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Slurp (1) – Dal ridicolissimo “caso” dell’accoccolato Baglioni sul “Fatto” alla melensa celebrazione dell’anti-sistema De André da parte del renzista Fazio (che il cantante avrebbe mandato a cag…)!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Un caso di slurp colto sul “Fatto”!

“Slurp” è il titolo di un libro scritto enne anni fa da Marco Travaglio. Non l’ho letto tutto, ma ne ho letto abbastanza da poter dire di condividerne l’intera linea: quando si tratta di leccare il culo al “potente” di turno non c’è luogo come l’Italia! Purtroppo però questa amara verità vale soprattutto per i media italiani e per il “Fatto Quotidiano”, un giornale dove scrive proprio Travaglio. In realtà le sviolinate agli amici (non tanto politici, ma soprattutto tra i giornalisti e tra i vari e avariati “artisti” nostrani), sono più frequenti sul “Fatto” che su altri giornali come abbiamo dimostrato più volte. L’impressione è quella di una redazione giovane e molto omaggiante, perché nella vita non si sa mai!

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Un altro caso di slurp colto sul “Fatto”!

L’ultima sviolinata l’abbiamo dovuta subire, noi lettori, a proposito del supposto “caso” dell’accocolato Baglioni a Sanremo, il quale avrebbe sbottato contro la politica. Urka! Le domande che mi faccio io sono naturalmente diverse da quelle dei redattori del “Fatto”. Per esempio, mi chiedo perché prostrare un giornale alle ridicolissime rivendicazioni di un datato cantante in stile paninaro che tutto dovrebbe fare tranne usare palcoscenici pubblici per farsi ricordare? Se Baglioni si ritiene un cantante celebrato (cosa pure vera perché purtroppo l’accoccolamento – per dirla con Antonio Ricci – è tutto ciò che riusciamo a “celebrare” nell’Italia in declino di oggi), continui a occuparsi di musica e lasci perdere la politica, oppure si candidi, nel PDR, s’intende! Le mie interrogazioni riguarderebbero poi il “lato artistico” della questione e mi chiederei: ma è davvero possibile che per dirigere un programma canzonettaro, peraltro inguardabile e molto provinciale quando comparato, per esempio, all’Eurofestival, non abbiamo altri che il re della canzonetta moraleggiante, analogica, a tratti stupida, e fatta a bella posta per illudire d’intelligenza di ogni neurone rincoglionito di questo pianeta?

Naturalmente, la verità recita che qualcosa potremmo averlo pure, di diverso intendo, ma nell’Italia del Servizio Pubblico diventato “feudo” di nonagenari, da Pippo Baudo a Piero Angela and the likes, cosa si può pretendere di più? Almeno, Baglioni avrà solo settant’anni!

Passando dai Baglioni di questo mondo, riveriti in stile “Slurp” dai giornaletti, ai veri poeti della nostra canzone, quale è stato senz’altro il grande Fabrizio De André, scopriamo però, una volta di più, che non siamo capaci neppure di celebrare questi geni. In realtà, le sviolinate melense che si sono sentite in queste ore a suo riguardo hanno fatto vomitare. Il colmo dei colmi è stato raggiunto quando ho letto che De André, cantore del populismo per antonomasia, difensore del popolo contro le caste di tutto il mondo, a qualsiasi titolo, sia stato “celebrato” con il solito tono misurato, riverente, omaggiante, encomiastico nel programma del renzista Fabio Fazio, esempio plastico di quell’Italia, anche artistica, da dimenticare e che De Andrè avrebbe platealmente mandato a cagare più volte!

Slurp, appunto, alla faccia dell’arte vera, alla faccia della nostra dignità, della verità, di tutto quel mondo bello e pulito che idealizzava De André: chapeau, viva l’Italia paga Pantalone!

Rina Brundu

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