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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

4 marzo 2018: ricordando una giornata storica e la rivoluzione di velluto italiana. E su Giuseppe Conte, un grande Premier e un signore.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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“Io c’era” avrebbe detto, forse, il Manzoni di Marzo 1821. In questa occasione, scomodare Manzoni non è un’esagerazione, perché quanto è accaduto un anno fa nel nostro Paese è stato davvero un fatto storico di quelli da incorniciare, di quelli che verranno celebrati dai posteri e studiati dalle menti capaci che verranno, un momento di cui andare fieri, orgogliosi. Non credo, infatti, che un qualcosa del genere sia mai avvenuto in un’altra nazione del primo mondo, non  credo che si siano mai visti, in nessun altro luogo, la forza e il coraggio di cambiare inside-out un sistema cosiddetto “libero” ma corrotto, di ridefinirlo e di fare tutto questo in modalità democratica.

Ciò che come italiani abbiamo sperimentato durante la scorsa legislatura – quella stessa di cui Marco Travaglio ebbe a scrivere che bisognava scioglierla nell’acido, ma che io preferisco definire politicamente criminale – è ancora nella nostra mente. Lo è in molti modi, soprattutto grazie agli infiniti scandali che l’hanno caratterizzata e che adesso vengono per lo più discussi nelle aule di tribunale. Non sarebbe azzardato scrivere, però, che l’eredità più malsana che ci hanno lasciato quegli anni sia una emergenza informazionale, mediatica, senza precedenti. Una emergenza che si è aggravata in questi ultimi 12 mesi come sovente accade quando un “regime” tenta i suoi ultimi colpi di coda.

Fatte salve alcune pedine giornalistiche indipendenti, e qualche altra “costretta dalle circostanze”, l’Italia di oggi non ha cioè grandi mezzi di informazione davvero tali, abbiamo solamente degli eserciti mercenari assoldati da una pluralità di editori che, inutile dirlo, non andaranno mai “quietly into the night”. Opporranno fiera battaglia, lo faranno in molti modi, legittimi o meno, tenteranno il tutto per tutto pur di imporre nuovamente il loro gioco su una intera nazione, proprio come ai “bei tempi”, o meglio proprio come accadeva in quei “bei tempi” che loro considerano tali.

Di contro, a questi tempi internettiani liberati, digitali, noi dobbiamo tutto, anche la nostra libertà, perché quanto è successo un anno fa non sarebbe mai stato possibile se non ci fossero stati mezzi di comunicazione adeguati a tessere la tela che siamo noi, che è diventata pure l’unica nostra arma di difesa. Ciò che abbiamo vissuto negli ultimi trenta-quaranta anni, e soprattutto negli ultimi cinque, é quindi, purtroppo, ancora con noi, alla stregua di un incubo difficile da dimenticare, ma adesso esiste anche la coscienza di quella nostra forza, capacità di lottare, di vivere e sopravvivere, anche politicamente, che dovrà portare il Paese verso il suo futuro etico, esemplare.

Last but not least, consola l’anima, ogni giorno, sapere che oggi noi abbiamo come Premier un personaggio come Giuseppe Conte, cioè una persona in gamba, capace, cosciente della responsabilità che ha sulle spalle, che si fa ammirare per il suo ruolo defilato e tuttavia presente, che parla di una Italia che sa mettere in primo piano il bene comune, non quello privato. Consola l’anima, ogni giorno, sapere che oggi noi abbiamo come Premier un personaggio come Giuseppe Conte, un leader e un signore!

Un cambiamento epocale di cui andare fieri, appunto!

Rina Brundu

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