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APPELLATIVI ITALIANI FINORA PRIVI DI ETIMOLOGIA – TARTARUGA

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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uno studio di Massimo Pittau.

tartaruga «animale lento e infernale» – Il vocabolo ‘tartaruga’ (tardo lat. tartaruca, tartuca) ha dato molto filo da torcere ai linguisti etimologi, nonostante che la sua documentazione vastissima sia in termini quantitativi sia in termini geografici. Esso infatti è presente, oltre che in italiano, in francese, occitano, catalano e spagnolo (Etim), anche in numerose varianti dialettali (REW). I linguisti hanno proposto numerose etimologie, le quali per ciò stesso si eliminano a vicenda. Esclusa del tutto la possibilità di spiegare il nostro vocabolo con una base latina, resta da chiedersi se esso sia spiegabile con una base del sostrato etrusco-tirrenico, che è pur sempre molto vasto, dato che abbraccia quasi tutta la penisola italiana, la pianura padana e perfino l’Arco Alpino (Ginevra, Lugano, Chiavenna, Belluno, Vipiteno sono toponimi etruschi) e le isole d’Elba, di Corsica e di Sardegna. E la risposta è affermativa.- Tra i relitti della lingua etrusca conservatici si trova il vocabolo ΘARΘIE (Liber linteus, III 19; VIII 32) (pure nella variante ΘARTEI (Liber linteus, VIII 18) col significato assai probabile di «lentamente», da confrontare col lat. tarde «con lentezza» (finora non spiegato; DELI², Etim). E nel Liber linteus sembra che si tratti di un invito fatto al sacerdote officiante a pronunciare lentamente e cioè con particolare attenzione una formula od un vocabolo. Addirittura il vocabolo vinum una volta compare intervallato con un punto V·I·N·U·M per invitare il sacerdote a pronunciarlo lentamente e attentamente, proprio come fa il sacerdote cristiano che rispetto al vino pronunzia lentamente la formula ‘hoc est sanguis meus’. E qui c’è da precisare che la ‘liturgia’ della religione etrusca, attraverso la mediazione di quella romana, ha influenzato parecchio la ‘liturgia’ del cristianesimo (la ‘liturgia’ non la ‘dottrina’, si badi bene!). Particolarmente notevole e significativa è la continua presenza nel sacrificio etrusco del pane e del vino e della loro assunzione, dell’uso dell’acqua e dell’incenso, di torce o candele accese, del calice d’oro e della sua elevazione, della patena, quasi esattamente come risulta nella messa cristiana. Dunque ormai è chiaro: ‘tartaruga’ significa «animale tardo o lento». Però è intervenuto presto un accostamento paretimologico col greco-latino ‘Tàrtaro’ o ‘inferno’ (regno dei morti e delle tenebre), per cui tartaruga ha finito col significare anche “animale infernale”.- D’altra parte esiste pure l’appellativo italiano ‘tàrtaro’ «gromma, sudiciume del corpo umano», il quale non deriva affatto dal Tàrtaro (= ‘inferno’), mentre è omoradicale col sardo-nuorese tartaddu, trattaddu «tartaro, gromma, sudiciume», molto probabilmente relitto protosardo (suffisso –add-) da confrontare – non derivare – col greco tártarhos «baratro oscuro», «Tartaro» (= ‘inferno’) (probabilmente prestito orientale per i GEW, DELG, cioè – dico io concludendo – probabilmente ‘relitto pelasgico-tirrenico’.

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