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Elezioni in Sardegna – Sulla maggioranza silenziosa sarda che rafforza il governo, malgrado i “gufi” mediatici renzusconici.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Non sono stati ancora chiusi i seggi e già se la cantano e se la suonano. Se la cantano e se la suonano su Rai3 – dove il PD festeggia Zedda, peraltro senza motivo alcuno -, se la cantano e se la suonano i giornaloni. Per la verità ho apprezzato solo il comportamento di qualche leghista, che ha tentato di calmare gli animi (pensa tu!). Naturalmente, la storia da “raccontarsi” è tutta un’altra rispetto a quella che ci narrano questi signori.

Conosco molto bene la mia isola, e conosco “l’umore politico” in Sardegna. Conosco anche i grandi problemi di quella terra bellissima, e uno dei più grandi, a mio modo di vedere, è l’incapacità di scrollarsi di dosso date dinamiche molto perniciose, che non sono dinamiche ataviche, sono piuttosto quelle nefaste che negli ultimi cinquanta anni hanno trasformato la Sardegna in un feudo politico  governato dalle solite cariatidi. Ed è in questo feudo d’antan che le rappresentanze di partiti come PD e FI sono dovunque, occupano ogni posizione, ogni luogo, ogni antro dove sia anche solamente possibile immaginare un posto fisso pagato dallo Stato. E non solo.

Ne deriva che i risultati di queste elezioni regionali andrebbero presi con le pinze, perché la “maggioranza silenziosa sarda” non vota né PD né FI, come dimostrerà alla prossima occasione propizia. Il M5S è senza dubbio alcuno il primo partito isolano ed è proprio da questo suo status-che derivano le sue “vere” responsabilità, perché il Movimento non ha una valida rappresentanza sul territorio.  C’è anche da dire di più: avere quella rappresentanza non sarà facile e l’unica speranza di cambiamento è nei posteri. Nei sardi che verranno e avranno alle spalle una maggiore coscienza civile e politica. Solo questo, di fatto, cambierà lo status quo, nient’altro, né una visita in più di Di Maio né di Di Battista.

Come a dire che in fondo oggi come oggi non si sarebbe potuto fare di più, ma di ciò che si è fatto ci si dovrebbe accontentare. Così come ci si deve accontentare dall’implicito rafforzamento che queste elezioni, a discapito di tutti i “gufi” mediatici renzusconici, danno al Salvimaio… l’alternativa infatti la conosciamo e la sua sola memoria uccide lo spirito!

Rina Brundu

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