PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Filosofia dell’anima – Dio non crea spazzatura. Il dubbio ontologico e un esperimento con il “Caso D’Urso”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Source: panorama.it

Il costrutto di mezzo che fa da titolo a questo post in realtà dovrebbe leggere “la sorgente-delle-cose non crea spazzatura”. Non amo il termine “Dio” che mi ricorda riti analogici e catto-moraleggianti da cargo-cult, ma tant’è! Il fatto è che questo “costrutto” nel suo complesso mi sta dando molto da pensare. Per la “filosofia dell’anima” poi è quasi un assioma, dato che secondo tale linea di pensiero tutto esiste perché ha una necessità di essere, vale a dire tutti noi esistiamo perché siamo necessari (o per meglio scrivere, noi siamo Dio che sperimenta se stesso in forma di limiti e di emozioni). C’è di più: tutti noi siamo necessari, siamo amati, abbiamo uno scopo e soprattutto non siamo oggetto di “giudizio” nella nostra modalità di essere né da parte degli altri, né, soprattutto, da parte nostra, dato che sovente siamo noi i peggiori critici di noi stessi.

Non bisogna giudicare, dunque! Facile a dirsi! Di fatto, ieri sera, proprio comandandomi di non farlo – anche per vedere l’effetto che fa – ho deciso di farmi del male, di sottopormi a un esercizio di tipo ontologico, specificatamente di soffermarmi, volontariamente, una decina di minuti su un programma gossiparo serale di Mediaset, condotto dalla signora D’Urso. I parametri dell’esperimento erano questi: dovevo ascoltare la stessa signora, il sempre presente Fabrizio (o Maurizio?) Corona, e altra varia e avariata umanità radunata in quegli studi, mentre dallo schermo propinavano la loro “arte”, e contestualmente dovevo tenere bene a mente che… 1) la sorgente-delle-cose non crea spazzatura 2) che anche l’esistenza di quei signori ha un senso 3) che tutti quei signori sono amati dalla sorgente-delle-cose… e che tendenzialmente anche io, in quanto spirito giusto, probo, etico (si fa per dire)… dovrei amarli senza giudicarli… Cazz!!

Come direbbe Sheldon Cooper: ho fatto ciò che ho potuto! A un certo punto – è stato quando un qualche rappresentante della pseudo-scienza psich******a colà invitato, è persino riuscito a dire che le donne si giustificano nel fare figli, nel “dono” della maternità” – ho finanche evitato di imprecare contro tutti gli dei dell’empireo e di lanciare qualcosa contro il televisore…. ma, lo confesso, questo è tutto ciò che sono riuscita a fare.

Per il resto, non ho capito nulla della lezione che mi sono costretta a subire. Cioè ancora ora mi chiedo come si possa vivere così: di che tipo di modello esistenziale stiamo parlando? Secondo Fabrizio Corona, peraltro, lui avrebbe avuto una “vita piena”… Piena di che? Di che? Avrei voluto chiedergli. Non metto in dubbio che ci saranno tanti momenti della sua vita davvero validi ma non credo che siano quelli che lui ritiene le sue perle to-remember, degne di giustificare un’intera esistenza. Questo ragazzo inoltre mi faceva una pena infinita: era quasi come se lo avvertissi condannato a scaricare una borsa del suo karma in questa esistenza, mentre contestualmente sta caricando l’altra borsa e dunque sta già mandando a puttane anche la prossima vita.

E che dire della signora D’Urso? Cerone sul viso, pelle tirata, mimica napoletana verace, unghie lunghissime, contorno brillante e un vuoto dentro percettibile oltre misura che fa interrogare l’anima: dov’è il senso in quest’anima? Premesso che so che il senso c’è, io però non so trovarlo. Non sto parlando naturalmente dei suoi “scopi” privati, che riguardano strettamente la sua crescita personale, ma parlo di quel “quid” che in tutti noi deve farsi didattico per gli altri, deve risolversi in quel “qualcosa” in più che giustifica la nostra interazione con una moltitudine.

Detto terra-terra, perché, come nazione, come collettività, siamo “costretti” a interagire con questo spirito? Cosa ci deve insegnare dagli schermi berlusconici? Che debba insegnarci cosa non dobbiamo essere? Che debba insegnarci “prudenza” nell’azzardare opinioni? Che debba insegnarci “pazienza”? Che debba insegnarci che c’è un tocco della sorgente-delle-cose che deve per forza farsi futilità? Che debba insegnarci il dono della leggerezza un po’ sciocchina? Che debba insegnarci a guardarci dentro?

Tutto può essere, però quest’ultimo dubbio non è peregrino e recita così: dato che, in quelle stesse ore in cui io ho guardato il suo programma, in una qualsiasi terra utopica Mediaset avrebbe potuto tendenzialmente trasmettere il pensiero di Platone, di Diogene, di Wittgenstein, quindi insegnarci di conseguenza, perché in “questa terra” noi dobbiamo “scontrarci”, invece, con il pensiero dursiano? Che senso c’è in tutto questo? Lo confesso, il pensiero che senso non ce ne sia perché non ci deve essere mi ha sfiorato parecchie volte… ed è in fondo stata questa particolare idea ad atterrirmi, a trasformare un altro esperimento mediatico e goliardico qualunque, in un istante capace di terrorizzare l’anima come nient’altro, alla stregua di un orripilante mostro infernale partorito dall’ennesimo sonno della ragione.

Rina Brundu