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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Chi ha ucciso il giornalismo italiano? Il caso del Professor Grasso azzerato da Gianluigi Paragone

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Uno dei tanti benefici che ho tratto dall’essermi messa a studiare il giornalismo italiano molto da vicino è stato senz’altro quello di ritrovare la pace dell’anima rispetto al problema dell’epocale emergenza mediatica che interessa il Paese. Cioè ora ho capito, perché ho avuto modo di verificare cause e concause del pernicioso status quo, che quando si parla del contesto informativo italiano, costrutti come “giornalismo moderno e libero” non dovrebbero neppure essere tirati in ballo, perché chi lo fa sta scrivendo o sta dicendo una boiata, ma soprattutto mostra un’ignoranza fondamentale della Storia di questo mestiere.

Se è vero dunque che sono riuscita a mettere una pietra sopra su quella mia datata fascinazione, è pure vero, però, che, in presenza di validi intelletti che si occupano di giornalismo, ma che poi scopro comunque intenti a scodinzolare felici al mero immaginare la “voce del padrone”, un po’ di male al cuore lo sento comunque. Questo è senz’altro il caso del critico Grasso che purtroppo per noi e per lui lavora ancora nel corriere fontaniano. Aldo Grasso è un raro intellettuale italiano, un tecnico dell’intellettualità, per cui io riesco a provare un qualche rispetto. Quel rispetto naturalmente non gliel’ho ceduto a-gratis ma glielo do perché, nel tempo, ho visto che le sue analisi e le sue critiche del mondo televisionario sono sempre state giuste. Da questo punto di vista l’esempio più lampante per me è il caso De Filippi, laddove io mi ostinavo a cercare “sostanza culturale” in quella signora: i fatti – anche le cronache mediatiche di questi giorni – mi hanno dimostrato, una volta ancora, che Grasso aveva ragione e io torto marcio! Adoro chi sa dimostrarmi con fatti ponderati che ho torto marcio!

Anche per questi motivi, mi fa male scoprire il professore zittito con ogni ragione da Gianluigi Paragone (vedi la lettera scritta a Dagospia da quest’ultimo e riportata qui in calce), ma soprattutto surclassato rispetto alla sua nota capacità di argomentazione logica, ma così è.

Confesso che davanti alla situazione apparentemente senza via di uscita che vive il “Corriere della sera” in questi anni, mi viene sempre da pensare al suo più grande direttore Luigi Albertini, chissà come si starà rivoltando nella tomba! La mia idea da questo punto di vista è comunque radicale: prima questo quotidiano chiude, prima evitiamo queste situazioni intellettualmente imbarazzanti davanti a cotanta storia. Insomma, non possiamo avere la nostra Storia ridicolizzata finanche dalla maggiore capacità di cogitazione dell’ultimo dei “millennials”, ma purtroppo questo è ciò che accade quando si è alla “frutta”, quando alla “verità” si preferisce la favola sempre e comunque, l’argomentazione fanciullesca, bambinesca, minimale, quando in nome di qualsiasi altro “interesse” si svende l’etica e la deontologia.

Meglio la morte, anche dell’anima, nessun dubbio su questo!

Rina Brundu

Caro Dago,

Ho visto che Aldo Grasso oggi si è occupato del sottoscritto (e già questo la dice lunga sull’utilità della costosa rubrica…): purtroppo quando devi giustificare il borderò capita. Grasso, anch’egli come me ex dirigente della Rai nominato in quota qualcuno, scrive che  “Giorgetti ha il diritto istituzionale di ricevere a Palazzo Chigi Mario Draghi, Vittorio Grilli o Fabrizio Saccomanni. Ma quando Davide Casaleggio entra a Palazzo Chigi, sul pass cosa scrivono? Padrone del M5S e della piattaforma Rousseau, amico di Grillo?”.

Per chiarire le idee a Grasso (ci può stare che la visione forzata del Grande Fratello o dell’Isola dei Famosi confonda) sarebbe bene precisare alcune cose.

1. Giorgetti può avere il diritto istituzionale (espressione priva di significato) di ricevere Draghi, ma il presidente della Bce segue un protocollo che Grasso non conosce;

2. Ognuno può incontrare chi vuole, ma non capire la differenza tra l’associazione Rousseau e la Bce o Jp Morgan (Grilli) significa davvero essere parecchio in malafede o rintronati. Così come non può che sollevare qualche perplessità il fatto che il potente sottosegretario vada a Londra e negli States accompagnato da Domenico Siniscalco, vice presidente di Morgan Stanley (che non è una trasmissione tv del pomeriggio).

4. Giorgetti, già saggio di Giorgio Napolitano, si conferma il link dell’establishment. Non a caso al Corriere può contare su Grasso e su Verderami.

Cordialmente,

Gianluigi Paragone

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