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Il Paese dei cordogli mirabili, dagli applausi a Formigoni agli occhielli per la dipartita di Marella Agnelli . E a quando un “Fatto” più gramsciano e meno renzista?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Voglio molto bene al giornale “Il Fatto Quotidiano”. Gliene voglio molto di più da quando, essendomi impegnata in uno studio sul giornalismo italiano, ho visto come è nato e i sacrifici che ha richiesto. Il coraggio che è servito per portare avanti quel progetto. E poi c’è Travaglio che, seppur qualche volta si perde come un bambino tra le dinamiche pragmatiche della politica-vera (vedi il Caso Diciotti), resta il nostro miglior giornalista. Un giornalista con le palle, da rispettarsi e da sostenere sempre e comunque, specie dopo l’ennesima querela renzista.

Vero è però che a volte vorrei un “Fatto” più di “sostanza”, più “giornalone” che giornalino, più culturalmente e intellettualmente impegnato, laddove i valori di sinistra coltivati, se questo fa parte della loro visione editoriale, siano più gramsciani e meno renzisti. “Renzismo” nella mia visione delle cose è anche pubblicare occhielli mondani che, con tutti i problemi che ci sono al mondo e gli argomenti validi di cui ci sarebbe da parlare, il Fatto dovrebbe evitare. Le scritture patinate le lascino al “Corriere” fontaniano, non è lì per quel motivo?

fattoL’ultimo caso è dato dagli occhielli più o meno larghi dedicati alla morte di un’altra Agnelli, Marella credo che si chiamasse, ma mi costa fatica andare a verificarne il nome e dunque non lo farò. Non ho dubbi, infatti, che codesta signora, chiunque ella fosse, fosse pure la miglior persona del mondo, madre amorevole, sposa generosa and so on and so forth. Ma le domande che mi debbo porre sono altre, e sono simili a queste: a che titolo il giornale online di Gomez, che si vuole giornale “indipendente”, ne segnala la dipartita? Non basterebbe la sezione annunci mortuari? Oltre al fatto che questa signora era vicina a un altro miliardario nostrano, per cosa dobbiamo ricordarla? A che pro? A che scopo? Senza dimenticare che, al posto della famiglia, avrei gentilmente chiesto che non si pubblicassero articoli dedicati alla sua dipartita: non perché si tratta di un’Agnelli è strettamente necessario assoggettarla al solito rito delle offese in Rete!

Ma così va il mondo oggi. Così va il mondo non perché sia peggiore di quello di ieri, ma più semplicemente perché è più libero, perché i suoi abitanti possono raccontare i loro pensieri in libertà. Non ho dubbi che se questo fosse stato possibile anche quando hanno tirato le cuoia tanti altri personaggi “celebri” del passato, incluso lo stesso avvocato Agnelli (che ricordo leccato e incensato dalla lingua felpata di Enzo Biagi, un giornalista che ancora oggi considero un raro esempio di tutto ciò che non dovrebbe essere accostato al giornalismo), Internet si sarebbe comportata allo stesso modo. E perché, no, poi? Perché no, in fondo, se la Rete ci ha finalmente permesso di liberarci di catene ataviche che spesso opprimevano il nostro spirito, la nostra anima in maniera indegna?

Esagero? Se esagero, e sempre a proposito di “culti di personalità” discutibili, si prenda a titolo di esempio, il caso della simpatia, l’amicizia, gli applausi che sarebbero stati indirizzati pubblicamente al carcerato Formigoni, subito dopo il suo arresto, da svariati personaggi, alcuni anche rappresentanti del popolo in Parlamento, ma si può? Siamo insomma il Paese dei cordogli mirabili. Il Paese in cui i grandi uomini e le grandi donne (quelli veri, quelli di cui non conosciamo né i nomi né i cognomi), che hanno lavorato per noi, si sono messi al nostro servizio, in ogni modo e maniera,  se ne vanno in silenzio, ogni giorno, e vengono dimenticati dopo cinque minuti. D’altro canto si elevano all’onore delle cronache, personaggi discutibili, opinabili, in alcuni casi esempio plastico della diseducazione civile, di tutto ciò che non si vorrebbe passare ai posteri in eredità.

Beato quel popolo che non ha bisogno né di questa tipologia di eroi, né del giornalismo fanfarone e piegato che li incensa, beato quel popolo che, purtroppo per noi, non è il nostro!

Rina Brundu

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