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Argento vivo – Aggiornamento 2019 sulla Croce votiva di Punta La Marmora

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Scrivo queste brevi note perché credo sia mio dovere farlo. E le dedico agli abitanti di Villanova Strisaili, in Ogliastra, che hanno dimostrato di amare ancora molto il loro parroco di un tempo. Tra questi ne profitto anche per ringraziare personalmente Michelangelo Nonnis, grazie al cui aiuto abbiamo potuto distribuire nei mesi scorsi il testo “Argento vivo”, superando le difficoltà che ovviamente ci sono quando si opera in nazioni diverse con procedure amministrative diverse.

In chiusura di quella che è stata davvero un’avventura straordinaria, voglio infatti dare informativa che tutti insieme siamo riusciti ad ottenere il risultato, cioè assicurarci che il lavoro portato avanti da don Vinante, la sua eredità ideale, spirituale, ma anche effettiva, quale può essere una croce monumentale collocata sulla cima di una montagna alta quasi 2000 metri, sia debitamente ricordato e preservato.

Rispetto alla Croce votiva di Punta La Marmora, voglio infatti rassicurare tutti coloro che hanno amato e amano don Vinante, sul fatto che sia le amministrazioni interessate che l’Esercito italiano, non hanno dimenticato il suo lavoro e sullo stesso stanno guardando, insomma la Croce sul Gennargentu è controllata, una cosa che fuga le mie paure di cui scrivevo in chiusura di quello studio. Di tutte queste notizie è stata messa al corrente anche la famiglia e la signora Giuseppina, sorella di don Vinante.

Come sa molto bene chi ha conosciuto don Vinante, e chi ha letto Argento vivo, quel sacerdote era uno spirito molto dinamico, in contatto con tanti personaggi anche molto noti, da Giulio Andreotti in su e in giù (dico in su perché dopo Andreotti molto probabilmente c’era solo Dio o il diavolo e don Vinante si intendeva di entrambi), e a questo proposito posso anche informare che il testo a lui dedicato è arrivato in tanti luoghi molto importanti. Se non ne ho scritto negli ultimi mesi è solo perché ritengo che si tratti di cose dello spirito, dunque di cose private che meritano rispetto e non di essere date in pasto alla rete. Di certo, io non lo farei mai, dato che non sono prona ad inseguire i click, come credo sia evidente da Rosebud che specie in questi ultimi mesi abbiamo staccato da tutta questa tipologia di dinamiche becere.

Però, in chiusura di quest’avventura, voglio ribadire che siamo riusciti nell’intento, cioè siamo riusciti ad assicurarci che l’eredità di don Vinante continui ad esistere, e da qui passiamo idealmente il testimone alle generazioni che verranno, sperando che possano portare avanti questo lavoro. A questo è servito quel documento storiografico che, più che libro, è Argento vivo. Per quanto mi riguarda poi è stato una occasione per riportare alla mente momenti sublimi della mia storia e della mia memoria, momenti sublimi che avevo purtroppo quasi dimenticato, e di tutto questo non posso che esserne grata.

Grazie a tutti coloro che si sono fatti sentire sulla Croce (peraltro sono anche riuscita a scoprire chi erano tutti i signori che vediamo nelle foto quando la croce fu issata, ingegneri, imprenditori, aiutanti a qualsiasi titolo), grazie a chi ha dimostrato che nell’Ogliastra di oggi, a dispetto di tutto, si può ancora coltivare speranza.

Rina Brundu

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