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Sul film di Jimenez dedicato a Reinhard Heydrich e sulla marchetta de “Il Fatto Quotidiano”, strafalcioni e falsi storici compresi.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Non guardo mai la sezione spettacoli de “Il Fatto Quotidiano”, che in un mondo di giornalismo valido e probo non dovrebbe essere lì, naturalmente. Ieri però ha attirato la mia attenzione l’occhiello a un film dato di prossima programmazione e, per l’occasione, marchettato da Davide Turrini. O almeno, da come era descritto pareva si trattasse di un nuovo e interessantissimo film. In realtà la produzione marchettata (probabilmente anche per cogliere due marchette in una, dato che dietro questo lavoro ci sarebbe un romanzo pubblicato in italiano dalla Einaudi), è abbastanza vecchia, del 2017, e si tratta di un film che il regista francese Cédric Jimenez ha dedicato al criminale nazista Reynhard Heidrich, titolo “The man with the iron heart” (L’uomo con il cuore di ferro).

Tuttavia, malgrado il lodevole entusiasmo di Turrini, il film in questione sarebbe stato un mezzo fallimento, come giustamente denuncia una delle bibbie cinematografiche più importanti quale è IMDB, che appunto gli affibbia poco più di 6 punti, su una base di circa 10000 voti, ovvero su una base di recensioni praticamente inesistente. Io non ho visto il film in questione, ma francamente mi è bastato il pezzo di Turrini per decidere di non vederlo.

heidrich

turrini.jpgPeraltro questo scritto è condito di così tanti strafalcioni, di diversa natura, che a momenti non si capisce se li abbia partoriti Turrini di suo, o se siano parte integrante di questa produzione. Non parlo tanto dei molti strafalcioni scritturali, come quando leggiamo: “Seguendo l’impostazione del romanzo di Laurent Binet (HHhH, Einaudi), il vero cuore pulsante del film sono infatti la vita, il respiro, il sorriso di questi due ragazzi contrapposti al freddo e sadico anelito di morte trascinatosi dietro dal Reichsprotektor Heydrich, algida consorte e pure Himmler”. Algida consorte e pure Himmler? Come? Perché? Cosa? Ma Turrini sta prendendo per il culo me, la lingua italiana o Travaglio e Gomez che gli hanno affidato il lavoro?

heidrich2Le vere “sconcezze” infatti, sono soprattutto quelle storiche, come quando leggiamo che “Poi certo le origini di Heydrich, interpretato da un frigido Jason Clark (First Man, Everest), sono chiaramente un dilatato prologo sulla meschinità e il sadismo di un puttaniere che voleva diventare alto ufficiale ma che subita l’onta della denuncia di una ragazza sedotta e abbandonata e venne cacciato dall’esercito”. Questo, caro Turrini, è un falso storico, dato che anche i ragazzetti delle medie sanno bene che Heydrich non era nell’esercito ma in marina, mentre la ragazza che abbandonò non era un’altra ragazza qualunque: “Sarà invece con la sua esperienza di cadetto che imparerà il senso della disciplina militare. Inoltre, con l’entrata nei servizi di intelligence della Marina, avrebbe raffinato la buona predisposizione per le attività di spionaggio. L’indole donnaiola però non la perderà mai e sarà questa a determinare la prima sonora sconfitta della sua vita. Illudere e poi tradire con un’altra donna la figlia di un potente ufficiale della Marina non porta mai bene, specie se sei impiegato in quel corpo militare, e infatti fu questione di poco prima che il brillante giovanottone ariano Reinhard Heydrich si trovasse fuori dai giochi, licenziato e disoccupato” (1).

Poi Turrini, scrive: “Proprio in tempo per organizzare la sanguinosa Notte dei lunghi coltelli con il sacrificio di tutti gli ex compagnoni di Hitler, ovvero le SA”. Anche questo è un falso storico, dato che le SA, almeno nel periodo del loro massimo splendore, ovvero nel periodo in cui le gestì Ernst Röhm, non sono mai state “compagnoni di Hitler”. Le SA, semmai, “erano ormai diventate troppo potenti e formavano una sorta di esercito parallelo composto da milioni di uomini. Un esercito che nel suo solo esistere così come esisteva costituiva un ostacolo anche per la scalata da gerarca dello stesso Himmler” (2). È di fatto questo status-quo, nonché i datati screzi tra Hitler e Röhm,  che determinerà “la notte dei lunghi coltelli”, non viceversa.

E mi fermo qui per carità di Dio. L’impressione, di nuovo, è che la capacità di critica e le conoscenze di quella Storia che compare in forma scritta sul “Fatto Quotidiano”, peraltro usando spavaldamente uno spazio digitale che occupa diversi paragrafi, facciano diretta equazione con il senso per la deontologia giornalistica che mostrano i giornalisti di “Repubblica” in presenza di un altro scandalo coinvolgente i loro patroni politici ed editoriali. E il vero dubbio s’impone: pecché? Altro che Heydrich! Sic!

Rina Brundu

(1) Tratto da “Sulla natura del male”

(2) Ibidem

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