi sostanziali sembrerebbe quasi impossibile non finirne infettati. Laura – con il suo suicidio (sarà andata davvero così?) è stata dunque l’ennesima vittima di un mostro burocratico che comincia a fare davvero paura: basteranno le prossime elezioni a ricacciarlo nelle profondità degli abissi da cui pare provenire? Ne dubito, ma è indubbio che occorra provarci…

Resta il fatto che c’é qualcosa di mirabile in ciò che ci insegnano le storie di vita di Imane e di Laura. Queste due giovane donne, infatti, ci insegnano che, malgrado tutto, malgrado la potenza diabolica che si può scatenare intorno a noi, noi abbiamo sempre e comunque la possibilità di dire no, di opporci, di fare una differenza, di diventare simboli e figure ammirevoli per gli altri. Non si tratta di banalità, men che meno di sciocchezze, perché non c’è nulla di più sciocco della supponenza umana che crede di poter dettar legge come meglio ritiene. In realtà, il momento del redde-rationem arriva per tutti, e arriva sempre prima che ce ne accorgiamo, nessun dubbio su questo!

Onore a queste due giovani donne, dunque, che con la loro esperienza di vita si sono proposte come eroine di una società civile ormai allo sbando, intontita, istupidita, frastornata dalle notizie farlocche, da programmi televisivi profondamente diseducativi, da esempi pubblici che ci fanno vergognare come comunità, da giornalisti-editori-scrittori-letterati che esistono non in virtù delle denunce che riescono a produrre, della qualità del lavoro che portano avanti, ma in quanto vassalli di cotanti diabolici “feudatari”.

Onore a Imane e a Laura, perché la luce del buon esempio non si perde mai, e alla stregua di una guida dimessa ma tenace riesce ad accompagnarci comunque lungo tutto il cammino necessario a raggiungere un rifugio sicuro.

Rina Brundu  

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